Corea del Nord – La CIA contro WikiLeaks – Lo stallo francese – A Dortmund non sarebbe stata l’ISIS- il Ristretto del 15-4-2017

  La foto del giorno.  Il confine fra Corea del Sud e Corea del Nord.   al centro delle tensioni degli ultimi giorni.   Da una parte gli USA - alleati del governo di Seul - stanchi delle continue provocazioni del regime, il quale, da parte sua, è pronto a leggere il bluff di Washington. Il rischio -  dice la Cina  - è la guerra. Foto:  Dickson Phua  Licenza:  CC 2.0

La foto del giorno. Il confine fra Corea del Sud e Corea del Nord. al centro delle tensioni degli ultimi giorni. Da una parte gli USA – alleati del governo di Seul – stanchi delle continue provocazioni del regime, il quale, da parte sua, è pronto a leggere il bluff di Washington. Il rischio – dice la Cina – è la guerra. Foto: Dickson Phua Licenza: CC 2.0

Il direttore della CIA attacca WikiLeaks definendo il noto sito informativo: “un’agenzia di intelligence ostile”. In Francia avanza il candidato di sinistra di Mélechon, il quale potrebbe anche entrare al secondo turno o assolvere al ruolo di ago della bilancia al ballottaggio. In Germania gli inquirenti tedeschi abbandonano la pista islamica per l’attentato di Dortmund: si tratterebbe di depistaggio. La foto del giorno: le tensioni in Corea del Nord.

Gli Stati Uniti contro WikiLeaks. Durante il suo primo discorso pubblico in qualità di direttore della CIA, Mike Pompeo ha formalmente accusato WikiLeaks di operare in qualità di “servizio ostile” agli Stati Uniti. Secondo l’ex-parlamentare repubblicano, infatti, il sito fondato da Julian Assange – definito dal come “codardo” e “imbroglione” – sarebbe “un servizio di intelligence non-statale” spesso complice di stati “come la Russia”.

WikiLeaks è famoso per pubblicare documenti riservati di provenienze statale o corporativa fatti trapelare dall’azione di “pentiti” – come nel caso del Cablegate nel 2010 o il  Vault 7 del 2017 – o hackers, come nel caso delle mail trafugate dall’hacker Guccifer 2.0 ai danni del Comitato Nazionale Democratico. Proprio quest’ultimo caso – sostiene Pompeo assieme alle altre agenzie di sicurezza statunitensi – dimostrerebbe i legami fra i servizi di intelligence russi (GRU) – a cui sarebbe legato Guccifer 2.0 – e WikiLeaks. Nel caso specifico, WikiLeaks avrebbe agito in qualità di megafono il per il materiale trafugato dagli hacker e considerato “dannoso” per la campagna elettorale di Hillary Clinton, considerata “sgradita a Mosca”. Alcune delle oltre 20.000 mail pubblicate, infatti, avrebbero messo in luce comportamenti leciti, ma moralmente scorretti, messi in atto dai membri della campagna per Hillary Clinton nei confronti del suo avversario alle primarie democratiche, Bernie Sanders.

 Il direttore della CIA, Mike Pompeo. Foto:  Gage Skidmore  Licenza:  CC 2.0

Il direttore della CIA, Mike Pompeo. Foto: Gage Skidmore Licenza: CC 2.0

A confermare tale notizia ci sarebbe il fatto che gli hackers avrebbero trafugato materiale confidenziale anche dai server del Comitato Elettorale Repubblicano, ma tali mail non sarebbero state – ancora – pubblicate. L’accusa di Pompeo non è nuova e riprende quella del giornalista Joshua Keating, il quale, nel 2012, sottolineò come “le principali operazioni [del sito] prendono di mira gli Stati Uniti o le corporation statunitensi”. L’attacco di Pompeo a WikiLeaks è poi proseguito attaccando il sistema di finanziamento del sito, ancora ignoto.

La polemica segna un cambio di tendenza dell’amministrazione Trump – di cui Mike Pompeo è un esponente – verso il noto sito di informazione. Quando Wikileaks pubblico le mail del Comitato Democratico, Trump commentò la notizia con un: “io amo WikiLeaks”. Lo stesso Pompeo si era espresso – ai tempi – a favore del sito.

Immediata la risposta del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. Dal suo alloggio nell’ambasciata ecuadoregna a Londra, risponde alle accuse di Pompeo in maniera ironica. WikiLeaks, riporta Assange, sarebbe stata defintia “un agenzia di intelligence non-statale da un agenzia [la CIA] responsabile per la nascita di al-Qaeda, dell’ISIS [..] e Pinochet”.

Assange – mediante un comunicato ufficiale di WikiLeaks  – ha poi sottolineato come Pompeo, invece di occuparsi di Corea del Nord e Siria, abbia usato il suo primo discorso ufficiale per attaccare “un agenzia di stampa premiata e con milioni di lettori”. Proprio accuse del genere dimostrerebbero – continua Assange – “la necessità della libertà di stampa e dell’azione di WikilLeaks”. Pompeo non sarebbe, quindi, differente dai vari Erdogan, Assad e i principi sauditi, esponenti di “regimi autocratici che hanno cercato, fallendo, di censurarci“.


 Jean-Luc Mélenchon, l'outsider che rischia di far saltare il banco alle elezioni presidenziali francesi del 2017. Foto:  Pierre-Selim  Licenza:  CC 2.0

Jean-Luc Mélenchon, l’outsider che rischia di far saltare il banco alle elezioni presidenziali francesi del 2017. Foto: Pierre-Selim Licenza: CC 2.0

L’incertezza della Francia. Ad una settimana dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi del 23 aprile, una cosa sembra certa: Marine Le Pen non diventerà Presidente della Francia. La candidata del Front National è infatti data perdente al secondo turno a prescindere dal nome del suo avversario di turno. Questo se Le Pen dovesse poi accedere al secondo turno, un eventualità che appare molto meno certa di quanto lo fosse un mese fa. Negli ultimi giorni, al seguito dei dibattiti televisivi, quella che era una corsa a due fra Emmanuel Macron e la leader populista, sembra essersi completamente riaperta.

Le ultime rilevazioni segnalano la costante ascesa del candidato della sinistra indipendente Jean-Luc Mélenchon, a cui il sondaggio BVA attribuisce il 20% delle intenzioni di voto alla pari con il candidato repubblicano – e favorito della prima ora – François Fillon (20%). In testa risulta stabile Emmanuel Macron (23%) seguito da Marine Le Pen (22%).

 Il gioco

Il gioco ” Fiscal Kombat ” promosso dal comitato elettorale di Mélenchon, dove, nei panni del candidato il giocatore andrà a caccia dei soldi evasi al fisco.

A sinistra contro tutti. Ex-Ministro dell’Educazione del governo Jospin, Jean-Luc Mélenchon è il leader e fondatore del movimento La France Insoumise (la Francia non remissiva). Obiettivo del movimento – nato nel 2016 dal Partito della Sinistra francese – è di eleggere un’assemblea costituente verso la “Sesta Repubblica” ed implementare il programma votato in rete dai militanti. Fra i punti principali: salario minimo a 1300 euro al mese netti, l’uscita dalla NATO e riduzione dell’orario di lavoro dalle attuali 35 ore settimanali a 32. 

Per i suoi critici “un esempio del populismo massimalista di sinistra”, un “sovranista” dalle posizioni assimilabili a quelle di Marine Le Pen, Mélenchon è diventato nei fatti uno degli aghi della bilancia per il secondo turno delle elezioni. Secondo un sondaggio promosso dal sito POLITICO, l’80% dei suoi sostenitori è pronto ad astenersi al secondo turno qualora Mélenchon non fosse presente. Non si formerebbe così quel “fronte repubblicano” anti-populista che porta alla sconfitta dell’estrema destra di Jean-Marie Le Pen -padre di Marine – al ballottaggio del 2002.

L’obiettivo? Evitare l’elezione del “banchiere” – per via del suo passato presso il gruppo Rotschild – Emmanuel Macron, ex-socialista, visto come “traditore degli ideali della sinistra”. Poco importa se questo portasse alla vittoria di Marine Le Pen: per Mélenchon non ci sarebbero differenze.


 Il bus del Borussia Dortmnd danneggiato dalle esplosioni avvenute sulla strada per lo stadio, martedì 11 aprile. Foto: Maja Hitij/Getty Images News / Getty Images

Il bus del Borussia Dortmnd danneggiato dalle esplosioni avvenute sulla strada per lo stadio, martedì 11 aprile. Foto: Maja Hitij/Getty Images News / Getty Images

I dubbi sulla pista islamica. Gli inquirenti tedeschi avrebbero “seri dubbi” sull’autenticità della rivendicazione jihadista riguardo l’attentato compiuto martedì 11 aprile ai danni del bus del Borussia Dortmund. In quel frangente, tre ordigni esplosivi sono stati fatti detonare a pochi metri dal mezzo di trasporto che portava i giocatori della squadra tedesca verso lo stadio dove era in programma la sfida di Champions League contro il Monaco. Il giocatore del Borussia Dortmund Marc Batra è rimasta ferito in seguito all’esplosione.

Sul luogo dell’attentato erano state ritrovate tre lettere identiche scritte in tedesco in cui l’attacco veniva rivendicato “in nome di Allah” come ritorsione per l’invio in Siria dei Tornado da ricognizione tedeschi. Gli inquirenti, riporta la televisione pubblica tedesca ARD, ritengono che queste lettere siano false e sarebbero state scritte al solo scopo di attribuire l’attentato a sedicenti “terroristi islamici”.

La polizia non intende rivelare ulteriori informazioni fino alla chiusura delle indagini. Intanto, il quotidiano berlinese Tagesspiegel avrebbe ricevuto una rivendicazione da parte di un gruppo di estrema destra. Nella mail, i sedicenti attentatori avrebbero inneggiato ad Adolf Hitler contro il multiculturalismo – di cui il calcio tedesco è un simbolo – suggerendo altri attacchi per il 22 aprile, data di nascita di Hitler.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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