La Commissione: il problema dell’Italia è che non pensa al proprio futuro

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Chi è il nemico? La commissione europea che ci fa notareche stiamo uccidendo il futuro del paese o un governo che fa di tutto per ignorarlo?

La Commissione Europea ha ufficialmente aperto la procedura di infrazione del debito verso l’italia prevista dall’articolo 126(3) del Trattato di Lisbona. Lo ha fatto pubblicando un dettagliato report di 23 pagine, in cui si spiega perché le spiegazioni fornite dal MEF non siano bastate.

Un documento complesso che aveva uno scopo: legittimare e sostanziare l’apertura della procedura.

Da qui in avanti la Commissione ha finito il proprio lavoro. Il report passerà poi l’11 giugno al vaglio del Comitato Economico e Finanziario, che raggruppa i direttori generali dei ministeri delle Finanze dei singoli stati per poi arrivare all’ECOFIN, il Consiglio dell’UE che raduna i ministri dell’Economia dei vari paesi, il 9 luglio.

Sarà quest’ultimo – e non la Commissione uscente, come erroneamente indicato dall’on. Claudio Borghi – a decidere se aprire formalmente una procedura, con un voto a maggioranza qualificata inversa. L’Italia, ovviamente, è esclusa dalla votazione


I perche dell’infrazione

Come spiegano i commissari preposti, Moscovici e Dombrovskis, all’Italia vengono contestati due punti:

  • l’aver peggiorato la dinamica del debito (appunto uno dei fondamentali del Patto di Stabilità), infatti il paese è l’unico dei 28 con una dinamica del debito in crescita;
  • il mancato risanamento dei conti pubblici ed un peggioramento degli stessi con Quota 100.

A questo, come aggravante, si unisce:

  • le mancate riforme indicate dalle raccomandazioni (vedremo quali e si scoprirà che la parola “tagli” non esiste).

Il problema non è mai stato il deficit (quel 2,4% portato a 2% e ora, di nuovo, al 2.4%). A seguito della riforma del del Patto di Stabilità del 2005 e l’introduzione del Fiscal Compact del 2012 hanno messo in secondo piano il “3%” – citato, infatti, come semplice aggravante – rispetto alla dinamica del debito nel medio termine e al deficit strutturale di un paese. Su questi due punti si è attivata la Commissione.

Questi stessi punti erano già stati contestati nella seconda metà del 2018 di fronte alla “sfida” lanciata dal Governo ai tempi del balconcino, ovvero con il primo DEF di settembre. La modulazione del deficit strutturale ottenuta nell’ultima stesura della cosiddetta “Manovra del Popolo”, l’aveva sospesa, ma dalla Commissione erano stati chiari: i conti italiani sarebbero stati messi sotto osservazione.

Leggendo il documento, cosa che i politici e parte dei media dovrebbero fare prima di intervinire a botte di propaganda al pubblico, si nota che non si tratta di alcun tipo di “attacco della Commissione all’Italia”, ma di un reale e oggettivo allarme sui conti pubblici e la sostenibilità dell’intero debito italiano. Ci si accorge anche che frasi come “la procedura di infrazione è colpa del debito fatto dal PD” proferita da Luigi Di Maio, non solo è tecnicamente errata, ma smentita dal testo stesso del report.

La colpa, semmai, è delle politiche messe in atto dal Governo Conteo e che lo stesso governatore di Bankitalia Visco – non un perfido “tecnocrate di Bruxelles” – è arrivato a definire di “espansione recessiva” in quanto, sottolinea ancora Moscovici, “hanno contribuito al rallentamento macroeconomico” dell’Italia.



La discrasia dei numeri

Secondo la nota di aggiornamento del DEF presentate ad aprile da Tria, il deficit strutturale italiano si attesterebbe nel 2019 allo 0,1% del PIL portando il rapporto debito/PIL a quota 132,6, per poi diminuire allo -0,2% nel 2020 contribuendo alla riduzione del debito di 1.3 punti base (131,3%) grazie anche ad una crescita del 2,6% del PIL.

Questo, continua il MEF, grazie alla “solida crescita nominale, della diminuzione del deficit tramite l’AUMENTO DELL’IVA e l’ambizioso piano di privatizzazioni”.

La Commissione, usando i dati ISTAT e accompagnando i propri conteggi a quelli dell’OCSE, ritiene tali numeri, falsi. La ‘solida’ crescita si limiterebbe allo 0,1% nel 2019 e al 1,8% nel 2020 (dato già considerato ottimistico da molti analisti), il tutto non considerando l’aumento dell’IVA che il governo, a parole, continua a ritenere “impossibile”.

Per quanto riguarda le privatizzazioni riguarda le privatizzazioni, la Commissione prevede un contributo pari allo 0.1% del PIL 2019 e di 0 nel 2020, altre cifre rispetto ai 18 mld (1.3% del PIL) promesso dal Governo nello stesso periodo. Un calcolo che si basa su un dato di fatto oggettivo: per il 2019 erano state promesse privatizzazioni per l’1% del PIL, siamo a giugno e il piano non è stato ancora definito.

Il combinato disposto di questo quadro è un deficit strutturale dello 0,2% nel 2019 e dell’1,2% nel 2020 con conseguente aumento del debito, rispettivamente a 133,7% e 135,2%.


Il costo del debito e le pensioni

Il problema, sottolinea la Commissione nella lettera, è che per via di questi numeri, il già alto costo implicito del debito pubblico. Già nel 2018 questo è arrivato ai 65 mld di euro, più di 1000 euro pro-capite ed il 3,7% del PIL italiano e pari alla spesa per l’istruzione, e ora rischia di esplodere a causa dell’aumento del continuo aumento dei rendimenti provocato dallo spread più vicino ali 290/300 che ai 200.

Con questi fondamentali – che non sono “solidi” come ripete Salvini a favore di camera – se l’Italia volesse rispettare l’impegno di rientrare al 60% del rapporto debito/PIL nel 2033, si dovrebbe sottoporre ad uno “sforzo fiscale cumulativo del 10.2% del PIL fra il 2021 e il 2025”: ergo tagli e aumento della pressione fiscale. Per chi se lo chiedesse, il parametro del 60% è un semplice benchmark per uniformare i debiti dei paesi membri, tappa ncessaria per arrivare all’unione fiscale, quella per cui, usando la propaganda sovranista, Germania e Olanda ‘pagherebbero anche il debito italiano’.

Sotto accusa, oltre al costo del debito, è soprattutto la spesa pubblica: “l’alto livello di spesa pubblica per previdenza sociale limita la possibilità di spesa in altre misure sociali e pro-crescita quali l’istruzione e gli investimenti”. Inoltre, “le nuove misure [Quota 100] rovesciano gli effetti positivi delle riforme pensionistiche precedenti [Dini e Fornero] limitando la sostenibilità fiscale italiana sul lungo termine”. Per rendere tale spesa sostenibile conservando Quota 100, l’Italia dovrebbe far segnare, nei prossimi anni, “avanzi primari pari al 3,1% del PIL”(attualmente sono 1,6% per il Governo e 0,2% per la Commissione).

La riforma fortemente voluta da Salvini, segnala sempre la lettera, ha effetti deleteri sul mercato del lavoro diminuendo ulteriormente la popolazione attiva, in un contesto in cui la partecipazione al mercato del lavoro dei cittadini anziani (55-65) è già sotto la media UE”, questo, ovviamente, a scapito del potenziale di crescita del paese.

Tradotto: il paese invecchia, non c’è alcun impulso a frenare la fuga dei giovani né ad aumentare redditi e salari (la produttività è stagnante) e il peso della prevvidenza andrà a discapito del benessere delle generazioni future (under 40).



La flessibilità

La Commissione sottolinea, inoltre, come il deterioramento dei conti è avvenuto nonostante la flessibilità accordata all’Italia fra il 2015 e il 2018. 30 mld, equivalenti all’1,8% del PIL accordati ai governi Renzi-Gentiloni, a cui si deve aggiungere un ulteriore 0.18% garantito al Governo Conte nel 2019. In totale sono 33 mld, circa due punti di PIL. Miliardi di euro conferiti per “evitare” la procedura e “aiutare” l’Italia nel suo percorso di rientro

Chi dice che Bruxelles usa i guanti di velluto con Francia e Germania e il martello pneumatico con noi, dovrebbe rileggere quest’ultimo dato almeno una decina di volte… e il prossimo una cinquantina.

Pur plaudendo gli sforzi di contenimento del debito fatti fra il 2013 e il 2018, da Bruxelles puntano il dito al gap fra impegni di riduzione del debito e gli obiettivi raggiunti lievitato, nello stesso periodo, dal 5,8% al 7,1%. Allo stesso modo sottolinea come sotto l’attuale governo questo arriverà nel 2019 al 9% e nel 2020 al 9,2%.

Flessibilità che non è stata usata, quindi, per risolvere l’annoso problema del debito, ma per altro, non ultimo quel Reddito di Cittadinanza e quella Quota 100 che ancora oggi Conte, Di Maio e Salvini difendono a spada tratta.


Le mancate riforme

Ciliegina sulla torta, le mancate riforme. Stando al report, l’Italia avrebbe fatto progressi:

  • nella lotta alla disoccupazione – anche se il dato è di nuovo dato in aumento;
  • nel ridurre lo stock dei prestiti non performanti all’interno del settore bancario;
  • nelle politiche di aumento del lavoro.

Minimi i progressi:

  • nella lotta all’evasione;
  • la partecipazione delle donne al mondo del lavoro;
  • ricerca, innovazione, formazione, infrastrutture digitali ed educazione terziaria.

Totalmente assenti dalle politiche del Governo:

  • politiche di riduzione della spesa pensionistica;
  • la riduzione dei tempi per i processi civili (principale freno agli investimenti esteri, ma anche alla dinamicità del sistema imprenditoriale);
  • politiche l’aumento della concorrenza (principale freno alla nuova imprenditoria);
  • la riduzione del cuneo fiscale sui processi produttivi.ù

L’immagine finale della lettera è lo spaccato di un paese accartocciato su stesso, incapace di andare avanti e, come sempre, con lo sguardo volto al presente. Una colpa vera per gran parte dei governi italiani dal 1980 ad oggi e particolarmente cogente per il Governo Conte. Per la commissione, infatti, l’enorme stock di debito “priva il paese dello spazio necessario per stabilizzare la sua economia in caso di shock macroeconomici” e “rappresenta, inoltre, un fardello inter-generazionale che andrà a incidere negativamente sugli standard di vita delle generazioni future di italiani”.

Per questo i documenti vanno letti fino alla fine, per arrivare a chiedersi chi sarebbero quindi i veri “nemici” dell’Italia. Sono i membri della Commissione come ci fanno credere politici ed analisiti o quei politici che preferiscono ancora ignorare il futuro del paese inseguendo la chimera del consenso?

 

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