Macron e Gilet Jaunes: la bufala italiana sul “deficit” francese

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Quando si parla di Francia e Macron, le bufale dei media italiani non mancano mai: come sui “due pesi e due misure” citati dal Fatto.

Il Fatto lo ha “fatto” di nuovo.

Banale gioco di parole a parte, oggi il Fatto Quotidiano pubblica un articolo “d’accusa”, puntando il dito contro il “silenzio” della Commissione Europea sulle “concessioni” di Macron ai Gilets Jaunes.

Proposte che, sottolinea l’articolo di Salvatore Cannavò, valgono 10 miliardi e portano il deficit al 3,5% con relativo aumento del debito pubblico legato all’aumento della spesa corrente.

“Nel silenzio del resto d’Europa”….

Bene, tutto questo è falso.


La situazione di Macron

I saldi sono reali e sì, quei 10 miliardi andranno a pesare sul debito francese futuro. Esattamente quello che scrivono altri giornali (tipo Lettera 43), i quali evitano, però, la ricerca della “differenza di trattamento” inutile, apologetica e propagandistica.

Perché dire che esistono 2 pesi e 2 misure, è una bufala creata ad arte. Ecco perché:

a) le concessioni non sono ancora nero su bianco e, come tali, non possono essere giudicate dalla UE. Nel caso Italiano, quel deficit è scritto nero su bianco in ogni documento prodotto dal MEF

b) i trattati stabiliscono finestre di verifica e la prossima è a marzo, come sottolinea anche l’articolo, in quel momento verranno giudicate le proposte francesi. Il caso italiano è incominciato a settembre.

c) il deficit francese al 2,8% è un “one-off”, una misura temporanea per concludere la riforma fiscale voluta da Macron, le previsioni di spesa 2020-2021 sono, appunto, molto più basse e più vicino al pareggio di bilancio che al 2% (o all’1%): il contrario del caso italiano.

d) per questi motivi il deficit strutturale francese (ovvero il nuovo debito al netto della crescita) era, prima delle “concessioni” -0,2%, quello italiano è, ancora, +1,6% (al netto della crescita prevista dal Governo).

e) i 10 miliardi proposti equivalgono allo 0,4% del PIL francese. Supponendo che le stime di crescita rimanessero tali, questo porterebbe il deficit strutturale francese al +0,2%, sempre molto sotto a quello italiano.

Tutto questo senza considerare la differenza fra il 98% del rapporto debito/PIL francese a fronte del 131% di quello italiano.


In breve


La ragione della UE

Come si vede, non sussiste una “differenza di trattamento”, ma due casi e due tempistiche diverse.

Ha ragione, quindi, Moscovici, sorry.

Non ci si può fermare al “ahhh, 3,5% e nessuno dice nulla”, quella non è informazione, è oscurantismo.

Con questo non vogliamo difendere Macron, ma puntare il dito contro un ariticolo (NB: non è solo il Fatto che lo fa) puntando il dito, ma decontestualizzando i dati per creare flame anti-Francia e anti-UE.

Un comportamento poco professionale e molto partigiano che sposa la tesi del Governo (e di un partito molto vicino – è il pubblico primario del Fatto) dei “2 pesi e due misure”:

Questo avviene perché il dato economico è, per sua natura, complesso e come tale più suscettibile alle manipolazioni ad hoc, come nel caso specifico del Fatto.

Au revoir.

Pubblicato su Facebook il 12 dicembre 2018


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