Black Magic, racconto autobiografico di un viaggio creativo - CO Reloaded del 9-2-2017

Alan J. Rudner, pittura di Ori Zindel in mostra alla Galleria Civica di Gerusalemme

Nel 2013 tornò la mia salute mentale. Se prima non si fosse persa è probabile che la mostra Black Magic non sarebbe mai nata. Il periodo in cui ero senza tetto, matto nel mio paese e nel mondo, era effettivamente folle. Però proprio in quel periodo è nata la tecnica con cui disegno.

Alcuni dei disegni sono formati da tanti sottilissimi trattini fatti a biro blu o nera. In quei disegni uso una Pilot Supergrip. In altri disegni, faccio lunghi contorni affiancati l’uno all'altro con una penna 0.4.

Stelle. Tutti vogliono sapere perché proprio loro sono il motivo principale nei miei quadri. Nel periodo in cui ero senza niente (dall’inizio del 2009 fino al 2011), quando venivo preso dalla disperazione alzavo la testa in su e le guardavo e il mio cuore si riempiva di speranza e ispirazione. In città non si possono vedere tante stelle, perciò quando arrivavo in un ambiente urbano semplicemente disegnavo sul foglio una piccola stella e questa piccola stella mi dava forza sufficiente per disegnare il quadro dall’inizio alla fine.

Ritratto del leggendario ladro di banche Nachman Farkash, di Ori Zindel

Vampiro nella notte, di Ori Zindel

Nei primi giorni dei miei vagabondaggi usavo una tessera per lo studente che avevo comprato per arrivare a Bezalel ( l'accademia di Arte e Design di Gerusalemme). La tessera valeva solo per viaggiare dentro Gerusalemme, ma io la usai come un biglietto regionale. Le prime due volte funzionò, ma ad un certo punto gli autisti dell’autobus non mi lasciavano più salire con questa tessera e io diventai, non per mia scelta, un autostoppista; sapete, con un grosso zaino che serve anche da comodo cuscino.

Chiamatelo homeless, chiamatelo vagabondo, questo è quello che ero.

E proprio perché in questo periodo viaggiavo ogni giorno facendo l’autostop, nei miei quadri spesso appare l’immagine dell’autostoppista. Vista la disperazione che ti prende quando per più di un’ora fai l’autostop e nessuno si ferma, mi trovavo spesso a guardare verso le stelle. Perciò in quasi tutti i disegni di autostoppisti che ho fatto la strada è un triangolo che porta verso le stelle. Come se fosse una piramide che spedisce l’anima del faraone verso il cielo.

L'autostoppista blu 2, di Ori Zindel

Ad un certo punto trovai un lavoro in un pollaio presso una fattoria che si chiamava “I Pollai della Libertà del Shomron”, l’unico posto dove mi hanno preso. Era una buona soluzione visto che nella fattoria mi pagavano bene e ricevevo vitto e alloggio. Lavoravo nell’enorme pollaio con un vecchio di buon cuore di nome Ygal. Un giorno è successa una cosa molto strana. Sembrava come se una cella del pollaio fosse stata tappezzata con un qualche materiale lanoso.

Più passavano i giorni più questa tappezzeria diventava spessa e infine vi vennero deposte delle uova, ma non di gallina. Erano più piccole e strane e, come presumeva Ygal, erano le uova di un corvo. Io mi esaltai dell’idea che nel pollaio di una fattoria di coloni si fosse formata una… colonia di corvi. Io e Ygal abbiamo deciso di non spostarli e alla fine si schiusero i pulcini. Su questo evento ho basato il mio quadro Lul ha ‘orvim (“Il pollaio dei corvi”) che espongo nella mostra.

Il pollaio dei corvi, di Ori Zindel

Dopo che sono stato licenziato comprai, con i soldi che avevo risparmiato dal lavoro, un biglietto aereo sola andata verso l’Italia. Ad un certo punto mi trovai di nuovo senza un soldo in Finlandia e cominciai a fare l’autostop verso la Svizzera. Una meta verso la quale, però, alla fine non arrivai mai perché sono diventato matto, ma ho fatto in tempo a passare attraverso la Russia, l’Estonia e la Lettonia

L'autostoppista blu, di Ori Zindel

A San Pietroburgo dormivo all’entrata della stazione della metro, davanti al Kazansky Sobor. Quando aprivo gli occhi la prima cosa che vedevo era il Kazansky Sobor e, prima di chiuderli, l’ultima cosa che vedevo era sempre il Kazansky Sobor. M’innamorai di questa enorme cattedrale, forse perché come israeliano non ero abituato ad un palazzo tanto impressionante. Il tetto triangolare e dorato mi ricordava la piccola piramide di Giza e mi servì da ispirazione per un quadro che disegnai con la penna su un foglio A4. Nel quadro c’era un uomo sorridente con un cappello e una barba fatta di triangoli. Quando disegnai la barba a triangoli immaginavo di spezzare una stella sul foglio e costruire la barba coi suoi pezzi. Mi chiedevano: “Chi è l’uomo nel quadro?” e io rispondevo: “L’uomo che vive nel Kazansky Sobor”; cioè, il Kazansky Sobor è la sua casa. E i simpatici russi mi dicevano che mi assomigliava e in effetti c’era qualcosa.

Dopo che l’ebbi venduto per pochi spiccioli disegnai una serie di uomini che abitano in Kazansky Sobor e anche loro li vendetti per pochi spiccioli. Il disegno “L’uomo che vive nel Kazansky Sobor” è, in effetti, una riproduzione di quei disegni. Però devo dire che mi sono un po’ offeso quando tornai in Israele e disegnai gli uomini che vivono nel Kazansky Sobor, ma nessuno pensò che mi assomigliassero. Anche se, però, durante l’inaugurazione della mostra, è venuta da me una donna e mi ha detto in inglese che era molto impressionata dai quadri. Le ho chiesto di dove fosse e lei ha risposto: “di San Pietroburgo”. Allora ho indicato la riproduzione e ho detto: “Questo è l’uomo che vive nel Kazansky Sobor”. Lei è esplosa dalla gioia e ha detto: “Gli assomigli!”

L'uomo che vive a Kazansky Sobor, di Ori Zindel

Quando cercai di entrare in una chiesa armena, che un po’ mi ricordava il Kazanski Sobor, un armeno che stava alla porta non mi lasciava entrare. Perciò gli mostrai i miei quadri nella speranza che, come gli altri cittadini di San Pietroburgo, apprezzasse il fatto che sono un artista e mi invitasse ad entrare. Invece disse: “I tuoi quadri sono il lavoro di Satana!
— Ori Zindel, pittore, in mostra alla Galleria Civica di Gerusalemme con "Black Magic"

Un’altra esperienza che ho vissuto a San Pietroburgo fu un evento spiacevole. Quando cercai di entrare in una chiesa armena, che un po’ mi ricordava il Kazanski Sobor, un armeno che stava alla porta non mi lasciava entrare. Perciò gli mostrai i miei quadri nella speranza che, come gli altri cittadini di San Pietroburgo, apprezzasse il fatto che sono un artista e mi invitasse ad entrare. Invece disse: “I tuoi quadri sono il lavoro di Satana!” E così che ho deciso di intitolare il quadro del diavolo che espongo nella mostra “Dedicato alla Chiesa Armena”.

Dedicato alla Chiesa Armena, di Ori Zindel

Non era la prima né l’ultima volta. Il nome della mostra, Black Magic, l’ho preso da un evento molto difficile che mi è successo in Lettonia. Però prima chiarisco che in Lettonia ci sono diversi tipi di persone, alcune delle quali meravigliose e che mi hanno aiutato molto nella vita.

Però che ci vuoi fare? Ci sono anche ignoranti completi. E così, una banda di giovani a cui proposi di comprare i miei quadri si spaventarono tantissimo e li chiamarono Black Magic. Dopodiché mi picchiarono insistentemente e mi calpestarono la mano con i tacchetti delle loro scarpe da calcio, in modo che, dissero, “non potrai disegnare ancora questa Black Magic”.

Dopo questa esperienza sono impazzito completamente.

 

I lavori di Ori Zindel attualmente esposti nella mostra Black Magic alla Galleria Civica di Gerusalemme.

 

Biografia curata dall’artista

Ori Zindel è nato nel 1988 a Gerusalemme. Ha studiato alla Charles Smith School of Art, dove si è diplomato col minimo dei voti. Ciononostante non ha perso la speranza e nel 2009 ha cominciato a studiare alla migliore accademia d’arte d’Israele, Bezalel Academy of Art and Design. Poco tempo dopo aver cominciato ha, però, abbandonato gli studi ed è diventato un senzatetto, vivendo in riserve naturali e fattorie e vagabondando in Israele e nel resto del Mondo. A Riga (Lettonia), dove ha perso la ragione, scambiava i suoi quadri per vasi di miele.

Nel 2011, durante la “Protesta delle Tende” (luglio-ottobre) ha vissuto nei presidi dei dimostranti in Boulevard Rothschild a Tel Aviv. Poco tempo dopo è stato ospedalizzato presso il Kfar Shaul Mental Health Center. In seguito ha vissuto in un magazzino della casa dei suoi genitori. Dopo una seconda ospedalizzazione la sua ragione è tornata ed è stato trasferito in un appartamento di riabilitazione, guadagnandosi da vivere come ragazzo che consegna i giornali. Nel dicembre del 2016 è stata allestita la sua prima mostra presso la Galleria Civica di Gerusalemme

 

Testo a cura di Ori Zindel

Tradotto in italiano da Ilana Bershadsky 


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