Il Marchio di Sangue dell'ISIS sul 2017 - CO Reloaded del 13-1-2017

La fine della cittadina di Isis, nel Queensland, Australia.

La fine della cittadina di Isis, nel Queensland, Australia.

L'ISIS, l'organizzazione terroristica il cui nome è diventato sinonimo di paura e jihadismo, è stata data più volte per morente o sconfitta negli ultimi mesi. Eppure continua a mietere vittime in Europa come in Medio-Oriente. Una breve - e necessariamente incompleta - analisi del ruolo dell'ISIS nella regione.

Berlino, Dicembre 2016. Un camion esce volontariamente di strada all'altezza di un affollato mercatino natalizio nel quartiere centrale di Charlottenburg causando la morte di 15 persone. L'ISIS rivendica poco dopo pubblicando - tramite l'agenzia di stampa Aamaq - vicina all'organizzazione terroristica - in cui si vede l'attentatore, Anis Amri giurare fedeltà al sedicente Stato Islamico.

Istanbul, Gennaio 2017, capodanno. All'interno del nightclub Reina, un uomo apre il fuoco con un Kalashnikov lasciando sul terreno 39 morti prima di darsi alla macchia. Il probabile attentatore, l'uzbeko Abdulkadir Masharipov - noto con il nome di battaglia Abu Muhammed Horasan - viene definito, sempre da Aamaq,  "un eroico soldato del Califfato".

Baghdad, Gennnaio, Sadr City. Mentre il mondo occidentale commemora ancora le vittime di queste due stragi a Baghdad si assiste ad una serie di attentati - tramite l'uso di autobombe e di kamikaze - che provoca, in meno di una settimana, oltre 60 vittime. Si tratta di iracheni di confessione sciita, la maggioranza nella capitale e nel sud del paese, che viene considerata come "apostata" dalle frange più estreme del mondo sunnita. Ognuno di questi attentati viene rivendicato, come ovvio, dal sedicente Califfato.

La Finta Fine dell'ISIS. Tutto questo è successo mentre l'occidente dava per conclusa la guerra allo Stato Islamico già nell'ottobre del 2016, quando è iniziata l'offensiva militare irachena e curda verso Mosul. Comprensibili le motivazioni. La città - la seconda per numero di abitanti in Iraq - ha un enorme valenza simbolica per lo Stato Islamico: proprio qui 'autoproclamatosi Califfo Abu Bakr al-Baghdadi ha annunciato la nascita di Daesh nel 2014.

Cartelli stradali nel Kurdistan Iracheno.

Cartelli stradali nel Kurdistan Iracheno.

Per questa ragione, per 24 ore gli occhi del mondo si sono rivolti ai combattimenti in corso nel nord dell'Iraq. La regione si è popolato in poco tempo di centinaia di giornalisti, ognuno con con giubbotto anti-proiettile e caschetto, intenti a produrre collegamenti dal fronte, per poi ripartire il giorno dopo. La guerra è finita, Mosul sta venendo liberata, l'ISIS è morta, almeno in Iraq. Sono passati 4 mesi e nella città ancora infuriano i combattimenti, nonostante la parte orientale sia stata liberata al 80% secondo fonti del governo iracheno e curdo. Sono passati 4 mesi e l'ISIS ancora colpisce, sia fuori che dentro il paese.

Ripiegare sulla Turchia. La tattica dell'ISIS è chiara. Sul fronte interno consiste nell'attaccare la popolazione irachena direttamente nella capitale, aumentando l'insicurezza e la reazione - spesso difficilmente incontrollabile - delle milizie paramilitari sciite, vero potere alternativo e parallelo al governo ufficiale. All'estero, precisamente in Turchia, l'obiettivo è di aprire un nuovo fronte operativo, inserendosi in un contesto politico sull'orlo della guerra civile. Questo è, infatti, il rischio che corre il paese diviso al suo interno in fazioni pro e contro Erdoğan, mentre nella parte orientale si è riaperto il conflitto fra Ankara e i Curdi. Inserirsi in questa dinamica è vitale per lo Stato Islamico, sia per alleggerire la pressione dell'esercito turco nella Siria occupata proprio dal Califfato, sia per la propria stessa sopravvivenza, quando e se Mosul dovesse cadere.

Non è importante che tu sia Mussulmano, Arabo o civile; nel momento in cui sei in disaccordo con ISIS, la tua “giusta” punizione sarà la morte!
— M.J. Alohmayed, Dismantling ISIS

Come nel Passato. La strategia è simile a quella usata dall'attuale ISIS quando - noto col nome di al-Qaeda Iraq (AQI) -  venne costretto a riposizionarsi in Siria fra il 2008 e il 2010  in seguito alla ribellione dei potenti clan sunniti iracheni e dell'offensiva coordinata fra Baghdad e Stati Uniti. Lontano dalla pressione militare statunitense, l'ISIS capitalizzò sull'apertura della Guerra Civile Siriana, conquistando Raqqa e lanciando da lì la riconquista del nord dell'Iraq. L'obiettivo ora sembrerebbe la destabilizzazione della Turchia in modo da creare basi operative all'interno del paese sia nell'eventualità di un possible conflitto civile o  per rifugiarcisi - come cellule dormienti - in attesa di nuovi scenari in cui inserirsi: fossero questi in Siria, Iraq o altri paesi della regione.

La Debolezza dell'Occidente. Al di là dei piani militari l'ISIS scommette e capitalizza sull'incapacità dei governi occidentali di proporre - in qualità di mediatori - piani di stabilizzazione della regione e dei governi locali di realizzare vere unità statali. L'esempio è sotto gli occhi di tutti. Nelle prossime settimane si apriranno i colloqui di pace fra il governo siriano e una parte dei ribelli per stabilizzare la Siria Occidentale, tralasciando la parte orientale del paese, occupata dall'ISIS e dai Curdi della Rojava. Sembra un riconoscimento involontario dell'impossibilità - anche per i promotori del dialogo Iran, Turchia e Russia - di concepire una soluzione complessiva per la Siria, accontentandosi, invece, di "salvare il salvabile". Stessa cosa in Iraq, dove manca un vero piano su come amministrare il nord quando e se l'ISIS venisse sconfitta.

Il camion con cui Anis Amri ha compiuto la strage di Berlino.

Il camion con cui Anis Amri ha compiuto la strage di Berlino.

E in Europa? Come già scritto altrove in questa testata, nel continente l'ISIS colpisce con l'intento di indebolire le politiche di immigrazione e integrazione dei rifugiati ed in generale della popolazione di fede islamica negli stati europei: in Belgio come in Francia ed in Germania. L'obiettivo è duplice. Distruggere la credibilità dell'Europa come rifugio per chi scappa dal Medio-Oriente e dallo Stato Islamico - rafforzando di conseguenza l'idea che gli occidentali siano avversi agli islamici, mantra del fondamentalismo islamico - e dall'altra provocando - per reazione - l'emarginazione di chi è europeo, ma anche islamico, ovvero le seconde/terze generazioni di musulmani europei che vengono interpretate come la "quinta colonna" del terrorismo. Non a caso proprio da quest'ultimo gruppo - più fragile nei confronti delle campagne mediatiche occidentali - nascono sacche di malessere sociale dove le cellule dell'ISIS si possono installare.

Quello che doveva essere l'anno della fine dell'ISIS inizia, invece, come i precedenti: in una scia di sangue che sembra non finire. 


Letture Consigliate:

- M.J. Alohmayed, Dismantling ISIS.

- J.Stern, J.M. Berger, ISIS: the State of Terror.

- A. Atwan, Islamic State: the Digital Caliphate.

- T. Ansary, Destiny Disrupted: A History of the World through Islamic Eyes.

- M.M. Gunter, The Kurds and the Future of Turkey.

 
immagine di copertina di: torbakhopper END ISIS, scott richard via photopin (license)
immagine nel testo di: Demipoulpe crossroad via photopin (license)

Under the Gun: il Difficile Rapporto di un Popolo con la Pistola - CO Reloaded del 16-01-2017

CO - Reloaded: perché?