Debito ed investimenti: la sfida italiana all’Europa e la corsa alla Cina

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L’italia sfida l’Europa sul debito. Il rischio esiste, si parla di troppo ottimsimo e mancano investimenti. Per questo Roma guarda a Pechino

“Stime troppe ottimistiche” afferma Alberto Gallo del fondo Algebris Investments. “Misure che suggeriscono un significante rischio di disavanzo fiscale qualora l’economia rallentasse” aggiunge Axel Botte della Ostrum Asset Management.

L’oggetto del contendere sono le cifre di aumento del PIL contenute nella Nota di aggiornamento del DEF (Nadef) presentate il 4 ottobre dal Ministro dell’Economia Giovanni Tria: 1,5 per il 2019, 1,6 nel 2020, e 1,4 nel 2020.

Per lo stesso triennio, a fronte di un rallentamento complessivo della crescita in tutta Europa, complice la guerra commerciale di Donald Trump, il FMI stima una crescita per il paese del 1,1 nel 2019, dello 0,9 nel 2020 e 0,8 nel 2021. Leggermente migliore, ma sempre sotto le stime italiane, l’outlook di Bloomberg: 1,1 nel 2019/2020 e 1,0 nel 2021.

Il Governo italiano, però, non ci sta. Per Tria, infatti, “gli obiettivi sarebbero certamente ambiziosi, ma non irrealistici”. Anzi, aggiunge il Ministro, “potrebbero anche essere superati” per via della semplificazione burocratica prevista (ma non presentata) e il “largo piani di investimenti” anch’esso annunciato e non presentato.

Qualcosa però non quadra. A fronte di uno scenario che l’Italia considera positivo, il Nadef, sottolineano da Bloomberg, riporta un aumento del deficit strutturale italiano del 1,7% annuo sul triennio 2019/21. Un parametro che indica l’indebitamento al netto delle manovre una tantum e della congiuntura economica, sia essa positiva o negativa.


Dai Mercati all’Europa

A fronte di queste cifre, +0,9 rispetto alle tabelle europee, la sfiducia, in Europa rimane fortissima. “il Def così concepito”, ha dichiarato un funzionario europeo alla Reuters, “significa che l’Italia, e l’Eurozona con essa, si sta avviando verso la prossima crisi”.

Il rischio è concreto. Con 277 miliardi di euro di debito “il giudizio generale è che l’Itala sia troppo grande per essere salvata dal Meccanismo di Stabilità [il fondo intervenuto in Grecia, ndr]. Per farlo, inoltre, continua un altro funzionario “bisogna convincere i rimanenti 26 paesi europei, per primi i nordici” e questi, alla luce dello scontro in atto, “non sembrano intenzionati a pagare l’eventuale default italiano”.

L’alternativa, allora, sarebbe un “massiccio piano di ristrutturazione del debito”, i due terzi del quale sono in mano alle istituzioni ed ai risparmiatori italiani che sarebbero chiamati a usare i propri risparmi per evitare il default. Quella “presa di responsabilità del popolo italiano” che il leghista Claudio Borghi indicava come una delle condizioni base per il ritorno alla Lira: che gli italiani paghino, con il proprio risparmio, quel debito che blocca il paese.

Questo, per chi non lo sapesse, è il contenuto del famigerato Piano B del sito Scenari Economici. Quello introdotto, ed ispirato, dal Ministro Paolo Savona, da molti visto come il vero consulente economico del Governo.


 


Lo scontro sul debito

Nonostante le smentite del Ministro dello Sviluppo Economico Luigi di Maio (“l’Italia non vuole lo scontro con la UE”), il confronto con Bruxelles sarà aspro e a poco servono le parole concilianti di Tria. “Auspico che il dialogo con la Commissione rimanga aperto e costruttivo” ha scritto il Ministro dell’Economia, ma, al di là delle preoccupazioni di Mario Draghi, in Europa “ci si prepara ad un livello di scontro mai visto finora”.

Una cattiveria gratuita dell’Europa? Non proprio. Certamente si tratta di una reazione dura a quella che viene vista dagli altri governi europei come una sfida troppo grande per passare inosservata.

Tutti i grandi paesi europei hanno sempre agito in maniera “lassista” alle norme fissate nei trattati, ma stavolta, come ha notata l’economista Megan Greene di Manulife, l’Italia “non finge nemmeno di giocare con le regole europee”.

Aggiungiamoci che, dopo aver ottenuto la “quota 100” sulle pensioni, Salvini ha rilanciato “quota 41 come totale massimo di contributi per andare in pensione. Una riforma da ulteriori 12 miliardi di euro che sembra non una sfida, ma un atto di vera guerra alla UE.

Come tale è l’avvicinamento fra Roma e Pechino.



L’alternativa italiana

Secondo quando riportato dal sottosegretario al MEF, Michele Geraci, l’Italia guarderebbe alla Cina per quel piano di investimenti sbandierato dal Premier Conte come il “maggiore nella storia del paese dal dopoguerra”.

“Staremo valutando come l’Italia possa diventare il partner principale della Cina nel Belt and Road Initiative” ha affermato Geraci, il piano noto anche come “Grande Via della Seta”. Allo scopo di agevolare tale collaborazione il Governo ha prodotto un memorandum di due pagine. Questo comprende, fra l’altro il sistema WeChat di Tencent (l’alternativa cinese, a controllo nazionale e censurata, a WhatsApp) e svariate collaborazioni in Africa, ma non solo: contiene anche il dossier Alitalia.

Stiamo quindi cedendo alla Cina per finanziare il nostro debito, in barba ad ogni sovranismo sbandierato dal Governo? Il dubbio rimane anche, e soprattutto, perché lo stesso Nadef contiene un piano di 10 miliardi di euro in privatizzazioni. A scopo informativo segnaliamo che il Tesoro mantiene il controllo di:

  • Enav (aereoporti);
  • ENI (energia)
  • Leonardo (aereospazio)
  • Poste
  • FS
  • MPS
  • Sogei (informatica)
  • Ram (autostrade del Mediterraneo)
  • RAI

Un pacchetto certamente interessante, soprattuto per Pechino. In cambio l’Italia chiederebbe investimenti in nuovi porti, infrastrutture stradali e ferroviarie nonché aeroporti.

Nel 2017, l’allora Governo italiano aveva deciso di fare fronte unico con Francia e Germania per limitare gli investimenti cinesi sugli asset e le infrastrutture europee. Posizione che, come dimostrano le parole di Geraci e i viaggi di Tria a Pechino, sembra ora venir rovesciata: per finanziare il debito e il sovranismo anti-UE ci servono soldi e quelli, i cinesi, ne hanno a iosa.

Se poi ci fosse la crisi del debito, Geraci non ha dubbi: “non dobbiamo preoccuparci della Cina, è la BCE che ha il debito italiano”. “Inoltre”, aggiunge “le dimensioni dell’economia italiana la mettono al sicuro dalla trappola del debito”

Esattamente quello di cui, ormai, dubitano sia in Europa che nei mercati.


Letture ed approfondimenti


Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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