Europee, sapete per cosa voterete o no?

europee, zingaretti, elezioni europee 2019, elezioni europee, salvini, di maio, italia, ue, europa, disinformazione

No, dopo le elezioni europee Salvini non sarà l’uomo forte in Europa, ma lo saranno Popolari, Socialisti e Liberali. Basta saperlo.

Non credo sia più lecito stupirsi della quasi assoluta mancanza di comprensione di che cosa siano le elezioni europee in Italia, per cosa si voti realmente e cosa sia in ballo. D’altronde – vedi la caduta di D’Alema e Veltroni – non esiste elezione nel paese, siano quelle dei municipi romani alle regionali abruzzesi (non me ne abbiamo gli abruzzesi), che non assumano una qualsiasi valenza nazionale: una nostra ossessione propria della partitocrazia del consenso rapido esasperata prima dal Berlusconismo, poi dal Renzismo e ora dai diarchi Salvini-Di Maio.

Per questo, parlare di Europee in maniera concreta sembra così difficile e per questo la propaganda politica italiana sembra totalmente fuori sincrono rispetto al dibattito reale che avviene nel continente. Salvini ne è l’esempio, sia per il totale disinteresse verso uno straccio di programma (per ora limitato a “Prima gli italiani”) sia per dichiarazioni quali”nessuno ci chiederà più dell’aumento dell’IVA”, ma anche il MoVimento 5 Stelle che dichiara, oramai a spron battuto che le Europee distruggeranno il “patto del Nazareno europeo fra PPE e S&D” mentre daranno il La al “reddito minimo europeo”. Un concetto, quest’ultimo ripreso anche dal PD di Zingaretti.

Assieme alle incomprensibili tirate di Giorgia Meloni, quello che si dipana è un grande affresco fatto di parole in libertà che insistono a) sulla disinformazione di gran parte dell’elettorato e b) sul già citato equivoco del test nazionale.

Tanto per cominciare, il 27 maggio nonostante gli strepitii dei politici, la Legge di Bilancio 2019 varata il 3o dicembre esisterà ancora con, al suo interno, l’aumento dell’IVA previsto per il 2020 (e 2021, 2022, etc.) è così sarà ancora quando si installerà la prossima Commissione Europea il 1 novembre 2019. Non importa chi siederà sulla scranno principe di Bruxelles (anche perché il massimo della rivoluzione sarà l’insediamento di un Presidente proveniente dai socialisti), perché l’aumento dell’IVA è già legge e se lo si vuole evitare, occorrerà trovare i fondi in Italia, non in Europa.

Sempre dopo le elezioni continuerà ad esistere la direttiva UE del 2017 chiamata “Pilastro europeo dei diritti sociali“, quella che parla, appunto, di reddito minimo garantito e welfare. Sarà anche lei ancora lì, ancora palesemente ignorata dai partit che esigono “riforme” già esistenti scordandosi che l’applicazione di queste spetta ai singoli Parlamenti sovrani.

Partendo da questi eclatanti dati di fatto, eccovi alcune informazioni utili su quello che succederà (o no), dopo il 26 maggio 2019.



Le alleanze e i programmi

Innanzitutto prendete i programmi per le “elezioni europee” dei singoli partiti italiani (per quelli che ce l’hanno, la Lega, verificate pure, ha un programma basato solo su volantini e banner con foto di Salvini) cum grano salis. M5S che ha deciso (per ora) di andare per la sua strada, ogni partito italiano afferisce ad un partito e ad un gruppo europeo. Ciascuno di essi, con due eccezzioni, i gruppi di Lega e M5S, presenta uno (o più candidati nel caso dell’ALDE) Spitzenkandidat, ovvero il candidato di punta per diventare Presidente della Commissione Europea che verrà poi nominato dal Consiglio Europeo, ovvero dall’assemblea dei 27 paesi europei (28 se ci sarà ancora il Regno Unito al momento della nomina).

Non voterete, quindi, per “portare Salvini in Europa”, ma per degli Europarlamentari italiani (73 su 751 totali) che andranno ad ingrossare le file dei rispettivi gruppi assieme ai colleghi europei. Detto questo ecco per chi voterete:

  • Lega Nord, European Alliance of People and Nation (EAPN), nessuno Spitzenkandidat reso noto (e neanche programma);
  • MoVimento 5 Stelle, gruppo M5S, nessuno Spitzenkandidat;
  • Partito Democratico, Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D), Fran Timmermanns (Paesi Bassi);
  • Forza Italia, Partito Popolare Europeo (PPE), Manfred Weber (Germania);
  • Fratelli d’Italia, Conservatori e Riformisti Europe (ECR),  Jan Zahradil (Rep. Ceca);
  • la Sinistra (Sinistra Italiana + Rifondazione Comunista), Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL), Violeta Tomic (Slovenia);
  • Europa Verde (Federazione dei Verdi + Possibile), Verdi Europei – Alleanza Libera Europea (G/EFA), Bas Eickhout (Olanda) e Ska Keller (Germania);
  • + Europa, Alleanza dei Democratici e dei Liberali Europei (ALDE), 7 candidati in protesta con il sistema dello Spitzenkandidat, dovrebbe sciogliersi dopo le elezioni per confluire nel nuovo gruppo formato da La Republique en Marche di Emmanuel Macron.

Il Consiglio Europeo

Per chi è interessato ai programmi dei singoli candidati di ciascun schieramento, ecco due articoli delle serie Game of Europe dalle pagine di questo blog.

Da sottolinerare che il Parlamento Europeo è una delle due “camere” della UE, l’altra è il Consiglio Europeo (EUCO) formato dai Governi dei paesi membri. Oltre a nominare il futuro Presidente della Commissione, EUCO è l’organo che decide i trattati, le eventuali sanzioni, il Presidente della BCE, etc. etc. In EUCO, anche il 27 maggio e il 1 novembre saranno seduti Emmanuel Macron, Angela Merkel, Sebastian Kurz, Pedro Sanchez e tutti i paesi del Nord Europa contrari a ogni concessione all’Italia (perché sarebbero SOLO all’Italia) sul Fiscal Compact.

Più che pensare ad una “rivoluzione sovranista” o al “cambiamento”, bisognerebbe chiedersi chi ci rappresenterà a noi ad EUCO dopo le europee. Veramente cadrà il Governo? E se sì, andremo ad elezioni a settembre/ottobre o avremo un Governo alternativo?


Cosa succederà il 27 maggio

Secondo le stime riportate dal sito Europe Elects, che raccoglie tutti i sondaggi politici dei singoli Stati membri, il 27 maggio esisterà una solo maggioranza possibile all’Europarlamento, quella PPE-S&D-ALDE (nella sua nuova versione), la quale avrà 445 seggi su 751. Detta in maniera comprensibile: i liberali guidati da Emmanuel Macron saranno i veri kingmaker della prossima Commissione Europea, non i sovranisti (nonostante le valanghe di retorica salviniana).

Su questo concorda la rivista Politico che attribuisce, divendo gli schieramenti fra partiti euroscettici (soft e hard) e pro-UE attribuisce a quest’ultimo 468 seggi e  256 ai primi. Osservando i dati, si capisce meglio l’orizzonte meramente locale – leggasi: dimostrarsi primo partito italiano – della campagna “politica” di Salvini per le europee ed il perché il suo partito non si sia scomodato per scrivere uno straccio di programma o, a livello continentale, di presentare un candidato presidente. Al Parlamento Europeo, i rappresentanti leghisti saranno relegati all’opposizione, ma poco importa: dal 2014 ad oggi, proprio la Lega ha avuto la compagine europea meno attiva del Parlamento, seguiti dai propri alleati francesi del fu Front National, ora Rassemblement National. Quando si dice “andare in Europa per battere i pugni sul tavolo”.

Per quanto riguarda l’altro partito di Governo, il MoVimento 5 Stelle sarà costretto a sedersi fra i banchi dei “non iscritti” perché un gruppo è tale solo se raccoglie almeno 25 deputi di almeno 7 paese e, ad oggi, l’alleanza europea a 5 Stelle è formata da 4 partiti di cui solo 3 andranno in Parlamento. Questo o dovrà  cercare una nuoava affiliazione, visto lo sciogliemento di EFDD con conseguente uscita dal gruppo dei tedeschi di AfD. Liberali e Verdi hanno già detto di no, così come il PPE mentre credo sia abbastanza scontato che il M5S non andrà a bussare a NGL/GUE o ai Socialisti di S&D.

L’unica alternativa sarebbe quella dell’EAPN di Salvini o l’ECR dove siedono i polacchi del PiS assiema a Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.

Per chi è interessato a capire meglio le dinamiche relative ai gruppi europei, ecco alcuni articoli della serie Road 2 Europe:



I sondaggi: Francia (74 seggi)

Analizziamo velocemente i dati relativi ai quattro maggiori paesi europei per numero di elettori e rappresentanti.

In Francia Rassemblement National e La Republique en Marche continuano a procedere appaiati al 21.5%. Terzi i Repubblicani (PPE) al 14%. Sopra la soglia di sbarramento del 5% anche i Verdi, la sinistra di France Insoumise (entrambi fra il l’8% e il 9%) e i conservatori di Debout la France (5%). Escluso, a gran sorpresa il Partito SOcialista e le sue mille divisioni.

In seggi:

  • LREM (ALDE): 23
  • RN (EAPN): 20
  • LR (PPE): 13
  • V (G/EFA): 8
  • FI (GUE/NGL): 8
  • DLF (ECR): 4

I sondaggi: Germania (96 seggi)

L’Unione (PPE) si conferma al primo posto (29%) anche se, per la prima volta appare in perdita rispetto ai sondaggi precedenti. Ne trae giovamento la SPD in crescita dal 16% al 19%, quota che gli permette di affiancare i Verdi (19%). AfD rimane ferma al 10% mentre si stabilizzano al 7 Die Linke (GUE/NGL) e FDP (ALDE).

In seggi:

  • Union (PPE): 28
  • Gruenen (G/EFA): 18
  • SPD (S&D): 17
  • AfD (EAPN): 10
  • Die Linke (GUE/NGL): 8
  • FDP (ALDE): 7 (+ 3 dei Freie Waehler bavaresi)

Sulla questione tedesca e lo stop all’estrema destra di AfD consigliamo la lettura di AfD: la caduta e i problemi degli alleati tedeschi di Matteo Salvini.


I sondaggi: Italia (73 seggi)

Stando agli ultimi rilevamenti di SWG (6 maggio), la Lega sarebbe il primo partito con il 30.7% dei voti in calo di 0.9% rispetto al sondaggio condotto dallo stesso istituto il 29 aprile. Il M5S si colloca al secondo posto con il 22.7% (+0.4%) e il PD al terzo con il 22.2% (-0.3%). Seguono Forza Italia con il 9.1%, e FdI col 4,6%. Rimangono sotto lo sbarramento del 4% sia Sinistra che + Europa.

Aprendo la rosa dei sondaggi ad altri istituti, si nota un generale consenso sul fatto che M5S e PD procedano appaiati, mentre la Lega sembra soffrire di un leggero affaticamento pur rimanendo sopra il 30%.  Da notare, inoltre, come Fratelli d’Italia rimanga pericolosamente – per loro – vicino alla soglia di sbarramento.

Tradotto in seggi:

  • Lega Nord (EAPN): 26
  • M5S: 18
  • PD (S&D): 17
  • Forza Italia (PPE): 8
  • Fratelli d’Italia (ECR): 4

I sondaggi: UK (73 seggi)

Il Regno Unito parteciperà alla tornata elettorale europea. Cosa succederà dopo e come si comporteranno i partiti britannici durante tutto il processo di scelta della nuova Commissione non è, invece, dato saperlo.

Il paese vive una campagna elettorale sconclusionata da cui si sono tenuti in disparte i due principali partiti: Labour e Tories. Capire chi vincerà è complicato anche grazie al complesso sistema elettorale britannico basato su seggi uninominali. Questi i sondaggi:

  • Labour (S&D) 23.09% = 20 seggi
  • Brexit Party 26.86% = 16 seggi
  • Tories (ECR) 13.75% = 12 seggi
  • LibDem (ALDE) 8.34% = 6 seggi
  • Green Party (G/EFA) 8.22% = 5 seggi
  • UKIP 4.53% = 4 seggi
  • Change UK (ALDE?/PPE?) 8.19% = 3 seggi
  • Scottish National Party (G/EFA) 4.2% = 3 seggi

Un singolo seggio  andrà anche al Plaid Cymru (G/EFA), allo Sinn Fein (GUE/NGL), al DUP e al Ulster Unionist Party (ECR).


Il caffè e l’Opinione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *