Io sarò anche antitaliano, ma voi che me lo urlate lo siete più di me

Io sono “voi” e ai “noi”, il “popolo”, sto proprio sulle balle perché parlo di economia e sono antidemocratico perché critico il Governo.

A scanso di equivoci, chi scrive adora cercar di capire cosa frulla nella testa degli elettori e per mia fortuna, nell’Italia del 2019, non esiste osservatorio migliore per capire le pulsioni sociali latenti della nostra società che avere un blog di politica con relativo account Twitter e Facebook. Ancor di più, come in questo caso, quando un articolo e relativo post attirano tutto il flame gialloverde che ha attirato.

Parlo di ‘OCSE boccia la politica economica del Governo e ha ragione’ e i suoi 170 commenti. Se a questi unico il feedback di 351 articoli, 7150 tweets e circa 600 post su Facebook, credo di avere i numeri per tracciare uno spaccato di quanto si annidi nella testa di chi si autodefinisce “il popolo”, ovvero quei fantomatici “noi” per cui chi vi scrive è sempre “voi” (e  elitè – Pdiota -neoliberista -comunista – sinistroide – globalista).


NOI!

I “noi”, in sostanza, e al netto dell’ignoranza – che c’è – e dell’analfabetismo funzionale, credono che:

  • l’occupazione si possa programmare a tavolino con sussidi e politiche “per il lavoro” da parte del Governo – sia esso locale o centrale – senza che queste siano connesse alla realtà imprenditoriale e commerciale di un paese (conseguentemente, il datore di lavoro migliore sarà sempre lo Stato);
  • l’export italiano del “Made in Italy” – fashion, industria agroalimentare – sia il vero pilastro commerciale del paese (in realtà sono la meccanica, la chimica e la farmaceutica);
  • l’economia italiana possa esportare senza importare alcunché e siamo costretti ad importare perché la globalizzazione è scema (il che è un’antica tirata di Beppe Grillo a cui lui non crede, ma chi lo segue/seguiva sì);
  • non esistono interconnessioni finanziare e commerciali (quindi economiche) né fra paesi né fra aziende/imprese, quindi non esiste alcuna correlazione positiva, ma solo negative fra commercio estero e occupazione (pensate: quando la Germania cresce, pensano che sia una sfiga per l’Italia, ma quando l’Italia decresce è sempre colpa della Germania che decresce anche lei);
  • la fuori sia un far-west in cui i vari paesi son l’un contro gli altri armati e tutti – organizzazioni internazionali comprese – sono contro l’Italia, per la precisione quella sovranista, il “noi”.

In pratica sia l’economia che la politica economica sono una specie di scatola chiusa – il che è falso ora come era già ben prima della “globalizzazione” – e le cui implicazioni sono totalmente scevre dal panorama internazionale. Di questo pensano che sia un covo di serpi, servi del potere occulto che è, naturalmente, antitaliano.

Per questo “l’OCSE è francese”, “l’OCSE puzza, “dov’era nel 2009”, “fanc**o UE” (breve sintesi dei commenti ricevuti NdR).



Frega prima di esser fregato

Il ragionamento si basa sul postulato per cui un qualsiasi Stato punti a “fottere” i propri partners/competitors sempre e comunque perché, nel dubbio, fregalo. Se guardate bene, questa non è altro che la traslazione di un atteggiamento proprio della nostra società italiana dal piano sociale individuale a quello collettivo. Si tratta del “se non mi freghi tu, lo faccio io”, del “fregali prima che ti freghino loro”, di nostrana memoria che diventa modello di relazione fra Stati.

Da qui, a seconda della sensibilità dell’individuo, la risposta dei membri del “noi” è o a) fottiamoli prima noi – di solito arriva dalle frange leghiste – o b) non fottiamo nessuno, perché noi siamo buoni, santi, eccelsi, un faro per le generazioni a venire (motto dei pentastellati e delle frange della sinistra a loro più vicine).

Inizialmente pensavo che tale limitata visione dei rapporti fra Stati, fosse il punto di vista “naturale” di chi – per mezzi e/o voglia – non sia in possesso delle giuste informazioni e, nel dubbio, segua pedissequamente la posizione scelta dal “proprio” partito. Il simulacro di un’appartenenza politica che è assimilabile alla fede calcistica – sono l’unico che comprende realmente il significato del soprannome “capitano” dato a Salvini?

Nel tempo ho scoperto che (ahimè) trattasi di fenomeno trasversale ai ceti e al grado di istruzione. Soprattutto, non è correlata né alla quantità né alla qualità di informazioni in possesso. Essa non è dettata dall’ignoranza assoluta o relativa, ma da una chiara scelta personale dettata dalla percezione individuale. Ed infatti succede anche nei gruppi tematici – tipo di politica internazionale – per cui tutto gira solo attorno alla flessione del santo muscolo bellico.


Quello che manca

Peccato che i rapporti economici, così come quelli di politica estera, non siano così semplicistici. Essi non sono dettati né dal “ce l’ho più grosso io (il missile)”, né, tantomeno dal “ho più petrolio io”.

Nell’era del mondo interconnesso e interdipendente, ancor di più all’interno della UE, la regola è la ricerca di compromesso fra le necessità dei paesi coinvolti e vale anche quando il rapporto è Multinazionale e Stato. Per paradosso, poi, spesso è lo Stato stesso che rischia di generare crisi e l’esempio recente è l’interventismo commerciale a bombe di dazi di Trump con relativo inasprimento dello slowdown cinese da cui, per il principio dell’interdipendenza, si genera lo stop tedesco, il calo delle commissioni e la ricaduta sui paesi della filiera, fra cui l’Italia.

Come detto: siamo interconnessi e se qualcuno sternutisce in Cina, io prendo il raffreddore in Italia. E non è la “globalizzazione”, il commercio internazionale esiste da quando esiste l’essere umano. Pensate che il commercio dell’Ossidiana risale a oltre 14.000 anni fa e da allora abbiamo sempre commerciato a breve, media e lunga distanza. Avete mai sentito parlare di Marco Polo? Le Repubbliche Marinare? La Via della Seta?


“Commercio” ergo sum

Se sintonizziamo il cervello su questo mainframe interpretativo si capisce bene che Francia, Germania o chiunque altro paese UE non ha alcun interesse a rendere l’Italia economicamente e industrialmente moribonda, perché a causa dell’interdipendenza economica – bancaria, finanziaria e commerciale – che sussiste questo può andare – e va – solo a danno del commercio interno alla UE e della stabilità dell’euro.

Che poi sono i motivi per cui, in assenza di un vero governo centrale europeo, esistono i trattati contestati dai sovranisti: per far sì che tutti i paesi membri, nel medio periodo  di 2-3 anni, seguano la stessa traiettoria. Poi ci possono essere dei passi falsi, la “flessibilità” che ci hanno concesso per un anni e che contestiamo quando la danno agli altri, ma i numerini servono solo a uniformare un trend.

Ai nostri partner non conviene che l’Italia abbia salari bassi e gli italiani basso potere d’acquisto. Non conviene che si perda ricchezza da 30 anni, perché da noi importano, ma esportano anche e se non possiamo comprare i loro prodotti, le loro aziende ci perdono.

Così è, ma per i “noi”, no. Per loro l’Italia non è debole perché il Sistema Paese è strutturalmente da riformare diminuendo il cuneo fiscale etc., ma perché il mondo ce l’ha con noi.



Il Complottone

Perché tutto questo?

Gli altri Stati “hanno paura di noi”, perché siamo gli eredi di Roma, siamo il popolo eletto, i Latini, quelli che quando “gli altri facevano bunga bunga sugli alberi, noi stavamo a fa’ gli acquedotti”. Perché tutti ci invidiano il “made in Italy”, Roma Caput Mundi! Leonardo! La Cappella Sistina!!!

In pratica, i “noi” pensano che al di là delle Alpi e delle coste patrie, ci si un intero mondo di “rosiconi” che spende enormi quantità di denari per finanziare campagne stampa contro il paese, che investe tonnellate di risorse per affossarne gli slanci e organizza crisi internazionali solo per dispetto. Chi la pensa diversamente è  “anti-italiano”, “razzista contro gli italiani”, “PDiota”, “neoliberista”: è, come chi vi scrive, “voi”.

Praticamente, per i “noi”, siamo tutti vittime di un enorme complottone a livello globale, quello che va dall’undici settembre a Lehmann Brothers, dall’Ebola all’attentatore XYZ che colpisce a ridosso delle elezioni (ma solo se islamico, se è suprematista bianco è solo un pazzo corrotto dalla società globalizzata), fino alle scale mobili che si scassano a Roma (cit. Marco Travaglio). Tutto questo è frutto delle azioni di poche persone, criminali – se sei giustizialista – e/o i liberisti – se sei complottista.

Neanche i fenomeni atmosferici si salvano. Questi sarebbero frutto di microbombe climatiche, o la stessa forma della terra, Nulla è perché è e niente succede perché succede, ma tutto è stato, invece, pianificato, ordito da qualcuno più in alto di “noi”.


La complessità che sfugge

Facile no? Se hai la Laurea e lavori per Foodora, la colpa non è delle politiche del cavolo in cui hai vissuto per 30 anni, figuriamoci poi se è colpa tua, ma è di quelli là, quelli potenti e nascosti. Se lo osserviamo in maniera scientifica, quanto descritto non è altro che una versione estremizzata del naturale bisogno umano di semplificare i processi complessi, quelli che fanno paura perché sembrano fuori dal nostro controllo. Eppure, fin dagli albori della Storia, circa 5000 anni fa, la complessità è insita alla base del nostro sviluppo sociale.

Fenomeni come la scrittura e la moneta nascono per semplificare le comunicazioni ed il commercio, la religione e da lì le monarchie, per semplificare le organizzazioni man mano che le società diventano più ampi. Gli stessi processi tecnologici nascono dalla necessità di sfamare più persone, risolvere problemi su vasta scala etc.

Si tratta di un processo intrinseco al nostro vivere sociale e fino a quando esisteva e non era percepita, andava benissimo. Il problema, a livello mondiale, è quanto tale complessità relazionale è diventata palese – e potenziata – mediante la globalizzazione. Se prima l’azienda chiudeva e non capivi il perché, ora sai che è “colpa” della concorrenza di X o del crollo del mercato Y e questo ha generato l’ansia dei “noi”.

Visto che i “noi” italiani sono anche italiani, ci abbiamo aggiunto lo scaricabarile. Se l’impresa fallisce l’imprenditore da colpa allo Stato e lo Stato a qualcun altro da sé. Come il “fotti prima di esser fottuto”, anche questo è un atteggiamento molto forte in Italia, forse più che negli altri paesi.

Per anni ci hanno spiegato che nella Prima Repubblica, il paese fosse a sovranità limitata, sudditi del blocco occidentale e che Roma non potesse neanche ascrivere 20 lire a bilancio senza il beneplacito di Washington. Ora nella Terza (o Quarta o Decimomillesima) Repubblica siamo un paese a sovranità limitata in corso di ribellione non solo contro Washington, ma tutta quella sfilza di organizzazioni internazionali (dall’ONU all’IMF, dall’OCSE alla UE, da Davos a Big Pharma) comandate dal complottone neoliberista, tutte concentrate a ridicolizzare l’Italia.



I nemici siamo noi

Non è proprio così. Se è vero allora che gli USA puntavano alla “stabilità sociale dell’Italia per evitare che il PCI prendesse il potere” e che, Cossiga dixit, “eravamo a sovranità limitata” è anche vero che il modo in cui quella pace sociale sia stata ottenuta, soprattutto in materia economico-industriale, è figlia di scelte sovranamente italiche riconducibili al clientelismo italiano e ad una certa ideologia dominante nella DC.

Se è vero oggi che la UE ci “impone dei parametri” – che abbiamo sottoscritto e di cui siamo sovranamente firmatari – è vero che il COME essi vengano applicati sarà sempre una sovranissima scelta italica.

Se era vero che con Monti il paese era alla canna del gas e che la UE ci ha chiesto di uscire dalla spirale del debito, il COME è stata una scelta sovrana del Governo e del parlamento italiano.

Capire questi concetti è comprendere le basi della politica economica e che il resto – il “fottere prima di esser fottuti” è solo una lite da bar a cui si appicca il nome “Economia”. Significa abbandonare il modellino della Geopolitica alla Risiko e smettere di credere in quell’enorme bufala percettiva che sono i complottoni.


Postfazione: questo articolo non ha nessuna presunzione di essere scientifico. Trattasi dello sfogo di un blogger che cerca di capire da anni per quale motivo qualcuno può scrivere “a me va bene così e se andiamo male me ne frego, tanto non ci credo” e dormire sonni tranquilli. Dopo, ovviamente, averti augurato peste e corna. O come qualcuno può dire “è democrazia, abbiamo vinto e quindi stai zitto”.

 

Credits immagine: Opera derivata diffusa sotto “Fair Use” (Freibenutzung) – quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale


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