La morte dell’Europa è sopravvalutata dai media italiani ed è un errore

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Girano troppe voci erronee, nei giornali italiani, sulla fine dell’Europa a maggio con un unico scopo: attirare lettori, facendo il gioco dei populisti.

Se paragonata alla stampa estera, la stampa italiana è afflita più che da altri da un problema: il clikbait. Si tratta di una tecnica che punta ad attirare gli utenti mediante titoli sensazionalistici che ne stuzzichino la curiosità (tipo “la caduta dell’anno”, “i dieci modi per vestirsi nel 2019″) o, in alternativa, facendo presa sui sentimenti, non ultimo la “paura”.

L’obiettivo unico del clickbait è quello di spingere l’utente ad aprire (cliccare) il contenuto e farlo stare su di esso  il tempo necessario per non creare il ‘rimbalzo’ fuori dal sito, creare traffico e giustificare la vendita degli spazi pubblicitari online.


Lo scivolone di Repubblica

Tutti noi che lavoriamo nel mondo dell’informazione creiamo titoli per attirare il lettore. Nulla di nuovo, direte voi, si fa dalla notte dei tempi (strilloni, giornali murari, etc), il problema sorge quando, però, tale contenuto non è solamente un clickbait, ma va contro a quello che è l’etica principale di questo mestiere: informare.

Volete un esempio?

Eccolo: “Elezioni europee, sondaggi: volano i sovranisti di Salvini, niente maggioranza Ppe-Pse”. Si tratta del titolo trovato sulla versione online di Repubblica (ma la lista è lunghissima e comprende anche la RAI, ovviamente), accompagnato dal sottotitolo “come anticipato, gli ultimi rilevamenti di febbraio indicano la Lega in corsa per diventare il partito con più eletti in Europa, al lavoro per l’alleanza con i polacchi”.

Di certo un titolo di impatto e uno scenario che rafforza la volgata sovranista italiana e, per converso, alimenta le paure dei lettori di Repubblica, per la quasi totalità non sovranisti. Ergo, clickbait e della peggiore fattispecie, perché tralascia molte informazioni rilevanti mentre inizia la campagna elettorale europea.


il futuro europarlamento

Ci sarà la valanga sovranista? Assolutamente no, ma cresceranno le formazioni euroscettiche che vanno da “sì all’intergovernativo, w l’Euro, no ai migranti” di un FPOE al “muoia l’Europa” di SD e le frange lepeniste dell’elettorato leghista. Già questo dovrebbe dirci molto sulle possibilità di coalizone di queste forze che, non a caso, sono divise in Europarlamento in tre gruppi. Quattro se si considerano le frange “rossobrunate” che sono interne all’estrema sinistra del GUE.

Se non bastasse i dati descrivono uno scenario diverso dall’apocalisse. Secondo la proiezione del Parlamento Europeo:

  • il Partito Popolare Europeo (PPE) sarà il primo partito con il 26% (-3%) equivalenti a 191 seggi;
  • i Socialisti e Democratici (S&D) avrà il 19% (-6%), ovvero 138 seggi;
  • i Liberali dell’ALDE passseranno dal 9% all’11%, salendo a 68 seggi, senza considerare i 20 seggi che prenderà Macron in Francia;
  • i conservatori di ECR (dove siede Fratelli d’Italia e i polacchi del PiS) arriveranno al 7% (-3%) per 56 seggi;
  • ENL/ENF, il partito dove militano Le Pen e Salvini, passerà dal 5% all’8% arrivando, anche loro a 56 seggi;
  • EFDD, dove militano AfD e MoVimento 5 Stelle, passerebbe dal 6% al 5%, raggiungendo i 36 seggi;
  • i Verdi si attesterebbero al 7% per 45 seggi
  • GUE arriverebbe a 52 seggi grazie al 7% dei voti.

Per leggere i risultati ricordiamo che la ripartizione dei seggi non avviene solo su base percentuale, ma dipende dalla ripartizione dei seggi per singoli stati (che è la forza del PPE, di cui fa parte il partito di maggioranza relativa del paese più popoloso, ovvero la Germania).

In soldoni, un alleanza programmatica di tutti i partiti euroscettici, ovvero ECR, ENL e EFDD, arriverebbe a 148 seggi (43 in meno del solo PPE), che salirebbe a 200 solo mediante un’alleanza con l’estrema sinistra. Per capirsi significherebbe un’alleanza fra Sinistra Italiana e Salvini, fra Podemos e Vox, fra i Socialisti olandesi e Wilders, fra Linke e AfD, fra Melenchon e Le Pen. Quindi, altamente improbabile.

Tutto questo a fronte dei 397 seggi che PPE-S&D-ALDE – i cosidetti europeisti – potrebbero mettere in campo. 397, in un Parlamento di 750 seggi vuol dire una sola cosa: maggioranza e questo senza considerare i verdi o, più realisticamente, Macron.



il flop di EFDD

Esistono altri scenari più realistici, foriniti dal sito Europe Elects che riguardano, da vicino, l’Italia.

Nel primo scenario, l’intero gruppo di EFDD salta per la contemporanea uscita di Farage (Brexit), AfD, i francesi di DLF e il MoVimento. AfD andrebbe in ENL/EFN, mentre Debout La France si sposterebbe verso i conservatori di ECR. Il partito nasce,mfatti, da una secessione interna  – non amichevole – al vecchio Front National di Marine Le Pen, ora Rassemblement National: difficile vederli alleati a livello europeo.

Dal disfacimento di EFDD, i 5 Stelle avrebbereo tre strade: andare con Salvini in ENL/EFN, seguire anche loro DLF in ECR, trovandosi alleati ai cristiani fondamentalisti di PiS e a Giorgia Meloni, o sprare che i micro-gruppi che stanno contattando performino ben oltre le (miserrime) più rosee aspettative.

In generale, lo scenario provocherebbe una crescita di ENF, che arriverebbe a 77 seggi, di ECR, che volerebbe a 93 e, sorpresa, di ALDE che arriverebbe a 98 grazie alla fuoriuscita da EFDD di gruppi minori di tendenza liberale e non nazionalista.


La destra unitaria

L’altro scenario sarebbe quello della destra unitaria, sogno segreto di AfD, e a cui starebbe lavorando il gruppo di FdI all’interno di ECR e la Lega attraverso i continui colloqui, appunto, con i polacchi. Una formazione, sottolienano gli analisti, che avrebbe come trait-d’union, la “simpatia” di tali movimenti per Vladimir Putin.

Il nuovo gruppo sostiene Europe Elects, arriverebbe a contare su 132 seggi, arrivando al secondo posto al Parlamento, ma solo se avvenisse la poco probabile uscita dal PPE delle sue frange più “euroscettiche”, ovvero Fidesz di Orban, la CSU bavarese e i Popolari di Kurz, tutti e tre saldamente all’interno del PPE (e Manfred Weber, spitzenkandidat del PPE, è della CSU).

Per quanto positivo, però, tale scenario presenta un problema, e neanche piccolo: la deriva filorussa che deriverebbe dalla leadership Salvini-Le Pen non congeniale ai partiti dell’Europa orientale quali, soprattutto, Fidesz e PiS.

Per quanto riguarda il M5S, invece, Europe Elects esclude “l’abbraccio mortale di Salvini” ipotizzando la nascita di un EFDD 2.0 fra M5S e i partiti euroscettici orientali (sottovalutando le frange filorusse interne ai pentastellati, verrebbe da dire).



L’ambiguità polacca

Difficile capire cosa succederà e lo scenario più probabile vedrà la nascita di un ENL/EFN più forte, grazie all’arrivo di tedeschi e svedesi, che farà il paio con un ALDE rafforzata da Macron. Sicuramente ELN ingloberà i parlamentari tedeschi di AfD e gli svedesi di SD, entrambi in EFDD, ma un’asse ECR-ELN rimane complicato e lo sarà, per paradosso, proprio per via di quei polacchi che vengono citati nell’articolo come testa di ponte fra Salvini e i conservatori europei.

Indecisione del MoVimento 5 Stelle a parte (dove andranno in  Europa, con chi si allearanno, resisteranno fino a maggio o si spegneranno prima?), infatti, il vero ago della bilancia rimane il PPE.

Sebbene ECR contenga già un alleato naturale di Salvini (Fratelli d’Italia), a scegliere sarà il PiS polacco che è sì un esponente dell’euroscettico pro-intergovernativo, ma ha interessi politico-economici in molti casi divergenti a quelli leghisti.  Non sono passati che pochi anni da quando la Polonia, guidata dall’attuale Presidente del Consiglio europee Donald Tusk era considerata la “nuova Francia” di Berlino, ovvero l’alleato per eccellenza del governo tedesco.

Il ritorno al potere di Jaroslaw Kaczyński e la nascita del gruppo di Visegrad ha tarpato le ali all’asse Berlino-Varsavia, ma non ha cancellato i tanti legami (politici ed economici) fra i due paesi. “La Destra Unita” e “l’alleanza sovranista” possono funzionare solo con PiS e questo potrebbe succedere se il PPE voltasse totalmente a destra rinunciando all’alleanza con S&D e ALDE e dando vita ad un governo con le destre (e quel che resta di EFDD). In alternativa, la destra dovrebbe arrivare a 376 seggi.


L’Europa reale

Sogni bagnati di un leghista a parte, il secondo scenario è praticamente mpossibile. Per quanto riguarda la svolta a destra dell’intero PPE, basta una domanda: sicuri che Angela Merkel (e la CSU) si potrebbe alleare a livello europeo con Afd? Senza tale certezza, il PiS potrebbe non essere propenso a seguire i sovranisti italo-francesi per un semplice motivo: quel partito governa la Polonia, paese la cui economia è strettamente correlata a quella tedesca e ai fondi europei.

Per i polacchi vale l’adagio: o si va per governare, o si rimane tranquilli all’opposizione. Perchè “ok, cambiamo l’Europa”, ma i fondi e l’ombrello commerciale tedesco sono sempre la cosa principale. Lo erano quando la Polonia entrò nella UE, lo sono ancora adesso.

Ergo, la “possibile alleanza” immaginata da Salvini e riproposta da Repubblica sarebbe molto più complessa di quanto sottintenda l’articolo, soprattutto alla luce dei risultati elettorali previsti. Come se non bastasse, tra l’altro, Commissione e Parlamento rappresentano una parte della governance d’Europa. Accanto a loro c’è anche il Consiglio, composto dai capi di governo dei 27 paesi membri fra cui: Angela Merkel, Emmanuel Macron, Mark Rutte, Leo Varadkar, Xavier Bettel, Antonio Costa e (a seconda delle elezioni), Pedro Sanchez o Alberto Rivera.

Diciamolo, la fine dell’Europa è molto più lontana di quello che, per necessità di click o di “legittimazione politica”, alcuni media ritengono.

Capite perché, alla luce del contesto reale europeo, quel titolo e quell’articolo di Repubblica assumono sempre meno senso e possono essere visti come clickbait di pessima fattura?



Bonus: i sondaggi europei

Facciamo un po di chiarezza, almeno per gli stati europei cosidetti “a rischio” sovranismo: Francia, Germania, Spagna e Olanda.

In Francia (dati 19 febbraio 2019), dove Macron torna ad essere il primo partito nazionale:

  • LREM (Macron): 22.11%
  • RN (Le Pen). 21.12%
  • LR (Repubblicani): 11.01%
  • FI (Melenchon): 8.69%
  • Verts: 8.37%
  • DLF. 6.11%
  • PS: 6.06%
  • G.s (Hamon): 3.28 %

In Germania (dati 14 febbraio 2019), dove AfD sembra aver raggiunto il suo apice:

  • CDU-CSU: 33%
  • Grüne (Verdi): 19%
  • SPD: 18%
  • AfD: 10%
  • FDP (Liberali): 7%
  • Linke (Sinistra): 6%

In Spagna (dati 30 gennaio 2019), dove Sanchez resiste, ma Ciudadanos è subito dietro:

  • PSOE (Sanchez): 21.3%
  • Ciudadanos (Rivera, liberali): 21.0%
  • PP (Popolari): 16%
  • Vox (Destra): 13%
  • Unidos Podemos (Sinistra): 11.3%
  • Ahora Republicas (Regionalisti): 6.3%

Paesi Bassi (30 gennaio 2019), dove VDD è in calo  rispetto alle destre estreme, ma il fronte “di sinistra”, dai Verdi fino ai Liberal passando per socialisti e laburisti, appare in rimonta.

  • VVD (Liberali): 23%
  • PVV (Euroscettici): 18%
  • GL (Verdi): 17%
  • FvD (estrema destra): 17%
  • PvdA (Laburisti): 14%
  • SP (Socialisti): 12%
  • D66 (Liberal): 10%
  • CDA (Cristiano Democratici): 10%
  • CU (Cristiani): 7%
  • PvdD (Animalisti): 7%

Il Caffè e L’Opinione

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