Democratico quindi rivoluzionario, chi l’avrebbe detto? – il Ristretto

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Non avrei mai pensato di crescere e sentirmi un “rivoluzionario”, perché democratico. Lasciate che vi spieghi.

C’erano una volta dei Repubblicani che si riunivano in gran segreto per creare uno stato moderno, non monarchico e unitario. Ci fu anche un periodo, poco prima, in cui i Liberali erano visti come pericolosi rivoluzionari che invocavano Diritti e Costituzione. Ci fu anche un periodo, più recente, in cui i Socialisti erano i tribuni del popolino, la “Sinistra” in generale dei beceri rivoluzionari che invocavano i diritti dei lavoratori.

C’era una volta in cui questa era l’Italia, anche se né il Regno, né la Repubblica esistevano ancora.

Poi venne la Guerra, la seconda, la sconfitta (giusta), la Liberazione e, con essa, la Democrazia. Come diceva Churchill  “la peggior forma di governo, escludendo tutte le altre che sono state provate di volta in volta”. Difatti è  il sistema imperfetto per eccellenza in quanto rimane l’unico che garantisce ai suoi oppositori la libertà di parola, quella di essere eletti e anche quella di sovvertila, ‘democraticamente’.

Un po’ come stanno facendo Orban, Erdogan, Putin, perché il rischio di eleggere politici molto poco democratici è la morte della democrazia stessa. Un suicidio.

Nascendo a ridosso degli anni 80, ho vissuto l’aberrazione Craxiana e poi Berlusconiana della Democrazia e, riconoscendone l’imperfezione, ho scelto di militare nella Sinistra alternativa, quindi Centri Sociali, Collettivi autogestiti, ‘un altro mondo è possibile’. In fondo quello era il modo per protestare il proprio dissenso contro un sistema basato sul compromesso continuo, sul liberalismo che diventava liberismo. In quel modo si protestava contro la corruzione, la mancanza di diritti sociali, contro le guerre eccetera.

Gli avversari erano i moderati democratici, quelli a favore dello ‘status-quo’. E poi c’erano gli ‘altri’, la destra estrema, quella che ora, camuffata di “buon-senso” e di “prima i poveretti italiani” sta egemonizzando culturalmente il paese. Quella parte, erroneamente, ai tempi, neanche la consideravo.

Ora, leggo, scrivo, mi guardo attorno e sento slogan quali nazionalismo economico (che fu la base del pensiero del P.N.F.), il “Prima gli Italiani” (possibilmente bianchi, magari cristiani e già che ci sono che votino Lega), la “famiglia è SOLO uomo e donna” o il sempiterno “patriottismo anti-UE”. Ascolto e mi chiedo: vista la direzione in cui stiamo andando, chi convoglierà il malumore, il dissenso giovanili e maturo verso uno stato democratico, nazionalista, autoritario e illiberale?

Torneremo alla Carboneria, alla Giovine Italia e ai CLN? I giovani passeranno dai Centri Sociali Autogestiti/Occupati ai Centri Liberali?

Al posto del CHE vedremo le maglie di Mazzini? O Matteotti?

Ci sentiremo dare del “fro**o liberale” invece che semplicemente “…comunista”?

O del “vattene in Afric…”, a no, quello già succede.

Il Ristretto è una rubrica di note ironiche e satiriche sugli eventi politici italiani, europei e mondiali. Un modo per ridere a denti stretti di quanto ci accade attorno.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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