Conte 2.0: il ritorno del governo dei tanti annunci lanciati a caso

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Continua la straordinaria epopea di Giuseppe Conte, salvatore della patria dal fascismo e dal cattivismo, paladino della crescita.

Fossimo di fronte ad una serie TV si potrebbe dire che dopo le audaci trovate sceniche della prima stagione, il Governo Conte 2.0 sembra tentare un approccio meno “provocatorio” e più “family friendly” al tema “governare l’Italia”.

Nonostante il restyle, la seconda stagione cerca disperatamente di presentarsi fresca e innovati, ma finisce per preservare la struttura narrativa e gli obiettivi generali della prima iterazione: illudere lo spettatore/elettore di assistere a qualcosa di nuovo invece che trovarsi di fronte alla medesima minestra.

Almeno questo è quello che si percepisce dalle prime puntate. La speranza è che l’imprevedibilità degli attori coinvolti ci regali qualche spunto di discussione tanto di cambiamento se ne vede ben poco da 30 anni.


Vola Conte, vola!!!

Il govnero Conte 2.0 ha un obiettivo: “rilanciare la crescita“. Il nuovo premier Giuseppe Conte vuole riuscire laddove il precedente – curiosomente omonimo, ma sarà un caso – ha fallito nonostante aver dichiarato che il 2019 sarebbe stato un anno bellissimo. Per lui certamente, visto che è passato da essere il notaio della diarchia Di Maio-Salvini al premier democristiano di un governo in cui qualcosa già cresce: il numero dei partiti.

Non importa se il “Green new Deal” del ministro Costa sembra solo un lungo elenco di tass… pardon, disincentivi fiscali uso/consumo di prodotti inquinanti o che gli stessi numeri del Nadef dimostrino, come sottolinea Oscar Giannino,”per accrescere di un misero 0,2% crescita tendenziale già generosamente stimata a+0,4% si chiedono 14,5 mld di maggior flessibilità riconoscendo che NON si rispetteranno gli obiettivi di discesa del debito”, nonostante Conte abbia dichiarato che la manovra “perché per Conte è tutto fantastico e la manovra 2020 “rispetterà l’equilibrio dei conti pubblici”.

Come? Non si sa, ma comincio a credere che entro fine anno sentiremo qualcosa di molto simile ad un “il 2020 sarà un anno bellissimo” anche senza reali misure per aumentare produttività e rendere la macchina statale efficiente.

La crescita, quindi è lì, a portata di mano e sarà verde, sostenibile ed equa… o almeno così sembra vederla il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (PD), un ottimismo che sembra aver contagiato anche Luigi Marattin di Italia Viva che in pochi mesi è passato da opporsi al deficit messo in cascina dal Conte 1.0 a considerare “necessario” quello preventiva dal Conte 2.0. In fondo, anche l’Europa ha fiducia nella manovra al punto da accordarci  – apparentemente, nella realtà è ancora tutto da verificare – nuova ed ulteriore flessibilità e lo perché convinta, mica perché ha paura che torni Salvini.


Golosi di tasse

Per il ministro dell’Istruzione Fioramonti, le merendine sono da tassare, solo così potremmo finanziare la scuola ed educare i giovani alla corretta alimentazione. Per il ministro della Sanità Speranza, i ticket sono da rimodulare progressivamente perché solo così possiamo sostenere la spesa sanitaria. Per il premier Conte, occore incentivare l’uso delle carte con sgravi vari: solo così possiamo cancellare il nero (chissa perché poi: il nero come è in Italia non favorisce solo chi incassa in contanti, ma anche chi paga in contanti e può far sparire così il suo di nero). Per il ministro dell’Ambiente Costa occorre tassare il gasolio, le auto inquinanti, i voli aerei etc. per salvare l’ambiente: solo così si può salvare la terra.

Chiaro no? Solo le tasse possono salvarci e poco importa se tassare il gasolio sia stata la scintilla che ha fatto esplodere, in Francia, quella protesta dei Gilet Gialli a cui il nostro ministro degli Esteri è tanto legato: gli originali manifestanti scesero in piazza perché l’aumento andava a danneggiare chi non viveva e lavorava nelle aree urbane. Chissà, magari visto come quel tipo di movimento si presta facilmente ad esser strumentalizzato dalle destre all’opposizione, in un futuro non molto lontano, Di Maio potrà confrontarsi con i Gilet Gialli senza varcare le Alpi.

Intanto, curiosamente, la Germania, memore della lezione francese, vara un piano triennale di 54 mld di euro armonizzando aumento dei prezzi, agevolazioni e deduzioni fiscali senza nuove tasse ed aumenti del debito. Certo, loro hanno i fondi, ma se provassimo a usare la supposta flessibilità per investire invece che per tassare sarebbe tanto male?


Partiti per tutti

Il Conte 2.0 nasce da un accordo più o meno specifico fra M5S, PD e il gruppo LeU. Al suo varo parlamentare esso trova l’appoggio del gruppo di +Europa alla Camera, del MAIE (che riceve anche un sottosegretariato) e del gruppo misto (PSI, autonomie, etc.). Nel frattempo Calenda esce dal PD con l’idea di fondare un partito dal suo movimento Siamo Europei. Lo segue Richetti che diventa l’unico rappresentante “calendiano” al Senato. Poi Renzi decide che l’ostracismo verso se stesso del PD è troppo e decide di uscire portandosi dietro una quarantina di parlamentari, un ministro (Bellanova) e un paio di esponenti di altri partiti (Forza Italia e MoVimento) e nasce Italia Viva.

Non finisce qui perché da Forza Italia esce il Governatore della Liguria Toti formando il suo partito Cambiamo! e Tabacci decide che l’esperienza di +Europa si è conclusa e se ne esce portandosi dietro il suo Centro Democratico. Toti decide che Cambiamo! rimarrà fedelmente alleato con la Lega di Salvini, Renzi rimane nel governo e Tabacci… chissà, magari ci rientra anche lui. Nel frattempo all’interno del MoVimento 5 Stelle nasce una fronda anti-Di Maio che sembra guardare a destra (Paragone e Di Battista) e un’altra – più seria – fronda “di sinistra” che guarda al “partito di Giuseppe Conte”.

Intanto, visto che ogni parlamentare è un voto, la Lega apre ai dissendenti pentastellati in pratica aprendo i porti ai profughi del vecchio governo.

E non è passato neanche un mese dal giuramento del Conte 2.0…


Ius Culturae e Ius Soli

Piccolo ragionamento serio. Per Di Maio, se un sedicenne può lavorare e pagare le tasse ha il diritto di votare e questo non solo sarebber “logico”, ma anche tremendamente imporante tanto da “essere una battaglia fondamentale per il MoVimento”. Allo stesso tempo, però, lo Ius Culturae sarebbe un tema secondario.

Perché?

Anche un 16nne nato in Italia da genitori migranti può lavorare e pagare le tasse (o anche studiare, nessuno ti vieta di non lavorare, ma votare lo stesso), perché a lui deve essere negato il diritto di fare come i suoi coetanei? Perché deve aspettare altri 2 anni + quelli necessari per la pratica burocratica considerando che un lavoratore maggiorenne migrante regolare può ottenere lo stesso diritto in meno anni?

Questo per citare solo l’ennesima assurdità che si nasconde dietro il no, velato o deciso, a qualsiasi forma di Ius Culturae e Ius Soli.


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