DEF e Manovra del Popolo: le domande dietro allo show dal balconcino

tria def

Il Governo ha approvato il DEF, documento di indirizzo per la “Manovra del Popolo” verso Reddito e Flat Tax, ma cosa dobbiamo, realmente, aspettarci?

La buona notizia è che non hanno ancora approvato nulla. Sì, Di Maio e i ministri pentastellati hanno fatto il loro show dal balcone di Palazzo Chigi applauditi dalla claque dei propri parlamentari, ma quanto approvato il 27 settembre rimane solo un documento di indirizzo.

La manovra, quella vera, arriverà a fine novembre, motivo per cui il Presidente Mattarella ha chiesto al Ministro dell’Economia e Finanze Tria di rimandare le dimissioni: c’è bisogno di qualcuno di serio ed affidabile per evitare danni ulteriori.

E qui finiscono le buone notizie.


Il DEF

“L’Italia vuole, di nuovo, fare debito” commenta Tobias Piller per la FAZ da Roma. “Il piano per il nuovo debito scatena turbolenze nei mercati italiani” aggiunge la Suddeutsche Zeitung.

“L’Italia approva una manovra ad alta spesa pubblica in un possibile scontro con la UE” aggiunge Angela Giuffrida sul The Guardian mentre Le Monde definisce il DEF “un nuovo dossier scottante sul piatto dell’Unione Europea”.

Le cifre sono impietose. Per finanziare quota 100 sulle pensioni (nota personale: per me significa andarci a 70 anni), la Flat Tax (a due aliquote) e il Reddito di Cittadinanza alias Sussidio di Disoccupazione tedesco, il governo ha scelto di indirizzare la manovra al 2,4% del rapporto Deficit/PIL. Per tre anni: un totale di più 7,2% di debito, senza considerare gli effetti dello spread (a 278 mentre scrivo).

“Facciamo come la Francia, siamo anche noi un paese sovrano” urlava Luigi Di Maio commentando la manovra al 2,8% varata da Macron (che è un Liberale) e così è stato. Solo che la Francia ha il debito al 99% del PIL, uno spread sui titoli di stato in doppia cifra e ha già fatto una pesante riforma fiscale negli anni passati. Inoltre, la manovra francese prevede quel deficit per un anno ed il rientro il 2020 (oltre a tagli che non vogliamo fare).


Redditi e Flat Tax

Diciamolo subito. Non c’è nulla di male a creare una manovra che riformi il sistema di assistenza sociale italiano e, in un contesto diverso, il Reddito di Cittadinanza alias Sussidio di Disoccupazione tedesco avrebbe un senso, come riportato in un post precedente. Magari operando in un contesto in cui l’evasione fiscale non è al massimo in Europa (soprattutto nelle regioni ricche come Lombardia e Veneto) o in un paese dove esistono reali investimenti in sviluppo ed innovazione (spoiler: non è questo).

Così, come puntalizza Michele Boldrin su Linkiesta, tutto diventa assistenzialismo di stato 2.0 in cui si premia chi non lavora garantendogli un reddito superiore a quello di chi, invece, lavora da precario. O in un paese che, per l’ennesima volta, premia chi ha evaso o chi paga poche tasse.

Perché se cercate bene, nello striminzito comunicato stampa quello che si nota è che, nella Manovra del Popolo, di chi paga le tasse, lavora ed è onesto, non si parla per niente.


Dal DEF alla Manovra

Per Francesco Galietti, fondatore della società di consulenza Policy Sonar, il 2,4% è conforme ai parametri europei, ma il risultato potrebbe essere più alto durante il dibattito parlamentare. “Potrebbe arrivare al 3%” conclude Galietti, che aggiunge “non credo, però, che la UE si fisserà sui semplici numeri, ma guardare di più la volontà di riformare la spesa e di combattere l’evasione.

Come fece con Antonio Costa in Portagallo. Per evitare la bocciatura di Bruxelles, la quale sembra non importare a Matteo Salvini, la manovra dovrà quindi contenere dei piani per le infrastrutture, misure strutturali (non ‘una tantum’ come la Pace Fiscale) per il contenimento dell’evasione (dove l’Italia ha il primato in Europa) e semplificazione legislativa.

Secondo quanto pubblicato da Repubblica, la semplificazione legislativa sembra far parte della manovra, ma la stessa contiene l’analisi costi-benefici sulle grandi opere, strumento più volte sbandierato dal M5S per opporsi alla Gronda di Genova, alla TAP, alla TAV e alla Pedemontana.


La UE ed il DEF

Critico anche Pierre Moscovici, il Commissario al Bilancio che ammonisce “l’Italia a perseguire una maggiore disciplina sul debito”, come riporta Die Zeit.

La Commissione, argomenta Moscovici, non ha interesse ad aprire un conflitto con l’Italia “ma non prova alcun piacere dal vedere che Roma non accetti le regole e non voglia ridurre il debito”. “Ogni Euro che viene usato per saldare i debiti, è un Euro in meno per le autostrade, per l’istruzione e per la giustizia sociale” aggiunte “alla fine è sempre il popolo a pagare”.

Lo sapremo il 15 ottobre, quando il DEF arriverà a Bruxelles, stavolta, magari con le cifre. Questo perché nel resoconto del Consiglio dei Ministri si parla di Reddito, di Flat Tax e di pensioni, ma mancano numeri, coperture, tagli, impegni e oneri. Una mossa propagandistica atta a fomentare i supporters evitando che gli stessi possano capire cosa succederà realmente.


Pura e semplice propaganda.

Dall’altra parte ci siamo abituati. In questi 120 giorni di governo abbiamo assistito allo sbandieramento di un decreto emergenziale senza cifre (quello su Genova), ad un decreto sicurezza che risolve il problema migranti aumentando il numero di clandestini e ad un condono fiscale ribattezzato “Pace Fiscale”.

Ora assistiamo al varo della Flat Tax che Flat non è e, soprattutto, del tanto decantato “Reddito di Cittadinanza”: il sussidio di disoccupazione alla tedesca ribattezzato in modo pomposo.

Parole, solo parole che hanno animato lo sterile dibattito online danneggiando, nel contempo, l’apparato produttivo del paese. Vedi la fuga di capitali esteri e lo spread sempre sopra i 200 punti. La diga, finora, era Giovanni Tria visto come il Ministro capace di moderare le tensioni populiste di questo governo. Un’illusione che si è spenta con l’annuncio del DEF e la sceneggiata dal balconcino.


Una crisi di credibilità

Il risultato è una manovra possibile che, brandendo parole come povertà ed equità, si rifiuta, per l’ennesima vollta di rendere competitivo il paese. Il che non significa tagliare salari, pensioni ed ammortizzatori, ma svecchiare un impiano burocratico (e produttivo) che è la negazione della contemporaneità. Basta dire che l’Italia, con la Grecia, è l’unico paese a non aver recepito la direttiva europea sul Reddito di Base o che, a parità di cuneo fiscale, non riusciamo a competere con Svezia e Germania oltre che con la Francia, che ha un cuneo superiore al nostro.

Avremmo bisogno di politici che abbiano il coraggio di intervenire su questo che creerebbe lavoro e ricchezza. Invece, con il DEF questo governo ha deciso di rimangiarsi ogni impegno di riduzione del debito concordato con Bruxelles. Un obiettivo, occorre dirlo, che non è fatto “perché a Bruxelles ci odiano”, ma perché quel 131% di rapporto Debito/PIL rimane l’unica perdita di sovranità di questo paese.


Le domande aperte

Non potremo mai fare come la Francia se non disinneschiamo prima il debito, e questo a priori della nostra partecipazione o meno all’Europa.

Intanto, grazie al DEF, perdiamo credibilità e gli investitori, come dimostra la borsa di Milano, cominciando a chiedersi cosa aspettarsi da questo governo.

E noi? Cosa dobbiamo aspettarci come italiani?

Quale direzione intende prendere il paese?

Siamo certi di voler andare alla rottura con l’Europa, anche se questa fosse solo una mossa per ottenere maggiore flessibilità?

Questo sono le domande che il DEF riporta al centro della discussione e in questo contesto desta preoccupazione la centralità avuta dall’euro-critico Paolo Savona negli ultimi giorni. Il Ministro agli Affari Europee, complice il Governo, ha di fatto esautorato Tria agendo in qualità di consigliere economico, anche in quegli incontri, la maggioranza, in cui il titolare dell’Economia e Finanze non era presente.

Il sospetto è che ci stiamo preparando ad uno scontro senza quartiere con la UE allo scopo di ottenere flessibilità e finanziamento del debito da parte dei partner europei (altamente improbabile).

Sullo sfondo quel Piano B (e Savona, Borghi, Bagnai…) che aleggia sul paese dal primo giugno.


Letture aggiuntive e fonti

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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