L’Europa prima del voto: la frenata sovranista

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Mentre Salvini punta forte sull’alleanza anti-Bruxelles, il sovranismo europeo, ad est e a ovest sembra entrato in stallo.

Nella settimana in cui Matteo Salvini ha lanciato a Milano il suo progetto “Per un’Europa del buon senso” – dal cui titolo già si percepisce l’intento meramente nazionale della proposta – i sondaggi europei certificano un dato: i partiti sovran-populisti degli altri grandi paesi UE, Germania, Francia e Spagna stanno segnando, nel migliore dei casi, una battuta d’arresto, nel peggiore, una caduta.

Un fenomeno interessante che nell’ottica della possibile espansione del “movimento populista” dentro l’Unione Europea. L’obiettivo – di Salvini e dei suoi ‘referenti’ come Bannon e Putin – è quello di espandere il fronte “sovranista” nei paesi occidentali senza, per peso economico e politico l’asse europeo a Bruxelles non può cambiare.

A fronte del confermato scetticismo polacco verso il progetto della Lega – i Polacchi sono pro-conservatorismo fiscale e contrari all’uscita dall’Euro e/o dall’Europa – e del posizionamento di Fidesz ancora all’interno del PPE, il rischio per questa ENF 2.0 è quello di essere solamente un carrozzone politico minoritario a forte trazione italiana. Questo senza considerare che il grado di partecipazioni ai lavori del Parlamento da parte degli Eurodeputati leghisti – e dei francesi di RN – è uno dei più bassi in assoluto.

Questo è Road 2 Europe e questa è “la frenata sovranista”.


Nota Bene: l’eventualità che la Gran Bretagna partecipi alle Elezioni Europee comporterebbe sia un riassetto dei voti che dei seggi per nazione. Al momento non è dato sapere cosa succederà: credo che non lo sappiano neanche i britannici stessi.


Germania verde

La situazione tedesca è paradigmatica per comprendere il futuro assetto politico dell’Europa. Non solo dopo le europee del 2019, ma per gli anni a venire. Nel paese elettoralmente più tradizionalista d’Europa, quello dei due grandi Volkspartei, stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione politica.

L’Union (CDU-CSU) è ferma al 30% (- 5.3% rispetto al 2014), nonostante il cambio di leadership (anche se gli effetti andranno misurati quando Kramp-Karrembauer lotterà per il Cancellierato fra due anni). La SPD è bloccata al 17% e sembra oramai incapace di invertire un trend che l’ha resa il terzo partito tedesco.

A fronte dello stallo dei conservatori e la crisi dei socialdemocratici (- 10% rispetto al 2014), è netta l’affermazione dei liberali della FDP (7%, erano al 3.2% nel 2014) e dei Verdi al 19%, ovvero quasi il doppio di quanto fatto segnare nel 2014. Ovvero, la crisi dei due Volkspartei non sta generando una fuga verso gli opposti estremismi, Die Linke (7% uguale a 5 anni fa) e AfD (11%, +4 rispetto alle ultime elezioni, ma in costante calo dalle elezioni ad oggi), ma di forze “d’opinione”, di tendenze liberal o liberiste.

Sono loro che sembrano incarnare meglio le richieste della classe media teutonica: green economy e fiscalità, che altro non sono che i due “fallimenti”, se così si può dire, del Governo Merkel. Il dato interessante è che il fenomeno è simile – e lo vedremo nel prossimo paragrafo – a quanto sta accadendo in Spagna e, in maniera più marcata, anche se differente, in Francia.

Una nota su AfD. Dalle elezioni 2017 ad oggi, il partito di estrema destra tedesco ha sempre oscillato fra il 16% ed il 12%, quello che è stato individuato come suo tetto massimo. L’attuale calo dei consensi è legato allo scandalo dei finanziamenti esteri ricevuti da AfD, soprattutto dalla Russia.

Il caso merita di essere analizzato separatamente, e così faremo in settimana. Qui ci limitiamo a linkarvi l’ultimo articolo sul tema della Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Italia – 96 seggi (sondaggio Infratest 4 aprile)

Union (PPE): 28 seggi (30,2%) + 22

Verdi (EELV): 17 seggi (19%) +4

SPD (S&D): 16 seggi (17%) -11

AfD (EFN 2.0): 13 seggi (9,5%) +6

FDP (ALDE): 9 seggi (7%) +5

Linke (EUL-NGL): 8 seggi (7%) +8

Altri (nuovi): 5 seggi (4,8) +5



Il dualismo spagnolo

Lo stop agli estremismi è evidente anche in Spagna dove gli ultimi sondaggi segnalano la crescita del Partito Popolare del nuovo leader Casado, dato al 23,6%,  danno dell’estrema destra di Vox, 8,7%, e dei liberali di Ciudadanos (Cs), 13.7%. Tiene il Partito Socialista di Pedro Sanchez, stabilmente primo con il 27,2% dei voti. Cala anche Unidos Podemos ora al 12.2%.

La Spagna andrà alle urne il 29 aprile per decidere il nuovo Parlamento, un mese prima delle elezioni europee. Ricordiamo che il paese vive da almeno 8 anni una grande instabilità politica, costellata di governi di minoranza.

Forse è proprio in quest’ottica che va letto il ritorno degli elettori ai due grandi partiti popolari, PP e PSOE, del paese e la crisi dei partiti “minori”.

Spagna– 59 seggi (songaggi El Diario 4 aprile)

PSOE (S&D): 18 seggi (27%,2) +4

Partito Popolare (PPE): 13 seggi (20,8%) -3

Cs (ALDE): 10 seggi (13,7%) +1

Podemos (EUL/NGL): 8 seggi (12,8%) -4

Vox (Nuovo): 8 seggi (8,7%) +8

Ahora Republicas (EELV): 2 seggi (4,6%) -1


La Francia si calma

In Francia continua il testa a testa fra Macron e Le Pen, anche se i sondaggi danno oramai stabilmente prima la formazione del Presidente, LREM (23%) contro quella aderente a EFN (21%). Mentre il resto del panorama appare stabile, France Insoumise, il partito di Melenchon, solo qualche mese addietro dato fra il 14% e l’11%, si attesta all’8.5%, dietro i Repubblicani, e solo mezzo punto sopra ai Verdi (8%). Sale il Partito Socialista (5.5%) e tornano sopra la soglia i gaullisti di DLF (5%).

Per comprendere come il fenomeno “estremismo” francese si sia calmato rispetto ai mesi devastanti dei Gilet Gialli, è interessante il loro rilevamento elettorale. La frangia meno estremista è data al 3%, un dato deludente, ma superiore a quello degli ultranazionalisti di Chalenchon, quella incontrata da Di Battista e Di Maio.

NB: in un precedente articolo abbiamo definito DLF come “nato da una scissine del Front National”, è un errore. DLF nasce come una delle tante scissioni dei partiti gaullisti francesi e sono parte integrante di ECR. Gli scissionisti dell’allora FN sono Les Patriots di Philippot (1.5%), alleato del MoVimento 5 Stelle.

Francia– 59 seggi (sondaggio Harris 4 aprile)

LREM (LREM): 22 seggi (23%) +22

RN (EFN): 13 seggi (21,5%) -3

LR (PPE): 12 seggi (13,4%) -7

FI (EUL/NGL): 7 seggi (8,15%) +3

Verts (EELV): 7 seggi (8%) +1

PS (S&D): 4 seggi (5%): -9

DLR (ECR ): 4 seggi (5%) +4



L’Europa Orientale

Con Orban ancora all’interno del Partito Popolare Europeo, il quadro dell’Europa dell’Est appare contradditorio.

Il blocco dei Visegrad 4 non è mai apparso più diviso. In Slovacchia, le recenti elezioni presidenziali hanno visto la vittoria della candidata europeista e liberale Caputova che ha sconfitto al ballottaggio il candidato governativo dello SMER-SD, partito aderente a S&D, ma alienato alle posizioni polacche e ungheresi.

In Polonia, nel frattempo, le opposizioni al PiS, leader di ECR e perno del sovranismo polacco, hanno deciso di presentarsi unite alle Europee in previsione delle elezioni politiche che si terranno in autunno. La lista, dal nome “Coalizione Europea” vale il 34%, contro il 42% del PiS. Rimane per ora fuori il nuovo partito Wiosna, che, alla luce di una forbice di elettori fra il 13R e l’8%, si candida ad essere il “kingmaker” del prossimo governo polacco.

Il dato più interessante dell’Europa Orientale, clamoroso in Slovacchia dove Caputova è a capo di PS, un nuovo partito ancora senza affiliazione europea, è la nascita dei nuovi partiti legati, soprattutto, alle campagne anticorruzione. Quanto successo in Slovacchia si sta, infatti, già ripetendo in Romania dove gli schieramenti tradizionali stanno venendo insidiati da nuove formazioni di stampo progressista e europeista. 10 dei 33 seggi rumeni all’Europarlamentopotrebbero finire a questi nuovi partiti (tot. 27%): la stessa quota che dovrebbe prendere il Partito Socialdemocratico (PSD) ora al governo.

Slovacchia– 14 seggi (dati mediani 3 aprile)

SMER-SD (S&D): 3 seggi (20,5%) -1

SaS & OL’aNO (ECR): 3 seggi (21,4%) +-0

PS-Spolu & Rodina (nuovo): 3 seggi (12,7%) +3

L’SNS (Indipendente): 2 seggi (11,8%) +2

KDH & MOST-HID (PPE): 2 seggi (11,9%) -4

SNS (EFN): 1 seggio (7,6%) +1

Polonia – 52 seggi (dati mediani 3 aprile)

PiS (S&D): 27 seggi (40%) +8

Coalizione Europea (PPE): 17 seggi (32%) -6

Wiosna (nuovo): 5 seggi (8,5%) +5

Kukiz’15 (M5S): 3 seggi (5,4%) +3

Romania– 33 seggi (dati mediani 3 aprile)

PSD (S&D): 10 seggi (25,8%) + 6

PNL (PPE): 9 seggi (22,7%) – 3

LD (ALDE): 4 seggi (11,8%) – 7

USR & PRP & RO (ALDE): 10 seggi (27%) +10



Italia e Austria: i due pilastri di EFN

Italia – 76 seggi (dati mediani 3 aprile)

Lega (EFN): 28 seggi (32,7%) +23

M5s (EFDD/Gruppo Nuovo): 18 seggi (21,6%) +1

PD (S&D): 18 seggi (20,7%) -13

FI (PPE): 8 seggi (10%) -9

FdI (ECR): 4 seggi (4,5) +4

Austria– 19 seggi (dati mediani 3 aprile)

ÖVP (PPE): 7 seggi (33,8%) +2

SPÖ (S&D): 5 seggi (24,2%) +-0

FPÖ (S&D): 5 seggi (24,2%) +1

Neos (ALDE): 1 seggio (7,2%) +-0

Verdi (EELV): 4 seggi (5,2) -2


Il Parlamento

TOTALE – 705 seggi (dati mediani 27 marzo)

Il blocco europeista composto da PPE, S&D, ALDE e Macron  arriverebbe – al netto di nuove adesioni e delle formazione di un gruppo “Macron”  allargato ad alcune formazioni ecologiste  – a 403 seggi, ottenendo la maggioranza dell’Europarlamento. Un’alleanza anti-Bruxelles arriverebbe a contare 155 seggi, ma la cifra è ottimistica. Se è possibile immaginare una coalizione fra la destra salviniana e il gruppo ultra-populista guidato dal MoVimento, difficile immaginare che tutta ECR aderisca possa aderire all’iniziativa salviniana. In esso, infatti, ci sono molti partiti profondamente conservatori, ma distanti anni luce dalle posizioni sovraniste anti-UE di EFN 2.0, come DLF e il già citato Pis.

PPE: 177 seggi, – 42

S&D: 137 seggi, – 51

ALDE: 66 seggi, – 2

LREM: 22 seggi, + 22

Tot. Alleanza “Europeista”: 402 seggi

 

EFN 2.0: 72 seggi (59 EFN + 13 AfD)

ECR: 62 seggi, – 11

Gruppo M5S: 23 seggi (18 M5S, 3 Kukiz’15, 2 Zvi Zid)

 

UEL/EGL: 49 seggi, – 2

EELV: 46 seggi – 6


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