Disenchantment: fra Simpson e Games of Thrones, su Netflix – l’Angolino

Disenchantment

In Disenchantment, su Netflix, i Simpson di Matt Groening incontrano Games of Thrones e i Monty Python. Il risultato è…nella recensione dell’Angolino di Matteo Affini.

In un mondo fantastico medievaleggiante, la principessa Tiabeanie (detta Bean) del regno di Dreamland sogna una vita normale, come quella di ogni teenager: ubriacarsi, divertirsi, sperimentare droghe e insomma, vivere fuori dalla bolla dorata (sic) della corte.

Formando un anomalo trio con il proprio demone personale Luci e l’elfo reietto Elfo, Bean non perderà occasione per fuggire di casa, bere qualunque cosa sia minimamente alcolica, organizzare party e sfuggire alla rabbia affettuosa di suo padre Re Zog.


Disenchantment, Groening e… Monty Python

Il grande ritorno di Matt Groening, l’ideatore di The Simpsons e Futurama, non delude affatto le aspettative e con Disenchantment, complice la piattaforma Netflix che gli garantisce una maggiore libertà, decide di scatenare il suo umorismo peculiare e la sua furia iconoclasta. Per questo crea un mondo fantasy che non può che richiamare immediatamente alla mente dello spettatore Games of Thrones, ma anche tutta la narrativa fantastica post-tolkeniana e gli innumerevoli cicli arturiani di svariati autori contemporanei.

Si gioca e si scherza con sprazzi di autentica genialità, battute e gag fulminanti, personaggi forse ancora un po’ acerbi (ma si tratta solo dei primi dieci episodi, dunque c’è spazio di manovra e sia con Futurama che con i Simpson, Groening ci ha abituato a valorizzare anche i personaggi ricorrenti e/o secondari) eppure già abbastanza definiti nella caratterizzazione. La satira contro religione, le sette, le superstizioni, verso la stessa rappresentazione diffusa di Medioevo piagato da morte, povertà e carestia tocca vertici raggiunti in precedenza solo dai Monty Python (Monty Python e il Sacro Graal, 1975 sempre su Netflix) e non si può pensare che a quest’ultimo film in svariate circostanze, specie nelle gag d’ambientazione con protagonisti personaggi che nulla hanno a che vedere con la trama principale.

E qui arriva la novità: a differenza delle precedenti produzioni di Groening, in Disenchantment la trama si fa di tipo puramente orizzontale, serializzando la narrazione come oggi è l’idea dominante sul piccolo schermo.

Non più episodi autoconclusivi dunque (I Simpson), né sottotrame sviluppate con orizzonti medio-lunghi (il rapporto tra Leela e Fry di Futurama), ma una vera e propria storyline unica scritta per svolgersi episodio dopo episodio. Con tanto di sequenza dopo i titoli di coda nell’ultimo episodio, e non dimenticatevene.


Come vederlo?

Il marchio di fabbrica di Matt Groening si vede eccome, chiaro e limpido, sia nello stile comico e nelle innumerevoli citazioni cinematografiche (tantissime) che nel trionfo dei buoni sentimenti, come l’amore paterno, l’affetto, l’amicizia. Senza volgarità, senza eccessiva violenza (si tratta comunque di un mondo conquistato dalle lame e popolato di esseri a volte ributtanti), senza tutti quei divertentissimi, ma a volte insostenibili momenti disturbanti che contraddistinguono altri cartoons come Brickleberry, i Griffin, American Dad.

Disenchantment è politically correct fino a un certo punto però, dato che su alcuni temi ci sono battute intelligenti eppure pesantissime. Mi raccomando però: non c’è altro modo per vederla che in lingua originale a) perché il cast vocale è ottimo e b) perché come ben sappiamo la qualità del doppiaggio delle produzioni Netflix è sempre in bilico tra l’insufficiente e lo scandaloso, anche se come in questo caso figurano tra i doppiatori professionisti come l’onnipresente Alessandro Quarta.

Dunque, un prodotto fresco e notevole, anche se paga un’animazione a volte scattosa, compensata però da una colonna sonora da urlo.


In chiusura

In un momento storico in cui il girl-power viene portato avanti con fermezza da potenze come Disney (Elsa di Frozen, Merida di Brave, ma pure a Rey e Jyn Erso di Star Wars), Divergent, Hunger Games e DC (Wonder Woman/Gal Gadot) l’idea portentosa di rendere protagonista un principessa veramente ribelle nel senso più “teenager” del termine, cioè l’essenza stessa della ribellione, è azzeccatissima.

E Bean è già un personaggio culto (al pari di Elfo), con tutte le sue contraddizioni, tipiche di ogni adolescente.ù

Bravo!, Mr. Groening, ora aspettiamo con ansia la seconda parte.


Disincanto (Disenchantment)

Disenchantment

Serie tv, 10 episodi

2018 Netflix

Voto: 8,5

Mantovano, classe 1986, cresciuto a pane, Spielberg e Zemeckis. Folgorato dalle stravaganze brit-pop di Edgar Wright e Matthew Vaughn. Rievocatore, romanziere, storico militare, non c’è cosa in cui non abbia fallito. Passioni? Star Wars, Star Trek, MCU, LotR, GoT. Da Allen a Zack Snyder, tutto va visto e valutato nel proprio ambito.
Fosse presidente del consiglio, vieterebbe cibarie e smartphone nelle sale.

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