La crisi politica tedesca ed altre notizie dall’Europa – il Ristretto del 22-11-2017

 Martin Schulz, alta la pressione sul leader della SPD per un compromesso di governo con la CDU di Angela Merkel. Foto:  SPD Schleswig-Holstein  Licenza:  CC 2.0

Martin Schulz, alta la pressione sul leader della SPD per un compromesso di governo con la CDU di Angela Merkel. Foto:  SPD Schleswig-Holstein  Licenza: CC 2.0

La Germania tenta in extremis di evitare il ritorno alle urne: centrale la SPD di Martin SchulzItalia e Francia nel mirino della Commissione Europea – L’apertura alla Spagna degli indipendentisti catalani.


 

Sommario:

  • i colloqui del Presidente federale
  • le accuse a Martin Schulz
  • le fratture nei partiti
  • le preoccupazioni europee sui conti italiani
  • il passo di lato degli indipendentisti catalani

Nei prossimi giorni, il Presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier incontrerà i leader dei partiti politici presenti dentro il Bundestag. Tutti, compresa l’estrema destra della AfD e la Sinistra della Linke.

Lo rende noto l’ufficio stampa del Castello di Bellevue, la sede della presidenza federale. Con questi incontri Steinmeier intende “costruirsi un’idea generale sulle diverse posizioni presenti in Parlamento” allo scopo di vagliare tutte le opzioni prima di, eventualmente, annunciare nuove elezioni.

L’obiettivo rimane cercare una maggioranza di governo perché, argomenta Steinmeier “non si può semplicemente scaricare la responsabilità agli elettori”. Centrale sarà l’incontro di giovedì fra il Presidente ed il Segretario della SPD Martin Schulz, in cui Steinmeier cercherà di convincere l’ex-compagno di partito a fare un passo verso Angela Merkel.

La CDU all’attacco

“La Germania ha bisogno di un governo stabile ed anche l’Europa, in questi tempo incerti ha bisogno che la Germania si dia un governo capace”. Così la facente funzione di Segretaria della CDU Julia Klöckner ha accusato socialdemocratici e liberali di “mancare di responsabilità costituzionali” per il rifiuto dei primi di formare una grande coalizione e, per i secondi, l’abbandono delle trattative sulla coalizione Jamaica.

L’attacco si rivolge in particolare a Martin Schulz, il leader della SPD, secondo il quale la “grande coalizione” sarebbe stata bocciata dagli elettori. Per Klöckner, “l’ultra-europeista Schulz” starebbe anteponendo gli interessi del proprio partito a quelli “della Germania e dell’Europa, agevolando la stagnazione del processo di integrazione”.

Porre fine all’impasse e formare un nuovo governo con la CDU o con i Verdi sarebbe, chiude l’esponente cristiano-democratica, un modo per Schulz e lo SPD di “accettare le proprie responsabilità” e, soprattutto “il mandato dei propri elettori”.

Schulz sotto accusa

Sale la pressione istituzionale e da entrambi i fronti, SPD e FDP, arrivano i primi segnali di cedimento.

Per il segretario della sezione berlinese della SPD, Ralf Stegner, andare, come vorrebbe Schulz, a “nuove elezioni sarebbe un forte segnale a favore della perdita di credibilità del partito”.

Opinione simile esprimono Matthias Miersch, leader della sinistra, ed il vice-segretario SPD Thorsten Schäfer-Gümbel che invitano il resto del partito a prendere in considerazione “almeno” l’appoggio esterno ad un governo di minoranza.

Più caustico Achim Post. Per il segretario socialdemocratico in Nordreno-Westfalia, nella costituzione “non ci sarebbe scritto che si debbano tenere nuove elezioni” in risposta all’uscita della FDP dai negoziati. Al contrario, “i partiti hanno l’obbligo di cercare una soluzione atta a superare la crisi”.

“Le elezioni anticipate sarebbero l’ultima carta da giocare” sostiene Stefan Zierke, rappresentante dei parlamentari della ex-Germania Orientale al Parlamento. Per evitarla, continua, la SPD dovrebbe vagliare tutte le opzioni, compresa “la Grande Coalizione”.

Da parte sua Schulz sottolinea come la SPD sia “cosciente delle proprie responsabilità” e si dice “certo che nelle prossime settimane, si troverà una soluzione”.

I dubbi dei liberali

In casa dei liberali Christian Lindner nega che ci possa essere una “seconda chance” per la coalizione Jamaica. La colpa, continua il segretario della FDP, sarebbe di CDU e Verdi che vorrebbero costituire un governo “sostanzialmente nero-verde” con i voti dei liberali. 

Sempre i Verdi, chiosa Lindner, sarebbero inoltre responsabili di una “campagna condita da teorie complottistiche” contro i liberali che “niente hanno a che vedere con un rapporto di fiducia reciproca”. 

Rimane, invece, possibilista la Segretaria Generale del partito Nicola Beer. Gli ostacoli per il ritorno a trattare sarebbero alti, ma potrebbero essere superati se “sul piatto arrivassero nuove proposte”: magari un maggior peso dei liberali rispetto a quello che la FDP ha definito un “governo sostanzialmente nero-verde”. 

L’alternativa, comunque, non devono essere le elezioni. Per la FDP, cristiano-democratici e socialdemocratici hanno i numeri per formare un governo. Se ciò non dovesse concretizzarsi, la colpa, dice il fronte liberale, sarebbe solo della SPD.


I dubbi europei su Francia e Italia.

La Commissione Europea si è detta preoccupata per la situazione di Francia e Italia in relazione alle regole europee sul deficit fiscale. La notizia è arrivata dopo la tradizionale revisione delle leggi finanziarie operata dalla Commissione sui paesi membri dell’Eurozona.

L’Italia dovrebbe introdurre misure per “ridurre ulteriormente l’alto debito pubblico” attualmente del 132.1% del PIL. La finanziaria licenziata da Gentiloni si propone di abbassare il PIL al 130,8%, ma Bruxelles chiede un’ulteriore riduzione dello 0.3%, equivalente ad una manovra bis da 3.5 miliardi.

Per la Francia la Commissione ha notato delle “significanti deviazioni” dagli obiettivi fiscali concordati fra Bruxelles ed il governo francese in estate.

Entrambi i paesi, assieme a Austria, Belgio, Portogallo e Slovenia correrebbero il rischio, inoltre, di superare il limite del 3% nel rapporto deficit-PIL.


 Oriol Junqueras, leader della Sinistra Repubblicana Catalana. Foto:  Marc Puig i Perez  Licenza:  CC 2.0

Oriol Junqueras, leader della Sinistra Repubblicana Catalana. Foto:  Marc Puig i Perez  Licenza: CC 2.0

I partiti indipendentisti e l’apertura alla Spagna

Si avvicina la data del 21 dicembre, giorno delle elezioni regionali catalane, e i toni fra Madrid e Barcellona sembrano stemperarsi.

Secondo quanto riportato da un intervista a Repubblica, il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy sarebbe pronto ad avviare un processo di riforme costituzionali. Questo avrebbe lo scopo di riportare tranquillità nel paese, nonostante, afferma Rajoy, la Spagna risulti già uno dei paesi più decentrati d’Europa.

In Catalogna, intanto, Junts per Catalunya, la nuova formazione politica che fa capo al PDeCAT di Carles Puigdemont, e la Sinistra Repubblicana di Oriol Junqueras (primo partito della regione) sarebbero pronte ad abbandonare la via unilaterale per l’indipendenza. Questo avverrebbe mediante una risoluzione controfirmata in cui entrambi i partiti si proporrebbero di aprire negoziati bilaterali con la Spagna e l’Unione Europea.

Contrari gli anticapitalisti del CUP che vedono la risoluzione ERC/PDeCAT come una “capitolazione alla repressione”.

Intanto, nei sondaggi continua l’avanzata del CeC, frangia catalana ed autonomista di Podemos, ed il fronte unionista guidato dai liberali di Ciudadanos e dal Partito Socialista.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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