Il ritorno di una superpotenza, l’Europa, la crisi catalana ed il rapporto migranti, cosa succede? – il Ristretto del 2-11-2017

 Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. Dopo anni di Quantitative Easing l'Europa sembra avviata ad uscire dalla crisi che l'ha colpita nel 2008. Foto:  European Parliament  Licenza:  CC 2.0

Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. Dopo anni di Quantitative Easing l’Europa sembra avviata ad uscire dalla crisi che l’ha colpita nel 2008. Foto:  European Parliament  Licenza: CC 2.0

L’Europa si riscopre superpotenza, almeno economica: cresce, infatti, il PIL sia nell’Unione che nell’Eurozona. Questo mentre la crisi catalana continua il suo corso e sono usciti i nuovi dati sull’immigrazione dall’Africa.

Sì esiste la ripresa e sì l’Europa sta crescendo, soprattutto la Francia.

Assieme allo “stop all’immigrazione”, uno dei due principali pilastri del populismo che affligge l’Europa, soprattutto quella occidentale, ritiene che l’Europa e l’Euro siano dannose per l’economia dei singoli paesi membri.

Si tratta di uno dei cavalli di battaglia principali si dei politici sovranisti/nazionalisti anti-UE come Marine le Pen, Matteo Salvini, Frauke Petry, Geert Wilders, ma anche da quelli euro-scettici di sinistra quali il francese Jean-Luc Melenchon, l’italiano Beppe Grillo e lo spagnolo Pablo Iglesias.

Ecco, questa credenza, accresciuta dalla crisi finanziaria esplosa nel 2010, si sta dimostrando ora, con la ripresa economica, se ce ne fosse stata necessità, sempre più infondata.

Secondo, infatti, i dati ufficiali resi noti dai vari governi europei il 31 ottobre, l’economia europea e, soprattutto, quella dell’Eurozona sta crescendo in maniera costante e, in taluni casi, superiore alle aspettative.

Allez le bleu. A comandare la ripresa, la Francia di Emmanuel Macron. Secondo i dati, l’economia francese starebbe salendo dello 0,5% nel terzo trimestre del 2017, più di quanto atteso, il dato più alto in 6 anni. Grazie all’exploit, il PIL francese potrebbe toccare il 2.2% annuo, un numero di gran lunga maggiore rispetto a quel 1.7% su cui il Presidente francese sta costruendo il proprio budget per le riforme.

Una buona notizia per la seconda potenza economica continentale, ma la ripresa tocca, in realtà tutti i paesi europei, Grecia ed Italia (+1.5%) compresa. Nell’ultimo trimestre, infatti, il PIL dell’Eurozona è salito dello 0.6%, un dato che porta la crescita annuale attorno al 2.5%, superiore, quindi a quella statunitense.

A guidare la crescita europea sarebbe il calo della disoccupazione con conseguente ripresa dei consumi.

Secondo Eurostat, infatti, il tasso di disoccupazione generale si attesterebbe ad un 8.9% per l’Eurozona e al 7.5% per l’Unione Europea, rispettivamente i dati più bassi dal gennaio 2009 e dal novembre del 2008.

Il punto sulla Grecia. Il dato potrebbe essere addirittura migliore considerando l’impatto del 21% greco, del 16.7% spagnolo e dell’11.1% italiano, eppure per la Grecia si tratta di un drastico calo rispetto al 28% di quattro anni fa. Fonti del Ministero delle Finanze hanno sottolineato, inoltre, come Atene potrebbe chiedere l’uscita dal programma di aiuti finanziari quando questo andrà a scadenza fra un anno.


 Dati:  Organizzazione Mondiale per i Migranti  Licenza:  CC 2.0

Dati: Organizzazione Mondiale per i Migranti  Licenza: CC 2.0

Calano gli arrivi, continuano le morti

Secondo l’Organizzazione Mondiali per i Migranti, l’agenzia ONU basata a Roma che si occupa di monitorare i flussi migratori, 149.785 migranti sarebbero arrivati in Europa nel 2017, meno della metà di quanti ne siano arrivati nello stesso periodo dell’anno passato.

Un dato positivo, che risente, soprattutto, della chiusura della rotta balcanica che ha diminuito l’incidenza degli arrivi sulle coste della Grecia. Queste sono infatti passate dai 168.706 migranti del 2016 ai 23.590 del 2017.

Calano gli arrivi anche sulla rotta del Mediterraneo Centrale, fra Libia ed Italia, che passano dai 159.418 del 2016 ai 111.302. Nonostante questi rappresentino ancora il 75% degli arrivi in Europa, il calo è più evidente se si analizzano gli arrivi per il solo periodo di luglio-ottobre, dove il numero dei migranti è passato da 89.205 a 27.550. Il calo, spiega l’OIM sarebbe dovuto all’azione incisiva di pattugliamento nel canale di Sicilia sia per il lavoro di rimpatrio messo in opera dallo stesso OIM.

Diversa la situazione, invece, sulla rotta del Mediterraneo Occidentale, quella fra Spagna e Marocco, dove si è registrato un aumento considerevole (quasi del 300%) degli arrivi: dai 5445 migranti registrati nel 2016 ai 14.042 del 2017.

Tale aumento sarebbe dovuto in parte all’aumento dei controlli sulle altre rotte e ad un peggioramento dei rapporti fra il governo centrale marocchino e gli abitanti delle regioni impoverite del Rif, le stesse che, durante le primavere arabe, avevano condotto la protesta contro la monarchia del paese nord-africano.

Continuano, invece, le morti in mare. Oltre 2.826 persone sarebbero morte quest’anno, un numero inferiore rispetto al 2016 (4.278), ma comunque elevato. La rotta più letale rimane quella del Mediterraneo Centrale. Sono, infatti, 2.632 le persone decedute cercando di arrivare in Italia quest’anno, molti dei quali partiti non dalla Libia, bensì dalla Tunisia.


 Il sindaco di Barcellona Ada Colau (Podemos) e l'oramai ex-Presidente catalano Carles Puigdemont. Ada Colau non è un'independentista, ma ha appoggiato il referendum, ora si chiede che fine ha fatto Puigdemont. Foto:  Ajuntament Barcelona  Licenza:  CC 2.0

Il sindaco di Barcellona Ada Colau (Podemos) e l’oramai ex-Presidente catalano Carles Puigdemont. Ada Colau non è un’independentista, ma ha appoggiato il referendum, ora si chiede che fine ha fatto Puigdemont. Foto:  Ajuntament Barcelona  Licenza: CC 2.0

La fuga belga di Puigdemont

Continua la strana epopea dell’oramai ex-Presidente della Generalitat Catalana, l’indipendentista Carles Puigdemont. 

Il giorno stesso della destituzione dell’autorità regionale catalana da parte del governo spagnolo, Puigdemont e otto membri del suo esecutivo sono volati a Bruxelles, ufficialmente per rispondere ad un invito del Partito Indipendentista fiammingo. Questo mentre a Barcellona i parlamentari catalani, indipendentisti compresi, svuotavano i proprio uffici, accettando, in maniera ufficiosa, lo scioglimento dell’assemblea regionale da parte di Madrid.

Mentre i media internazionali paventavano la possibilità che Puigdemont chiedesse asilo politico al governo belga, parte del gabinetto catalano è tornato in Spagna presentandosi giovedì 2 novembre di fronte alla Corte Suprema spagnola. Fra di loro Oriol Junqueras, ex-vice Presidente e leader della Sinistra Repubblicana catalana (ERC), primo partito della regione.

Anche la Presidente del Parlamento catalano, Carme Forcadell (ERC), colei che ha dichiarato l’indipendenza della “Repubblica catalana”, è stata ascoltata dalla Corte Suprema.

Puigdemont, insieme ad altri quattro ex-ministri, ha deciso invece di rimanere in Belgio e ci rimarrà, dice il suo avvocato, il belga Paul Bekaert, fino a quando non avrà la certezza di ottenere un processo imparziale. A suo carico l’accusa di eversione e secessione. 

L’ex-Presidente ha inoltre annunciato di denunciare la “giustizia spagnola” di fronte alla comunità internazionale. Nel frattempo l’avvocatura di stato spagnola ha presentato ufficiale richiesta di estradizione alle autorità belghe.


La crisi politica belga per colpa di Puigdemont

Tutto questo accade mentre la sola presenza di Puigdemont e degli altri leader indipendentisti catalani, rischia di scatenare una crisi di governo nel paese che lo ospita, il Belgio, profondamente diviso fra le sue due comunità, quella fiamminga e quella vallona.

Per il Primo Ministro belga, il vallone Charles Michel, né Puigdemont né gli altri membri del governo catalano “hanno ricevuto l’invito del governo belga”. Come tale, egli verrà trattato come un “cittadino comune”. In chiusura del suo intervento, Michel ha sottolineato come il governo belga manterrà “costanti contatti diplomatici con la Spagna” allo scopo di “risolvere la questione” in maniera democratica.

Diversa, invece, la reazione del leader dell’Alleanza Neofiamminga (NV-A), e partner di governo di Michel, Bart de Wever, il quale ha invece sottolineato come “Puigedemont sarà sempre ben accetto in Belgio”, e per questo i fiamminghi non gli “gireranno le spalle”. 

Una frattura importante, interpretata da alcuni parlamentari belgi come una “complicità del governo con gli indipendentisti catalani”. Il rischio, sottolinea il quotidiano fiammingo Standaard, è che il paese “si faccia trascinare in uno scontro internazionale particolarmente nefasto”.


La crisi curda.

In seguito alle dimissioni del Presidente della Regione Autonoma del Kurdistan iracheno, Mass’ud Barzani, e con la volontà apparente di stemperare la tensione, il governo curdo ha offerto a quello di Baghdad il controllo congiunto del confine con la Turchia, attualmente presidiato dai Peshmerga curdi.

La mossa è arrivata dopo che l’esercito iracheno ha minacciato di riprendere le operazioni contro i curdi qualora questi non cedessero il controllo di tutti i confini della regione, ovvero quelli con Siria, Turchia ed Iran.

L’offerta include il controllo dell’area del Fish-Khabur, uno dei nodi petroliferi principali per l’export del greggio estratto nella regione.

Nonostante la proposta continuano le tensioni. Per i Curdi, gli iracheni starebbero concentrando armi ai confini e sarebbero colpevoli di aver “usato la forza per risolvere una crisi politica interna”. Per l’esercito iracheno, invece, i Curdi starebbero usando le proposte di dialogo rivolte a Baghdad per “rafforzare le proprie linee”; un’azione che “l’esercito iracheno non tollererà”.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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