Difesa comune europea: il come e i retroscena di una decisione “storica” – il Caffè del 14-11-2017

 Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO, e Federica Mogherini, alto rappresentante europeo per la politica estera, il giorno del varo di PESCO, l'iniziativa per la difesa comune europea. Foto:  NATO North Atlantic Treaty Organization  Licenza:  CC 2.0

Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO, e Federica Mogherini, alto rappresentante europeo per la politica estera, il giorno del varo di PESCO, l’iniziativa per la difesa comune europea. Foto:  NATO North Atlantic Treaty Organization  Licenza: CC 2.0

Mentre il processo di integrazione langue e quello fiscale rimane appeso ai veti incrociati dei singoli paesi membri, l’Unione Europea ha deciso di crescere comunque e lo fa con un deciso passo verso la creazione di una “difesa comune”.

Lunedì 13 novembre, infatti, i ministri degli Esteri e della Difesa di 23 paesi hanno sottoscritto la “Cooperazione Strutturata Permanente” (PESCO) un’iniziativa che, tradotta dal complesso gergo europeo, dovrebbe rappresentare l’ossatura del futuro esercito pan-europeo.


Sommario:

  • come nasce l’accordo
  • la cooperazione ed il futuro dell’esercito europeo
  • la Schengen militare e cosa vuol dire
  • come i singoli paesi vedono l’accordo: la rassegna stampa

I retroscena. PESCO nasce da un’iniziativa congiunta fra Parigi e Berlino, portata avanti dai due paesi come conseguenza al referendum sulla Brexit. Di difesa europea, infatti, si parla da decenni, ma proprio l’uscita della Gran Bretagna, peraltro principale oppositore di un “esercito europeo”, dall’Unione ha portato i due paesi a spingere sull’acceleratore, anche per dare un nuovo impulso al processo di integrazione.

Riguardo al come, la Francia proponeva un accordo più volto alla cooperazione industriale con un forte accento alla cooperazione atlantica, mentre Berlino preferiva optare per un accordo più euro-centrico. L’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e l’accresciuta percezione della minaccia russa, sia dal punto di vista militare che su internet, ha visto infine la vittoria della proposta tedesca.

La (ri)nascita delll’Europa? Per l’alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini “questo è un giorno storico per la difesa europea e per l’Unione”. La difesa europea, sottolinea, rimarrà infatti appannaggio della NATO, ma grazie a PESCO, l’Europa potrà essere maggiormente autonoma dall’alleanza atlantica nei diversi scenari internazionali.  

L’accordo, continua Mogherini, a cui spetterà la supervisione del programma, garantisce alla UE le risorse per operare una vera politica estera comuni, anche in termini di “hard-power”. Questo non significa che l’Europa diventerà una “macchina da guerra” o l’edizione 2017 “del poliziotto del mondo”, ma le permetterà alla UE di agire nel complesso scenario politico internazionali come potenza politica e non solo economica.

Un esempio? La creazione di un Quartier Generale permanente europeo a cui spetterà, fra l’altro, l’addestramento delle forze di sicurezza del Mali, della Somalia e della Repubblica Centrafricana.

Una decisione storica per l’Unione Europea e per la cooperazione atlantica

— Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO su PESCO

La “Schengen” militare. Più che un patto militare, infatti, PESCO sarà, infatti, un grande ombrello sotto cui far confluire i molteplici progetti dei singoli stati membri, razionalizzandone le spese e favorendo lo scambio di informazioni in materia, fra l’altro, di Cyber-sicurezza.

Questo avverrà attraverso la realizzazione di un’area di “libero movimento” di truppe ed equipaggiamenti a cui saranno collegati un centro di risposta rapida alle crisi internazionali e hub logistici comuni sparsi su tutto il territorio europeo oltre ai programmi di addestramento comune per gli ufficiali “europei”.

A tutti gli effetti, quindi, PESCO diventerà una sorta di “Schengen” militare il cui obiettivo finale sarà la costituzione di una forza armata pan-europea, sul modello tedesco-olandese: dal 2014, infatti, due terzi delle forze armate olandesi sono state integrate nell’esercito tedesco.

Di certo, per un continente in cui molti stati (o, meglio, molti elettorati) si guardano ancora in cagnesco, un passo importante.

Rimangono fuori dall’iniziativa, fortemente voluta rimangono Irlanda, Malta (entrambi paesi neutrali), Danimarca (tradizionalmente autonoma sul tema sicurezza), Portogallo (per motivi politici) e la Gran Bretagna, in uscita dall’Unione Europea.


PESCO e la stampa europea (e non solo)

Il varo della Struttura Permanente di Cooperazione è stata accolta in maniera diversa sui giornali europei e diventa un modo per comprendere meglio come il tema “integrazione” e “difesa” venga percepito a livello continentale.

Molto abbottonati i giornali tedeschi, paese in cui, per motivi storici, il tema “militare” non ha un gran appeal sul pubblico. “23 stati europei vogliono l’indipendenza dagli Stati Uniti” titola la Frankfurter Allgemeine Zeitung, omettendo nel titolo qualsiasi riferimento alla Germania. Più pragmatico il riferimento del settimanale Die Zeit che parla dell’auto “irrobustimento” dell’Europa, un concetto contestato dal quotidiano di sinistra die Tageszeitung che sottolinea come con PESCO il riarmo diventi un obbligo per la Germania.

In Francia, uno dei paesi promotori, le Monde sottolinea come PESCO agevolerà la costruzione di progetti militari comuni, rafforzando la sicurezza. Le Figaro, schierato nel campo dei Repubblicani, sottolinea la volontà francese di mantenere un impegno elevato, sottolineando come, però, PESCO sia una vittoria del governo uscente tedesco edi in particolare del Ministro della Difesa Ursula von der Leyen

In Spagna, el Pais, come Linkiesta in Italia, sottolinea i passi avanti che PESCO porterà nell’ambito della Cyber-sicurezza, mentre el Mundo evidenzia come, con PESCO, l’Europa dimostra che intende fare sul serio, sia in materia di difesa sia di “voler andare avanti” al di là dei veti incrociati.

Scettica la die Presse austriaca che titola “a piccoli passi verso la difesa comune” evidenziando come, nonostante i proclami, l’accordo non porti a vere novità dal punto di vista operativo.

Comprensibilmente critica Russia Today, di proprietà del governo russo, la quale avanza l’ipotesi di come la nuova “forza militare europea” possa essere usata in futuro per “fronteggiare l’instabilità sociale e politica di alcuni suoi membri”.

Diverso il punto di vista dalle NATO che sottolinea, tramite il proprio segretario Jens Stoltenberg, come PESCO vado a rafforzare la cooperazione fra l’alleanza atlantica e l’Unione Europea.


Per approfondimenti: 

– l’effetto Trump nella nascita della Difesa Comune: Reuters

– il ruolo tedesco nella nascita di PESCO: Defense News

– L’Europa e la difesa comune, il dibattito: NATO Review Magazine

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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