Disinformazia e fake news: perché la Siria è il capolavoro di Putin

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Come funziona la disinformazia del Cremlino? Potremmo capirlo guardandoci in casa, ma nulla è più esemplare del caso Siria.

Se esiste un argomento, o meglio un teatro geopolitico, in cui il potere delle fake news russe, ha dato il meglio di sé, quello è certamente la Siria.

Con la rivolta contro il regime di Bashar al-Assad, deflagrata nel 2011 sull’onda lunga delle cosiddette “primavere arabe”, la Siria è piombata in una rivoluzione, sfociata in una guerra civile, sfociata a sua volta in una guerra tra potenze regionali e internazionali.

Tenere il punto della situazione su ciò che accade nel Paese mediorientale è operazione assai complessa, specie se l’informazione che dovrebbe raccontare i fatti si dedica invece a dimostrare teoremi precostituiti. L’arma letale per conseguire tale obiettivo, ovviamente, è l’utilizzo spregiudicato di fake news.


Procediamo con ordine

Al volgere del 2011, col fiorire spontaneo di manifestazioni contro il regime di Damasco in tutto il Paese e con la formazione dell’Esercito Siriano Libero da parte di disertori delle truppe regolari, gli osservatori occidentali credettero fin troppo presto che Assad sarebbe stato rovesciato al pari dei suoi omologhi Ben Ali (Tunisia), Gheddafi (Libia) e Mubarak (Egitto).

A far invertire la rotta a quello che sembrava un confronto dall’esito scontato, però, intervennero diversi fattori. Primo tra tutti, l’ingresso in campo a fianco dell’esercito governativo di alleati esterni come l’Hezbollah libanese, l’Iran khomeinista (nell’idea egemonica di creare la famosa “mezzaluna sciita”) e da ultimo la Russia di Vladimir Putin (specialmente a partire dal biennio 2014-15).


L’arrivo dell’ISIS

Infine, ma non meno importante, arrivò la progressiva islamizzazione – in senso sunnita – della rivolta contro il regime alawita di Bashar al-Assad. Tale islamizzazione fu favorita da almeno 3 fattori.

  • Dall’esterno, sponsor regionali come Arabia Saudita, Qatar e Turchia favorirono l’ingresso in Siria di uomini, mezzi e fondi per il jihad sunnita.
  • Dall’interno, la concessione da parte di Assad di un’amnistia generale nel 2011, rimise in libertà noti estremisti destinati a diventare i capibanda di gruppi dell’islam militante. Tanto per fare qualche nome: Hassan Aboud (gruppo Ahrar as-Sham), Zahran Alloush (gruppo Jaysh al-Islam), Ahmad abu Issa (gruppo Suqur as-Sham).
  • Da ultimo, dulcis in fundo, a fare il resto ci pensò l’ingresso nello scacchiere siriano dello Stato Islamico nel 2014.

L’intervento russo ha consentito non solo che il regime di Damasco rimanesse in sella, ma anche di contribuire mediaticamente a quella che la galassia sovranista chiama “contro-informazione”, in russo “disinformazia”. Un concetto che riposa su un assunto ben preciso: esiste per definizione un’informazione mainstream che “non dice tutto”, assoldata dalle “élites globaliste” o da chissà quali “poteri forti”.

Ebbene, la propaganda russa – spesso amplificando quella del regime stesso – ha usato l’islamizzazione del fronte di opposizione al regime per ricostruire pezzo per pezzo l’immagine di Assad, ponendo l’occidente di fronte ad un aut aut. Da una parte c’è Assad, dall’altra i terroristi islamici. Una semplificazione grossolana, ma efficace.


L’opinione


il dittatore Assad

Sino al 2011 – quindi prima delle manifestazioni di piazza – Assad era considerato, piuttosto unanimemente:

  • A capo di un regime autoritario, ovviamente anti-democratico, di stampo “monarchico”, ovvero tramandato di padre in figlio dal colpo di Stato del 1963.
  • Il responsabile di una repressione sistematica contro svariati tipi di libertà personale, dove arresti per reati d’opinione, torture ed esecuzioni extra-giudiziarie da parte delle mukhabarat (servizi di intelligence) sono sempre stati la regola.
  • Al vertice di un sistema ben oliato di violazione sistematica dei diritti umani (Human Rights Watch e Amnesty International hanno sempre documentato tutto).
  • Il mandante dell’omicidio del premier libanese Rafiq Hariri nel 2005, nonché dell’ex segretario del Partito Comunista libanese, Georges Hawi, dell’intellettuale di fama mondiale Samir Kassir, dell’editore Gibran Tueni, del ministro Pierre Gemayel e del deputato Antoine Ghanem.

L’aiuto russo

L’elenco potrebbe continuare, ma grazie al potere della disinformazia russa (Sputik, Russia Today, Ruptly fino all’italianissima PandoraTv), oggi è assolutamente normale sentire in tutto il mondo (specie in quello Occidentale) uno story-telling su Assad completamente diverso.

Il presidente (non chiamatelo  “dittatore”, mi raccomando) viene dipinto, a seconda delle situazioni, quale:

  • Unico baluardo dell’Occidente contro lo Stato Islamico e il jihad, nonostante gran parte del lavoro sporco contro Daesh lo abbiano fatto le SDF curdo-arabe supportate dalla coalizione internazionale a guida Usa.
  • Protettore dei cristiani e delle minoranze, sebbene i morti ammazzati in Libano di cui sopra fossero tutti cristiani e nonostante molti cristiani siriani non siano assolutamente dello stesso avviso.
  • Araldo del nazionalismo arabo contro lo Stato d’Israele e in favore dei palestinesi, nonostante abbia causato più morti palestinesi Assad nei campi profughi in Siria che lo Stato Ebraico stesso.
  • Vittima del “solito” complotto occidentale a guida Usa-Israele per rovesciarlo e giustificare un intervento imperialista american, nonostante i documenti militari Usa dicano esattamente il contrario.

Volete alcuni esempi?

ZeroHedge, GrudgeReport, Breitbart e Steve Bannon negli USA. Marine Le Pen, Geert Wilders e tanti altri in Europa. Marcello Foa, PandoraTV, Primato Nazionale (legato a CasaPound), CasaPound, Diego Fusaro, ByoBlu etc. etc. in Italia.



Com’è stato possibile tutto ciò?

Ebbene, tocca ripeterlo, la guerra in Siria è stata senza dubbio il capolavoro della propaganda assadista e russa.

Incensando il dittatore siriano e sparando fake news a raffica sui suoi avversari – ribelli e Usa in primis – la disinformazia è riuscita a riabilitare quasi totalmente quello che solo 8 anni fa sarebbe stato definito senza mezzi termini un regime sanguinario.

Non solo.

La varietà degli argomenti usati dalla propaganda russo-assadista è stata talmente efficace da colpire il ventre molle di ogni spicchio dell’arco politico, conquistandone i favori anche in Italia. L’assadismo è divenuto, così, uno dei fenomeni più bipartisan della storia nostrana.


Assad e rossobruni

Il chiaro imprinting dittatoriale di Assad lo rende l’idolo indiscusso, appunto, di CasaPound e Forza Nuova, che con le rispettive onlus fanno la spola tra Italia e Siria esaltando la pax assadista. Lo stesso fanno esponenti dell’estrema destra europea come il francese Frederick Chatillon (neonazista attualmente braccio destro di Marine Le Pen).

L’apparente contrapposizione del regime alle angherie di Israele nei confronti dei palestinesi, insieme all’autodefinizione “socialista” del potere di Assad, ne fa il beniamino di gruppi e movimenti di sinistra ed estrema sinistra (con tendenze rossobrune) che invece difendono a spada tratta la causa curda.


Migranti


Lega e M5S pro-Assad

L’accostamento con Putin, invece, gli attira le simpatie della Lega, dove Matteo Salvini ha più volte sostenuto la “falsità” degli attacchi chimici su Khan Sheikhoun (2017) e Douma (2018), in pieno filone disinformazia russa.

Velatamente, ma neanche troppo, sono assadisti anche i penstastellati. “Riprendere le relazioni con il governo siriano di Bashar al-Assad” dice il sottosegretario agli esteri 5 Stelle Manlio Di Stefano “per arrivare ad una soluzione al disastro in Siria, che pesa sulla coscienza dell’occidente”. Perché quelli compiuti dallo stesso Assad non ci interessano.

“Questa la direzione che diversi governi europei sembrano voler intraprendere” aggiunge. Quali questi siano, non è dato saperli.


Media e Disinformazia

Come se non bastasse, la rinata fama di Assad come protettore dei cristiani lo ha reso un’icona positiva per giornalisti e redattori e persino direttori di giornali cattolici che ne tessono le lodi. Così, da Famiglia Cristiana a Radio Maria, leggiamo analisi e commenti che esaltano Assad, spesso speculando sul dramma vissuto – quello per davvero – dai cristiani in Medioriente.

Una magistrale operazione di white-washing che ha avuto nei media russi ed i loro outlet occidentali, i propri canali principali.

Un’operazione scientifica e chiaramente premeditata per far sì che questo, orrendo, capolavoro della propaganda potesse andare a buon fine.

Goodbye Siria.

(Disinformazia torna con la seconda parte a breve, sempre a cura di Francesco Petronella)


il Caffè e l’Opinione

Francesco Petronella: lavora nella sezione esteri del giornale online “il24.it” occupandosi di politica estera e Medio Oriente E’ editor per il magazine “Sedici Pagine” e per il blog collettivo sulla Siria “Le voci della libertà”. Ha scritto articoli per QcodeMag, Il Sussidiario e Treccani

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