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Le elezioni infinite, ma che razza di paese siamo diventati?

Simone Bonzano Instanews Leave a Comment

Come sempre, arrivano delle elezioni non politiche e sembra che il governo e i suoi rapporti di forza cambino, sempre, costantemente…

In che paese viviamo?

Domenica 26 gennaio si sono tenute le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria dove hanno vinto, rispettivamente, il candidato del centrosinistra – e governatore in carica –Stefano Bonaccini e la candidata del centrodestra Jole Santelli.

In un paese che conta, circa, 32 milioni di votanti, questa tornata elettorale ne ha interessati 3,2 (2.373.974 in Emilia Romagna e 840.563 in Calabria), un decimo del totale, eppure, su Facebook, Twitter fino a molte testate nazionali sembra si stia festeggiando la fine del ventennio.

Colpa di Salvini che ha nazionalizzato il voto emiliano romagnolo (della Calabria, come sempre, frega niente a nessuno), ma la situazione rimane surreale al punto che Zingaretti parla di “barriera al populismo”, “fase due del governo” e alcuni giornali ipotizzano un rimpasto.

Eppure i numeri in Parlamento rimangono quelli di una settimana fa, fra due mesi si vota di nuovo ed il populismo italiano ha preso oltre il 45% dei voti nella culla rossa d’Italia. Ma tutto questo sembra non importare nulla, perché in Italia quello che veramente conta è la costante tenzone fra i partiti.

Visto che la maggioranza degli italiani la pensa in questo modo, mi sono chiesto: come sarebbe se realmente il governo cambiasse ad ogni elezione locale?


Le europee del 2014 e Renzi I

Per comodità parto dalle europee del 2014. Il 26 maggio, Matteo Renzi esce di casa acclamato da due ali di folla. Percorre a piedi la strada fino a palazzo Chigi mentre la Banda dei Carabinieri intona la sigla di Happy Days. Renzi è tutto un sorriso e per strada si uniscono a lui Maria Elena Boschi, Marianna Madia e Luigi Marattin, con cui Renzi si scambia un cinque alto.

La comitiva arriva a Palazzo Chigi dove Mattarella lo aspetta per stringergli la mano e parlare delle riforme del paese. La piazza è gremita, Roma è ferma tutti pronti ad ascoltare le parole del leader. Ci saranno più 80 euro per tutti, il fiorentino diventa lingua ufficiale del paese e viene introdotto un bonus di 50 euro per chi, non nato a Firenze, riesce a capire la differenza fra acquaio e lavabo, fra ramaiolo e ramazza, fra granata e bomba.

In parlamento il PD straripa al punto che si pensa a riformare il senato in “camera delle opposizioni” così da dare spazio agli avversari politici. Gioiscono i produttori di granturco: lo Stato si impegna a rifornire astanti e giornalisti presenti nella nuova camera di pop-corn.

Intanto, la Lega (che ha perso il Piemonte), Forza Italia (che ha perso Calabria, Abruzzo e Sardegna) e NCD, (che ha proprio perso) escono dal parlamento per far posto ai nuovi deputati del MoVimento 5 Stelle, alla Meloni e a Tsipras che notato il successo della Lista “L’altra Europa con Tsipras”, abbandona il governo del paese a Varoufakis e si trasferisce a Roma.


Regionali 2015 e Renzi II

Il primo giugno, a Palazzo Pitti, dove Renzi ha trasferito la sede del Governo (tanto Roma e Firenze sono ora collegate dall’Air Force Renzi, o almeno così scrivono, sul Fatto Quotidiano, Scanzi e Travaglio), il clima è strano, complesso. Enrico Rossi è confermato al Granducato di Toscana e il PRD (Partito Renzi Democratico) si conferma nelle Marche, in Umbria e, con Vincenzo De Luca conquista la Campania. Tutto benissimo, ma il centrodestra ritorna in Parlamento grazie alla conferma di Zaia in Veneto e la vittoria di Toti contro Burlando in Liguria.

Nonostante il passo falso ligure, il Governo continua la sua strada anche se si vedono in lontananza i primi oppositori interni: Emiliano ha vinto in Puglia.


Amministrative 2016 e governo Gentiloni!

Il 7 giugno 2016 cade il governo Renzi: nelle elezioni amministrative, infatti, Paola Massidda conquista Carbonia strappandola al PD, ma, soprattutto, Chiara Appendino batte Piero Fassino a Torino e Virginia Raggi diventa sindaco di Roma.

Forte del risultato il M5S si candida a governare, ma sommando i voti, ha 490 voti in meno del PD. Mattarella, ritornato al lavoro dopo aver lasciato le redini del paese a Renzi, nomina Gentiloni premier alla guida di una maggioranza giallorossa, la prima nella storia della Repubblica

Per evitare problemi si cancella il referendum costituzionale del dicembre 2016 e si ritorna indietro: l’Italiano sostituisce il fiorentino e il governo torna a Palazzo Chigi.


Amministrative 2017 e Gentiloni ad interim

Il Governo Gentiloni è insediato da quasi un anno quando, il 12 giugno arrivano i risultati delle amministrative. Nei capoluoghi di provincia trionfa il centrodestra con vittorie in Abruzzo, Calabria, Emilia, Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia e Piemonte.

Il giallorosso riesce a salvarsi nei piccoli comuni. Berlusconi vorrebbe Palazzo Chigi, ma con un “gesto elegante”, e dietro pressione di Mattarella, decide di farsi da parte e mantenere in vita il governo “comunista” fino alle politiche.

Gentiloni si occuperà della normale amministrazione. Tsipras, intanto, dopo due anni passati in Parlamento italiano senza capirci un granché torna in Grecia.



Elezioni 2018 e… Conte I blurosso!

Il 5 marzo 2018 il paese si sveglia chiedendosi chi sarà premier. Se lo chiede anche Mattarella, a cui le elezioni hanno consegnato un parlamento diviso in tre: il M5S con il 32,68% dei voti sarebbe primo partito, ma il centrodestra nel suo insieme raggiunge il 37% anche se nessuna delle sue componenti supera i voti del PD.

In poche parole è il caos e si guarda, allora alle regionali. Cosa che sembrerebbe favorire il cdx grazie alla vittoria di Attilio Fontana (Lega) in Lombardia, ma, dall’altra parte, il PD rialza la testa per la vittoria di Nicola Zingaretti in Lazio.

Dopo varie congetture arriva l’accordo: la maggioranza sarà blu-rossa, ma il premier verrà scelto dal M5S.

Nasce così il Conte I, Salvini e Renzi sono vicepremier rispettivamente all’interno e agli esteri. Le tensioni fioccano, ma il governo non fa in tempo ad insediarsi che, il 22 aprile, arrivano i risultati delle regionali in Molise dove vince Forza Italia, ma il 5 Stelle fa il 31,57%.

Il 5 Stelle va per la prima volta al governo sostituendo il PD nell’alleanza con il centrodestra Berlusconi va agli esteri al posto di Renzi, Salvini rimane agli interni e Di Maio li affianca come vicepremier e diventa Ministro del Lavoro.


Regionali 2018, Salvini I!

Il 30 aprile, grazie al 34,91% della Lega nelle elezioni regionali vinte da Massimiliano Fedriga in Friuli-Venezia Giulia, Mattarella nomina Salvini premier. La maggioranza è tutta blu, anche se la Lega ha ora il predominio del centrodestra. Il MoVimento 5 Stelle frana al 7% e va all’opposizione dove trova il PD al 18%.

Salvini governa via Facebook e il Parlamento istituisce la decretazione d’urgenza via social. La Ministra della Difesa, Giorgia Meloni, dichiara il blocco navale nel Mediterraneo mentre alla Infrastrutture si pensa a come costruire al confine delle acque territoriali italiane così da bloccare gli immigrati.

In seguito alla vittoria della Lega il 20 maggio in Valle d’Aosta, vengono proibite tutte le ONG, il WWF abbandona, quindi, l’Italia. Con la vittoria in Trentino del 21 ottobre Salvini dichiara l’Italiano unica lingua proferibile in Italia, dal paese emigrano tutti gli insegnanti di lingua mentre l’Alto-Adige chiede ufficialmente l’indipendenza.


Europee 2019, Meloni I, Solinas I, Conte III e Salvini II

Il Governo Salvini dura fino all’11 febbraio del 2019 quando, grazie all’affermazione di Marco Marsilio (FdI) in Abruzzo, Matteo Salvini è costretto a lasciare a Giorgia Meloni la reggenza di Palazzo Chigi. Immediatamente Meloni chiama l’esercito alla protezione dei sacri confini di Roma e dell’Italia. Il Governo Meloni durerà solo 14 giorni quando al Governo arriva il Partito Sardo d’Azione, vittorioso in Sardegna grazie a Christian Solinas in coalizione con il centrodestra.

Solinas non andrà mai a Roma perché il decreto sicurezza approvato da Salvini durante il suo governo sposta il controllo delle forze armate nelle mani del Viminale, ma il rimpasto ha lasciato un vuoto di potere e da Roma non arriverà mai il necessario lasciapassare per permettere a Solinas di lasciare l’isola.

Si arriva così al 25 Marzo quando, grazie alla Basilicata, si rompe lo stallo di Governo: Vito Bardi (FI) è eletto presidente con la Lega al 19,15% e, grazie al 20,27% del MoVimento 5 Stelle, nasce il primo governo gialloverde con appoggio esterno di Meloni e Berlusconi. Il premier è, di nuovo, Conte.

Il governo Conte III cade il 26 maggio quando la Lega trionfa alle europee con il 34,26% dei voti, il MoVimento torna sotto il 20 (17%) e il PD si stabilizza al 23%. Nasce così il Salvini II grazie anche all’affermazione di Alberto Cirio (FI) in Piemonte che stabilizza il centrodestra.

Dopo un’estate passata in spiaggia e aver annunciato dieci volte l’ipotesi di uscire dall’Euro, il governo Salvini viene riconfermato ad ottobre dalla vittoria in Umbria di Donatella Tesei. Per festeggiare Salvini va al Quirinale per avere “pieni poteri” dove viene accolto dai Corazzieri. Vista la malaparata, Salvini si fa un selfie e si proclama “sempre vicino all’arma”.

L’anno si chiude con la mesa in posa della prima pietra del muro sullo Stretto di Sicilia. La pietra, ovviamente, si perde sui fondali, ma Salvini è già in Emilia Romagna per la campagna elettorale.


Regionali 2020, Zingaretti I? 

Il 27 maggio è il terremoto. Stefano Bonaccini viene confermato in Emilia Romagna e il PD arriva al 34,69% contro il 31,95 della Lega. Festa per le strade, Sardine in piazza: Salvini è sconfitto, Zingaretti è pronto a governare. Mattarella frena gli entusiasmi: “c’è anche la Calabria” dove ha vinto la candidata forzista Jole Santelli. “Poco importa”, dicono dal PD, “noi lì siamo al 15 e poi la Calabria non conta, lo sanno tutti”.

Palazzo Chigi va in stand-by, anche perché, nel conteggio dei voti delle due regioni il centrodestra è al 48% e il centrosinistra al 43%. Alla fine Mattarella, pressato da vicino sia da Zingaretti che da Berlusconi, decide di mandare tutti in vacanza; tanto il 31 maggio si vota di nuovo!


In tutto, undici governi in sei anni, più un dodicesimo in arrivo:

  • Renzi I, Renzi II, monocolore PD;
  • Gentiloni I, alleanza giallorossa e interim;
  • Conte I, alleanza blurossa;
  • Conte II, alleanza gialloblu;
  • Salvini I, centrodestra;
  • Meloni I, centrodestra;
  • Solinas I, centrodestra;
  • Conte III, gialloverde;
  • Salvini II, monocolore Lega;
  • Salvini III, monocolore Lega.

Ironia a parte, è inutile pensare che i problemi del paese si risolvano nei partiti, tra partiti o coi partiti senza politica. Perché il populismo e il sovranismo non si esauriscono con Matteo Salvini.

Egli è l’effetto di cause più profonde come l’analfabetismo funzionale ed economico di quasi il 50% degli italiani o l’aver sbandierato, per decenni, da una parte e dall’altra, slogan miracolosi – NoEuro, PiùDeficit, MenoEuropa, PiùEuropa – o di nemici immaginari – il liberismo!!! – senza mai aver tentato, se non epidermicamente, di affrontare i problemi strutturali e culturali del paese.

Detto questo, godiamoci il dodicesimo governo in attesa del 31 maggio.


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