Il paese della supercazzola, di Conte e degli Stati Generali

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Parliamo d’economia. O, meglio, parliamo di quello che in Italia viene chiamato “economia” e “pianificazione industriale”: la supercazzola!

In origine fu la Legge di Bilancio del governo Conte II (M5S-PD-IV-LeU) intesa a correggere gli errori della Manovra del Popolo del governo Conte I (M5S-Lega), quella che era stata fatta per “rilanciare l’economia del paese”. Una legge che in realtà è servita a posticipare l’aumento dell’IVA (a debito) mantenendo in piedi leggi inefficienti o dannose come il RdC e Quota 100.

Non sapremo mai come sarebbe andata realmente a fine anno, ma a gennaio, prima dell’esplosione mondiale del Covid-19, le previsioni più positive vedevano il Pil in “crescita” dello 0.1%

Con la pandemia sono arrivati, in seguito, i vari commissari per la “chiusura”, quelli poi per la “riapertura” e, infine, quelli per “il rilancio” che sono culminati nel “piano Colao”, idealmente il faro su cui orientare la nuova Italia post-pandemia, o almeno così professava il Governo.

Abbiamo quindi un piano per rilanciare il paese no?

Non proprio perché subito dopo la pubblicazione del piano, siamo passati agli Stati Generale per l’Economia, fortissimamente voluti da Conte (e Casalino) per interloquire con le “menti brillanti del paese” non per essere una passarella, ma come occasione per “progettare il rilancio del paese”… in uno scenario idilliaco come Villa Pamphili a Roma.

E il “piano Colao”? E i decreti già fatti? Dove sono spariti?

Non lo sappiamo. Quello che, però, sappiamo è che gli Stati Generali si sono conclusi e il Governo ha subito annunciato l’inizio di nuove consultazioni per poi dividersi al primo annuncio di Conte: l’abbassamento temporaneo dell’IVA.

Il dubbio è che tutti questi piani servono per nascondere la totale mancanza di un piano così che mi sono chiesto se a parte capire questo, cos’altro ci hanno mostrato gli Stati Generali?

Nello specifico tanto, almeno per me.



Ignoranza e governo

1. Gli italiani, in stragrande maggioranza, hanno bisogno di credere che la politica controlli – o almeno provi a controllare – ogni aspetto dell’economia, della società e della vita del paese.

Ne hanno bisogno perché, evidentemente, sono terrorizzati dal dubbio, dall’incertezza. Probabilmente hanno paura di mettersi in gioco, del non avere un reddito fisso, del rischio di impresa, del futuro non solo come commercianti, liberi professionisti, ma soprattutto a livello di “sistema paese”.

Per questo devono credere – ed i vari governanti italiani sono ben propensi a illuderli che questo sia possibile – che ripresa economica, lavoro e redditi possano essere decisi a tavolino e materializzarsi dal nulla grazie a elargizioni pubbliche.

2. Gran parte dell’elettorato italiano – indipendentemente dall’area politica – non è capace di distinguere fra supercazzola e annuncio, fra possibilità e realtà, anzi, gli annunci diventano realtà almeno fino al prossimo annuncio.


Il Governo e l’opposizione

3. Il populismo italiano – fenomeno trasversale che non interessa solo l’area sovranista definibile come “di destra” – incute un certo timore agli altri grandi d’Europa. Questo avviene non per un reale timore verso le capacità politiche degli italo-populisti di governo o d’opposizione, ma per realismo.

Siamo un paese con un forte analfabetismo funzionale, in cui le fake-news diventano parte della dialettica politica tipo affermare che la Germania violi i trattati o che l’Olanda sia un paradiso fiscale o che la UE sia governata al di fuori di ogni processo democratico. Siamo un paese, inoltre, in cui il “complottismo” è diventato endemico e non viene contrastato – come dovrebbe – a livello politico, ma usato per ottenere voti (vedi Salvini, vedi M5S o la nascita di movimenti come i Gilet Arancione di Pappalardo).

A fronte di tutto ciò, i nostri partner hanno realisticamente paura che una decisione o una propaganda politica scellerata (di cui abbiamo visto svariati esempi anche negli ultimi mesi) unito ad una “leadership” alquanto inetta possano portare a situazione estreme, come di una fallimentare e kamikaze Brexit italiana.

Così, fra i Salvini-Meloni e i Conte-Zingaretti scelgono anche loro il meno peggio e sono pronti a fare di tutto per dargli forza e legittimità. Anche esaltarli pubblicamente.

4. Il Governo sta costruendo una supercazzola di sicurezza con l’obiettivo di mettersi al sicuro a fronte al futuro – e scontato – collasso economico. Qualunque sia i problema, la colpa sarà del Covid:

  1. se ci riprendiamo sarà merito delle tante “interlocuzioni” di Conte in Italia (Stati Generali) e Europa (aver convinto i partner a “darci i soldi”);
  2. se non ci riprendiamo sarà perché gli Europei non ci hanno ascoltato fino in fondo, perché l’Olanda è cattiva, perché l’Austria è peggio e perché, alla fine, Francia e Germania non hanno fatto il loro dovere.

Conte e la supercazzola

5. L’apparenza, in Italia, è tutto. Vestirsi bene, esser ben pettinati, avere tanti fogli significa “esser qualcuno”, “contare”, “essere affidabile”. Se poi la persona in questione è, per caso, “professore” e usa un linguaggio forbito pur non dicendo nulla di concreto, meglio ancora.

Siamo, nel profondo, il paese della supercazzola di governo.

6. “Conte è l’eletto”, o almeno così si sta cercando di presentarsi all’opinione pubblica.

7. Conte, inoltre ha capito che il suo governo è sostanzialmente ineluttabile: il suo è l’unico nome su cui M5S e PD possono andare d’accordo e lui è l’unica figura che accetterebbe di governare in questo modo.

Il contesto è poi importante. Nonostante le divisioni, la “destra” è sicuramente più compatta e ciò che ha perso Salvini come consenso, lo ha acquisito Meloni. Dall’altro lato il PD rimane debole e frammentato, IV e Azione esistono, ma non esistono, LeU è solo un gruppo parlamentare e se si andasse all’elezione, almeno metà dei deputati M5S avrebbe la certezza di non esser rieletto.

Sulla maggioranza, almeno la parte PD, incombe l’incubo che in caso di caduta di questo governo sia un parlamento a trazione sovranista/populista ad eleggere il successore di Mattarella. Da qui nasce il potere di Conte e su questo lui sta costruendo la sua figura di “statista”.


La vittoria di Casaleggio (padre)

8. Anche i peggiori, molto casualmente, possono aver ragione: gli Stati Generali, infatti, sono l’ennesimo oltraggio alle istituzioni democratiche del paese. E il fatto che tale critica venga usata anche da Salvini e Meloni non vuol dire niente perché a) loro farebbero lo stesso fossero al Governo e b) il Caffè e l’Opinione non è “Salvini e Meloni”.

L’Italia è una repubblica parlamentare, dove il parlamento è espressione della sovranità popolare. All’interno del parlamento esistono delle commissioni che discutono le leggi e possono avviare “consultazioni” con questo o quel soggetto (da Confindustria all’associazione panettieri al singolo musicista). Esistono anche i Ministeri, i Ministri e la discussione parlamentare che, fra le altre cose, è pubblica quindi possiamo sapere di cosa si stia parlando e dei piani REALI che sono sul piatto.

Cosa che, come elettori e cittadini, ci è stata negata per l’ennesima volta in quanto l’unica voce dagli Stati Generali è stata quella della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In pratica, senza probabilmente volerlo, il PD e chiunque si è prestato alla passerella di Conte ha solo dato ragione a chi – Casaleggio – descrive la repubblica parlamentare come “inutile” e da “superare”.

9. In Italia sfugge il concetto di lobby.

Sindacati, associazioni di categoria e anche soggetti come Confindustria sono lobby, esprimono – giustamente – interesse di parte nello specifico, i sindacati dei propri iscritti e le associazioni di categoria idem.

Accusarli di fare “i propri interessi” è stupido perché cosa dovrebbero fare? Fare gli interessi di altri? La sintesi “per il benessere del paese” è compito della politica, non delle lobby.


Conclusioni

Cosa ci hanno lasciato, quindi, gli Stati Generali?

Supercazzola a parte, niente. L’unica cosa che rimarrà – se rimarrà qualcosa – è l’immagine del potere italiano che chiama – letteralmente senza criterio – a sé le varie lobby del paese presentando loro la messe di soldi che ci arrivano da altri paesi.

Come se fossimo ancora nel 1500.

Per approfondire:

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