Europa A / Europa B, cronache dal Consiglio Europeo

Europa

L’Europa che si scontra con se stessa sull’immigrazione è il preludio al futuro: la UE a ‘molte velocità’ che voleva Macron.

Giovedì 28 giugno si è tenuto a Bruxelles, la madre di tutti i summit europei. Un Consiglio (EUCO) atteso quasi fosse la resa dei conti finale fra sovranisti ed europeisti e che gira attorno ad un tema: l’immigrazione.

Mentre scriviamo è notte, e nelle sale del Consiglio, i leader dei 27 paesi (28 se consideriamo una sempre più defilata Gran Bretagna) sono ancora riuniti a discutere, bloccati, fra l’altro dalla minaccia di veto alle conclusioni da parte dell’Italia, qualora queste non contenessero il tema immigrazione.

Uno stallo che anche se venisse risolto in nottata ha già causato un terremoto politico. Positivo per alcuni (il battere i pugni), negativo per altri (l’isolamento). Eppure questo non è il summit delle ‘riscossa italiana’, né quello della sulla soluzione del problema migranti. Questo EUCO, infatti, nasconde un conflitto ben più profondo, quello sul ‘modello d’Europa’, sulla sua leadership ed il suo futuro.

Mettiamo da parte le eventuali risoluzioni politiche, che tratteremo in un prossimo Caffè, e concentriamoci sui retroscena.

Lo scenario, le elezioni europee del prossimo maggio. L’obiettivo, il futuro modello d’Europa.


Angela

I protagonisti del nostro racconto sono noti. C’è Emmanuel Macron, l’europeista senza se e senza ma. L’angelo nero austriaco Sebastian Kurz, il millenial che ha rivoluzionato i popolari austriaci. Il populista illiberale Viktor Orban, il simbolo del tradizionalismo di destra europeo. Giuseppe Conte quale rappresentante della diarchia di governo italiana. Al centro, lei, la Cancelleria ferita Angela Merkel, su cui ruota il summit ed il futuro dell’Europa.

Mai come oggi, la Cancelliera appare vulnerabile, ferita a morte in Germania dall’aut-aut ‘bavarese’ – o si trova una soluzione per i movimenti secondari o il governo cade – messa in scena dal Ministro dell’Interno Horst Seehofer. Un tradimento interno all’alleanza CDU-CSU, il quale ha riportato in auge il tema della successione, come ha dimostrato l’accorato appello del corrispondente della televisione pubblica ARD Malte Pieper: “Cara Angela Merkel, […] aiuta a fermare la divisione dell’Europa, fai spazio alla Cancelleria per un successore”. Il nome? Sempre quello del pupillo dei Conservatori, Jens Spahn, la versione tedesca di Kurz.

Un attacco non improvvisato quello di Seehofer che da mesi intrattiene rapporti con il governo (Kurz) e quello ungherese (Orban). Proprio i due leader, entrambi membri del Partito Popolare Europeo (PPE) possono essere considerati gli ideali ‘mandanti’ dell’ultimatum: entrambi, infatti, aspirano alla leadership del partito alle prossime elezioni europee.

Un PPE che guardi a destra verso le forze ultra-conservatrici continentali quali la Lega di Matteo Salvini, la FPÖ di Alexander Strache o i conservatori nordici, sancendo la prima Commissione Nero-Blu della storia d’Europa.


L’Italia

Neanche con l’appoggio ‘interno’ di Seehofer, Austria ed Ungheria avrebbero mai potuto aspirare a mettere in difficoltà la Cancelliera. Per farlo avevano bisogno del supporto di uno dei tre paesi fondatori ed è qui che entra in gioco l’Italia, la ‘matta’ dello scacchiere continentale.

Sul comportamento ‘schizofrenico’ del governo romano ce ne sarebbe da dire, qui ci limitiamo a sottolineare come alla presentazione della ‘Multilevel Strategy’ sull’immigrazione è seguita l’assenza totale degli europarlamentari di Lega e MoVimento 5 Stelle alle votazioni del 27 giugno per lo stanziamento di fondi all’Italia proprio in merito all’accoglienza migranti. Parole contro fatti.

D’altronde, la ‘crisi’ stessa si è tinta di toni di isteria. Come ha sottolineato infatti il Premier olandese Mark Rute, “in un momento di contrazione degli arrivi, la UE non era per niente pronta per una nuova questione migranti” come quella provocata dal governo italiano con il caso Aquarius e quello Lifeline che hanno fatto da ‘contesto’ per l’ultimatum di Seehofer.

Una crisi nata a Roma a cui a risposto Monaco in una serie di rapporti che coinvolgono anche Vienna e Budapest.


La battaglia

La posizione dell’Italia è adamantina: non esistono conclusioni senza un accordo sui migranti. La bozza italiana, però, è inaccettabile sia dagli europeisti che dagli anti-migranti. Per i primi – Macron, il premier spagnolo Sanchez e quello portoghese Costa – la costruzione di “centri per rifugiati” (o centri di accoglienza, o centri di ricezione eccetera) fuori dalla giurisdizione territoriale della UE è impossibile a causa dei problemi di controllo, costi e diritti umani.

Per i secondi è vero il contrario: sì ai centri basta che siano il più lontano possibile dai propri confini, Ungheria docet.

Proprio il Premier Orban, arrivando a Bruxelles, non solo ha rifiutato l’idea di qualsiasi centro su suolo europeo (leggasi ungherese), ma ha anche ribadito la propria idea di chiusura totale dei confini europei e rimpatrio totale dei migranti già presenti in Europa (senza distinzione fra rifugiati e migranti economici).


I volenterosi d’Europa

Arrivando al Consiglio, il dilemma di Angela rimane come riuscire ad arrivare ad una soluzione sul tema immigrazione evitando la rottura con i bavaresi in patria e quella fra Francia, Germania ed Italia in Europa?

Semplice, ributtando la palla nel campo dell’avversario, smascherandone le fratture interne. Se Seehofer chiudesse le frontiere con l’Austria, Vienna si dovrebbe tenere i propri migranti. Allora chiuderebbe il Brennero e l’Italia si troverebbe di nuovo da sola. Una strategia semplice, la cui applicazione, però, arriverebbe sacrificando il principio dell’unanimità decisionale di EUCO, uno dei pilastri della politica europea tedesca e di Angela Merkel in particolare, allo stesso tempo considerato fondamentale per i Visegrad 4 per non creare ‘l’Europa a molte velocità’.

L’idea aveva già fatto capolino durante il mini-summit sull’immigrazione voluto da Merkel per domenica 24 giugno. Un vertice minore, non ufficiale, ospitato da Juncker e che ha visto la partecipazione di solo 16 paesi europei. Un antipasto di quanto si sta verificando ora a Bruxelles o, nelle parole di Merkel, qualora “non si riuscisse a redarre una soluzione condivisa sui migranti, [la Germania] andrà avanti con i volenterosi”.


L’aiuto di Macron e la nuova Europa

Qui entra in scena Emmanuel Macron, sostenitore di un’Europa non basata sull’unanimità, ma fatta di diversi livelli di cooperazione all’interno della UE. Posizioni che fanno storcere  il naso a Juncker e Merkel, ma fondamentali per spostare la ‘matta’ Italia dalla mano sovranista a quella europeista.

Mentre scriviamo (è quasi l’una di notte), infatti, Conte e Macron starebbero lavorando ad una proposta congiunta per “centri di accoglienza/identificazione” volontari sul territorio europeo. Una proposta appoggiata da 10 paesi fra cui Belgio, Germania, Malta, Olanda e Spagna. Contraria, ovviamente, l’Ungheria. Una proposta lontana da la ‘Multilevel Strategy’ disegnata da Conte, e più vicina all’originale bozza franco-spagnola.

Probabile che entro mattino, la proposta franco-italiana ottenga abbastanza trazione da essere approvata a larga maggioranza. Sarà un successo che risparmierà a noi lo strazio di centri di ‘detenzioni’ quali quelli libici, che offrirà un effetto placebo allo stucchevole spettacolo di navi lasciate alla fonda per giorni in barba a qualsiasi norma di diritto internazionale, ma che di certo non cancella il problema della propaganda anti-africana ed anti-ONG in Italia.


Aggiornamento

Alla fine, alle 8 del mattino, i leader europei sono emersi con un accordo di massima. Macron, trionfale, annuncia la nascita di una “soluzione europea” al problema immigrazione. Soddisfatta Angela Merkel ed anche l’Italia, la quale ha ceduto quando nel testo si è fatta menzione alle frontiere europee e si è inserita una provvisione per la creazione dei centri in Nord-Africa.

Il fulcro del testo è la parola ‘volontarietà’, ovvero chi vuole partecipare alla soluzione europea, lo potrà fare, ma non esiste l’obbligo. Vince Macron quindi? Sì, in parte, ma vince anche Orban. Perché alla fine, nonostante il tentativo di Macron, l’unanimità è tornata ad essere centrale. Per un attimo, nella lunga notte belga, si è palesata l’idea di un’Europa a ‘molte velocità’. Poi, nelle conclusioni finali, si è tornati all’antico: per cambiare Dublino serve il ‘Sì’ di tutti.

Questo apre la strada ad accordi extra-Dublino, fra gli stati volenterosi. Si configura così un’Europa A fatta di decisioni condivise, di piani comuni per continuare l’integrazione, contrapposta ad un’Europa B, tradizionalista e sovranista che nella UE ci sta con pragmatismo.

Per “i soldi” provocava un anno fa il Presidente delle Repubblica Ceca Milos Zeman.

Un modello d’Europa che sarà al centro della campagna elettorale europea del 2019. L’Italia, come dimostra l’andamento di questo EUCO per ora sta in mezzo, in bilico fra i paesi fondatori e Visegrad.

“Così è se vi pare”, il resto lo si vedrà solo a maggio prossimo.


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Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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