"Mai più una dittatura": il grido degli studenti nel Paraguay di Horacio Cartes - CO Reloaded del 20-4-2017

Il presidente paraguayano Horacio Cartes, obiettivo delle proteste di piazza ad Asuncion in visita in Ecuador. Foto: Visita Oficial del Presidente de Paraguay Horacio Cartes di Cancilleria del Ecuador. Licenza: CC 2.0

Il presidente paraguayano Horacio Cartes, obiettivo delle proteste di piazza ad Asuncion in visita in Ecuador. Foto: Visita Oficial del Presidente de Paraguay Horacio Cartes di Cancilleria del Ecuador. Licenza: CC 2.0

In un Latino America sempre più in tumulto, si apre ufficialmente la crisi politica del Paraguay e del suo presidente Horacio Cartes. Per la giovane democrazia si tratta di un ritorno ad un passato che si voleva dimenticare: quella della dittatura di Alfredo Stroessner e del Partito Colorato.

Venerdì 31 marzo, il Parlamento paraguayno ha approvato un emendamento alla costituzione che permette all'attuale Presidente della Repubblica - ed esponente di quel Partito Colorato che fu, tra l'latro, di Stroessner - Horacio Cartes, di ricandidarsi alle presidenziali del 2018, oltre, quindi, ai limiti sanciti dalla costituzione del 1992. Secondo infatti l’articolo 229 della carta fondamentale paraguayana, il Presidente delle Repubblica – ed il vicepresidente – non possono essere rieletti “in alcun caso” una volta completato il proprio mandato di 5 anni.

Il ricordo della dittatura. L'improrogabilità del mandato è stata concepita per garantire l’integrità democratica del Paraguay con l’obiettivo è di evitare il ritorno ad un'esperienza dittatoriale conclusasi solo nel 1989. Fu proprio la rielezione ad oltranza esclusa dall'attuale costituzione, a garantire ad Alfredo Stroessner 35 anni di potere ininterrotto.

Il "golpe" parlamentare. Quello che ha fatto scattare la rivolta è stato l’iter di approvazione dell’emendamento. Sia la presentazione che la votazione, sono avvenute in una sala secondaria e defilata del parlamento, mentre l’opposizione, guidata dal Partito Liberale Radicale Autentito (PLRA), occupava l’aula del Senato in segno di protesta. In un ambiente quindi ristretto e senza la presenza del Presidente del Senato, l’emendamento è stato votato in presenza di soli 25 senatori contro i 45 che compongono la camera alta del paese: tutti del Partito Colorato.

Si tratta di un progetto dittatoriale di Horacio Cartes, con la complicità di Fernando Lugo
— Carlos Amarilla, senatore del Partito Liberale

L'opposizione ha subito denunciato l'accaduto e sottolineato in seguito, come gli stessi 25 senatori avessero modificato in precedenza i regolamenti parlamentari per permettergli di votare un emendamento costituzionale a minoranza.

L'attacco al Parlamento. In seguito alle denunce, nella serata di venerdì 31 marzo, al grido di “Mai più la dittatura (dictatura nunca màs)”, un gruppo di manifestanti ha invaso le strade di Asunción – la capitale del paese – per protestare contro il Presidente e il Partito Colorato. Arrivati davanti alla sede del Parlamento – il palazzo dell Congresso Nazionale – un gruppo ne ha forzato l’ingresso appiccando il fuoco in alcuni degli uffici dei senatori. A questa irruzione sono seguiti gli scontri fra gli stessi e le forze di polizia, intervenute per riprendere il controllo del palazzo.

Stando a quanto riportato dai media locali, gli scontri sono proseguiti poi per le strade della città causando 30 feriti, fra cui tre senatori, e un centinaio di arresti. Nella notte la Polizia ha fatto irruzione nella sede del PLRA, nel quale ha perso la vita Rodrigo Quintana, giovane militante liberale di venticinque anni.

Il primo passo indietro. Sulla scia dello sdegno internazionale e nazionale dovuto agli scontri del 31 marzo, il Presidente Horacio Cartes sembrava stesse compiendo un passo indietro circa l’emendamento. Infatti, dopo aver destituito il Ministro della Difesa e il Capo della Polizia Nazionale quali presunti colpevoli della morte del giovane militante, il presidente ha deciso di convocare un tavolo istituzionale alle presenza di tutte le forze politiche - opposizione compresa - per giungere ad una soluzione pacifica e condivisa.

Gli studenti in prima fila. Di fronte, però, alla decisione del Presidente di non ritirare l’emendamento, arrivato, intanto, alla Camera dove il Partito Colorato ha la maggioranza, il PLRA ha abbandonato le trattative condannando “colpo di stato del governo”. Mentre però lo stesso partito liberale si spacca, continua la protesta nelle piazze con la forte partecipazione degli studenti universitari in un paese in cui il 50% della popolazione ha meno di 25 anni. Si tratta di un fenomeno che si diffonde all'interno delle università private in opposizione a quelle statali ancora in mano all'establishment del Partito Colorato di Stroessner. Per Rodrigo Ayala, presidente della società di legge dell’Universidad Católica e considerato uno dei leader della protesta, questa infatti non è “politica dei partiti, ma una materia di interesse nazionale”.

L'ex-Presidente e leader della Sinistra paraguayana, nonché vescovo, Fernando Lugo alle Nazioni Uniti durante la sua presidenza. Foto: President of Paraguay Addresses General Assembly di UN Photo/Erin Siegal Licenza: CC 2.0

L'ex-Presidente e leader della Sinistra paraguayana, nonché vescovo, Fernando Lugo alle Nazioni Uniti durante la sua presidenza. Foto: President of Paraguay Addresses General Assembly di UN Photo/Erin Siegal Licenza: CC 2.0

La strana alleanza. Mentre i liberali scendono in piazza assieme agli studenti, al tavolo istituzionale voluto da Cartes, rimangono il Partido Colorato e, inaspettatamente, la sinistra del Fronte Guasú. Quest'ultimo, storicamente all'opposizione al centro-destra rappresentato ora da Cartes, ha espresso, a sorpresa,  il proprio appoggio l’emendamento.

Il caso Lugo. La speranza sarebbe di riportare l’ex-Presidente Fernando Lugo al governo, facendo forza su quel 77% di cittadini paraguayani contrario alla conferma dell’attuale presidente. Proprio l’elezione di Lugo nel 2008, primo presidente non proveniente dal Partito Colorato in 61 anni, divenne il catalizzatore del processo di democratizzazione del Paraguay. Allo stesso modo il suo contestato impeachment nel 2012, avvenuto per mano del centro-destra e dell’uscita dalla maggioranza dei liberali, viene considerato come il punto di partenza delle tensioni sociali e politiche deflagrate nelle ultime settimane.

Come per il Venezuela e l’Ecuador, anche il Paraguay si è trovato, quindi, coinvolta in quella lotta fra democrazia e autoritarismo che sta diventando endemica in Latino America. In questo che è un conflitto infinito, la società civile paraguayana, come quella venezuelana, sta dando una lezione di partecipazione alla vita politica e di adesione ai valori costituzionali che trascende le tradizionali contrapposizioni politiche dei singoli paesi.

Il risultato? Il 17 aprile, Horacio Cartes ha annunciato di non aver intenzione di correre per le presidenziali del 2018.  “Mai più una dittatura” dicono i manifestanti ad Asunción, come a Caracas e Quito. Il futuro del Latino America potrebbe cominciare da qui.


Per approfondimenti:

- la transizione politica del Paraguay: The Kellog Institute for Foreign Affairs

- sul caso Lugo: Limes Online

- la situazione in Venezuela, oggi: al-Jazeera

- la situazione in Ecuador, oggi: The Washington Post


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