La guerra del pane e la morte dello "chavismo" del Venezuela - CO Reloaded del 8-4-2017

 Proteste di Piazza in Venezuela. Foto:  AdresAzp  Licenza:  CC 2.0

Proteste di Piazza in Venezuela. Foto: AdresAzp Licenza: CC 2.0

La guerra del pane del Venezuela è solo uno degli esempi della crisi economica e politica di quello che era uno dei paesi più ricchi del Latino America. Mentre nelle piazze continuano le proteste contro il regime populista di Nicolas Maduro, il presidente accusa i panettieri di essere i responsabili della fame nel paese: l’ennesimo disperato tentativo di salvare quello che rimane del chavismo.

“Se non hanno più pane, che mangino brioches!”, questa è la celebre frase tradizionalmente attribuita, a torto o a ragione, a Maria Antonietta, che l’avrebbe proferita durante una rivolta del popolo francese dovuto alla mancanza di pane. Grazie alle norme sempre più restrittive che hanno pervaso la quotidianità dei panettieri di Caracas, il presidente venezuelano Nicolas Maduro potrebbe legittimamente affiancare la regina francese nei curiosi legami fra i prodotto da forno e l’inadeguatezza – nonché il populismo – di alcuni politici.

Sarebbero proprio i panificatori – dice il Presidente Nicolas Maduro – la causa primaria della fame che attanaglia la popolazione venezuelana. Per capire meglio questa storia - che rischierebbe di scivolare nel teatro dell’assurdo se non fosse correlata ad una reale tragedia alimentare – è bene fare un passo indietro ricapitolando la crisi economica che attanaglia quello che – potenzialmente – sarebbe uno degli stati più ricchi del Sudamerica.

 Hugo Chavez. Foto:  Globovision  Licenza:  CC 2.0

Hugo Chavez. Foto: Globovision Licenza: CC 2.0

Lo “chavismo”. Nel 1998, l’ex-generale Hugo Chavez viene eletto per la prima volta presidente del Venezuela. Politico carismatico ed innovativo nel suo incessante protagonismo mediatico, il neo-eletto presidente lanciò immediatamente una serie di drastiche riforme economiche e sociali che divennero poi il fulcro della sua “Rivoluzione Bolivariana pacifica”. Richiami alla figura di Simon Bolivar a parte, questa “rivoluzione” era basata sui pilastri politici del neo-presidente, ovvero ideali socialisti, democrazia diretta, femminismo, diritti umano ed internazionalismo.

Patria, socialismo o morte
— Hugo Chavez

La rivoluzione voluta da Chavez diventa per il Venezuela un modello alternativo a quello capitalistico occidentale. Il principio cardine di questo nuovo modello, divenuto poi noto come “chavismo”, era la redistribuzione alla popolazione, mediante le “missioni bolivariane”, degli utili ricavati dalla vendita del petrolio di cui il Venezuela – paese dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio o OPEC – è ricco e la cui produzione venne nazionalizzata nel 2003.

Il boom economico. Chavez divenne famoso fra i membri dell’OPEC per la sua politica aggressiva nei confronti dei prezzi del petrolio cercando di massimizzare gli utili per il governo venezuelano. Questo determinò il cosiddetto “boom venezuelano” che permise a Chavez di continuare la nazionalizzazione del settore industriale ed al Venezuela di diventare una delle prime economie dell’America Latina. Il problema? Tutto questo rimase confinato alla famosa “ottica della cicala“. Chavez, infatti, anziché sfruttare il momento d’oro del paese, non adottò nessuna delle precauzioni fondamentali per una sana politica economica di lungo termine, come risparmiare delle risorse per i periodi meno favorevoli, preferendo non investire sulla produzione dei beni di prima necessità per la popolazione, il cui approvvigionamento rimase relegato interamente all’importazione ed quadruplicando il debito pubblico verso l’estero del Venezuela, soprattutto nei confronti della Cina.

Noi sciocchi abbiamo votato i socialisti, ora loro ci fanno mangiare la spazzatura
— Slogan delle proteste di piazza di Caracas

La crisi annunciata. La magica bolla del socialismo democratico è andata in frantumi dopo il crollo del prezzo del petrolio al barile nel 2014. Come riportato dal Financial Times, “nel 2012, con il prezzo del greggio a 103 dollari, il paese spendeva come se questo fosse a 194, portando il deficit dello stato al 17,5% del PIL. Ora, con il prezzo sceso a 100 dollari al barile, la cicala venezuelana si trova sull’orlo del baratro con un’inflazione pari all’800% che potrebbe arrivare a fine anno a 1500%.

 Manifesti elettorale per Nicolas Maduro, elezioni 2013. Foto:  Joka Madruga  Licenza:  CC 2.0

Manifesti elettorale per Nicolas Maduro, elezioni 2013. Foto: Joka Madruga Licenza: CC 2.0

Il chavismo di Maduro. Alla morte di Hugo Chavez nel 2013, il suo delfino Nicolas Maduro viene eletto presidente. In carica all’esplosione della bolla, il nuovo presidente – un fedelissimo di Chavez – ha deciso di voler portare avanti il sogno dello chavismo aggravando la crisi del Venezuela. Secondo uno studio condotto dalla Economist Intelligence Unit (EIU), il 2016 ha visto la già debole economia venezuelana di un ulteriore 13,7%. Per la popolazione questo si traduce in quotidiane code per medicinali e prodotti alimentari, quando riesce a ottenerli, mentre il mercato nero di beni e valuta estera è sempre più florido. Questo ci riporta ai panettieri di Caracas.

Quegli speculatori che nascondo il pane al popolo vedranno il volto della legge: la pagheranno, lo giuro!
— Nicolas Maduro

La guerra per i brownies (e cookies). Secondo il presidente Maduro, la ristrettezza della quantità di pane sul mercato non sarebbe imputabile alla crisi economica, ma alla “cupidigia” dei panettieri. Poiché il Venezuela dipende largamente dalle importazioni, il grano viene distribuito ai vari panifici direttamente dal governo, il quale ritiene che quel quantitativo di farina sia sufficiente a garantire il necessario approvvigionamento di pane. Qualora questo non basti, la colpa sarebbe proprio dei panettieri che userebbero la farina per la produzione di croissant, cookies e brownies da cui è possibile estrarre maggiori profitti. Con la nuova legge il 90% della farina dovrà essere utilizzato per la produzione di pane, pena il sequestro dell’esercizio commerciale.

Brioches, croissant e brownies e non un ventennio di chavismo e sperperi, sarebbero i responsabili della mancanza dei prodotti di prima necessità nel paese. In un paese in cui infuriano le proteste, quello che era il sogno di un “altro modello economico” si sta tramutando nell’incubo di un popolo affamato.

Chi poteva se ne è andato verso Stati Uniti o Argentina, chi è rimasto si ritrova a lottare conto quello che ormai è diventato un vero regime e contro le forze armate, le quali, ricoperte di privilegi da Maduro, rimangono fedeli al governo in quella bomba ad orologeria chiamata Latino America.

 

Tratto da un articolo dello stesso autore pubblicato su: Tomorrow


Per approfondimenti:

- la critica allo chavismo ed i suoi effetti sull’economia venezuelana: ABC News

- l’economia venezuelana negli anni di Chavez (PDF): CEPR

- la morte di Hugo Chavez e la sua eredità politica: BBC News

- lo stato attuale del debito pubblico venezuelano: Trading Economics

- Maduro sul futuro dello chavismo: Excelsior

- sull’America Latina: La Stampa


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