13th: raccontare le forme della schiavitù e della discriminazione - CO Reloaded del 14-2-2017

 13th, il documentario sul sistema penale statunitense e la discriminazione razziale, è candidato all'Oscar 2017, categoria miglior documentario.

13th, il documentario sul sistema penale statunitense e la discriminazione razziale, è candidato all'Oscar 2017, categoria miglior documentario.

La drammatica realtà delle carceri degli Stati Uniti vista con gli occhi degli oppressi: e se il sistema penale statunitense si fosse fatto carico di portare avanti lo schiavismo in altre forme?

La popolazione carceraria mondiale ammonta a quasi 10 milioni di individui, e un quarto di essi è rinchiuso nelle prigioni degli Stati Uniti d'America. In altri termini: il paese abitato dal 5% della popolazione mondiale ha il 25% dei detenuti del pianeta. La notizia è più inquietante se integrata con un ulteriore dato: nelle carceri degli USA il 40,2% dei detenuti è afroamericano, a fronte di un’incidenza di questa minoranza nella popolazione di solo il 6,5%.

Come si è arrivati ad uno squilibrio così impressionante? La regista Ava DuVernay e gli altri autori del documentario – prodotto da Netflix – 13th ritengono che per capire la situazione sia necessario ripercorrere la storia delle minoranze che popolano il paese ed in particolare quella degli afroamericani. Giunti dal continente africano come schiavi, essi acquisirono la libertà - ma non l’eguaglianza - dopo la vittoria dell‘Unione nella Guerra Civile (1861-1865), da noi nota come Guerra di Secessione. L‘abolizione della schiavitù fu sancita con il 13º Emendamento della Costituzione, del 1865, che inoltre vieta ogni forma di costrizione involontaria “se non in qualità di punizioni per crimini per i quali l’imputato sia stato riconosciuto colpevole”.

La schiavitù o altra forma di costrizione personale non potranno essere ammesse negli Stati Uniti, o in luogo alcuno soggetto alla loro giurisdizione, se non come punizione di un reato per il quale l’imputato sia stato dichiarato colpevole con la dovuta procedura
— 13º emendamento, sezione 1, Costituzione degli Stati Uniti d'America

Si trattò di un provvedimento di grande impatto e gravido di conseguenze. Sulla schiavitù si reggeva, infatti, larga parte del sistema economico degli stati del Sud, che in brevissimo tempo persero circa quattro milioni di lavoratori non liberi e privi di diritti. I grandi proprietari terrieri e i loro rappresentanti nei governi e nelle amministrazioni locali cercarono, quindi, di contrastare gli effetti delle novità costituzionali facendo leva sulla lettera della legge, che lasciava agli schiavisti un minuscolo spiraglio. Ebbe inizio così una raffica di arresti di afroamericani, per lo più fondati su motivi trascurabili, come il vagabondaggio, ai quali seguivano condanne ai lavori forzati, che altro non erano se non una forma legale di schiavitù. Il clima teso e carico di violenze, sospetti e pregiudizi che si sviluppò in quegli anni propiziò una tendenza alla criminalizzazione a priori del nero, considerato, in generale, una persona violenta e pericolosa, al punto che fino al secondo conflitto mondiale i linciaggi dei neri – i “negri” nei termini usati dai razzisti - erano frequentissimi, e parte della stampa tendeva a giustificarli, o addirittura a glorificarli.

 13th, riprese del documentario. 

13th, riprese del documentario. 

The Birth of a Nation, girato da David W. Griffith nel 1915, fu triste interprete di un certo spirito delle decadi a cavallo dei secoli XIX e XX e sinistro profeta di quelle a venire. Con i suoi forti accenti razzisti, esaltò e inaugurò simbologie e linguaggi che ancora per tutto il Novecento sarebbero serviti da punti di riferimento nella comunicazione politica. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la comparsa dei numerosi movimenti per i diritti civili, si registrarono importanti cambiamenti. L’attivismo fu presto criminalizzato dalle fazioni al potere più conservatrici, e la situazione si esasperò. Lo status quo era aggredito su più fronti, in particolare su quelli della lotta alle discriminazioni razziali e del pacifismo, e ciò comportò, a partire dalla fine degli anni ‘60, una svolta brusca, tanto nella legislazione quanto nell'atteggiamento delle autorità. Da allora, i dati sulle condanne penali e sull'entità della popolazione carceraria sono un termometro che misura con eccezionale efficacia e puntualità il surriscaldamento del clima sociale negli Stati Uniti, in particolare in riferimento alle minoranze.

Dopo essere rimasto pressoché stabile dall’inizio del secolo, il numero dei detenuti è aumentato, dal 1970 al 1980, del 43% circa, e nei due decenni successivi del 129% e del 71% rispettivamente. Dall’inizio del nuovo millennio la tendenza all’incremento è costante, ma fa registrare tassi inferiori. A partire da Nixon, infatti - che aveva lanciato la formula del Law & Order - la sicurezza e l’inasprimento delle pene per i reati tipici delle classi disagiate, e quindi spesso delle minoranze (per lo più afroamericana e latine), furono l’ossessione della destra statunitense, garantendo 20 anni di presidenze repubblicane in 24 anni. Questi temi - che hanno portato al costante aumento della popolazione carceraria afroamericana - erano stati coltivati con costanza e astuzia in un humus culturale più che adeguato, che in alcuni contesti era pressoché connaturato allo stile di vita. Tali argomenti divennero talmente decisivi nelle competizioni elettorali, che soltanto dopo averli fatti entrare nei propri programmi elettorali i democratici torneranno, con Bill Clinton, alla Casa Bianca, dopo 12 anni di assenza.

13th, locandine promozionali

Gli sviluppi attuali di una simile gestione delle problematiche sociali e criminali sono sintetizzabili nei pregiudizi razziali, ancora serpeggianti tra la popolazione, oltre che nei numeri - le possibilità di finire in prigione corrispondono a una su tre per i neri e una su diciassette per i bianchi - ma soprattutto nella preoccupante realtà della Prison Industry, la rete di carceri private, efficacemente rappresentata dalla lobby American Legislative Exchange Council (ALEC). Quest'ultima mira, ad esempio, a privatizzare il sistema del controllo elettronico a distanza delle persone sottoposte a libertà vigilata, inoltre esercita continue pressioni sui politici affinché approvino leggi che rendano più facile la carcerazione e la permanenza in prigione dei detenuti.

Un esempio è la Arizona SB 1070, per cui qualunque persona abbia le "sembianzedi immigrato può essere posta in stato di fermo, per poi essere di solito reclusa in un centro gestito da aziende come la Correction Corporation of America (CCA), il cui fatturato nel 2013 - basato su cauzioni e fondi statali - è stato di 1,7 miliardi di dollari. Chi non può permettersi di pagare la cauzione - quasi sempre i membri delle minoranze, fra cui gli afroamericani - viene inserito in programmi di lavoro non retribuito all'interno di aziende private: lavori forzati, in una forma che rimanda direttamente allo schiavismo. La realtà di un sistema giudiziario che trascura l'aspetto rieducativo della pena e si concentra su quello punitivo assume toni distopici, ma talvolta anche grotteschi, come nel caso dell'approvazione, da parte degli organi esecutivi, di leggi redatte dalla stessa ALEC e distrattamente firmate su fogli che ancora recano il logo della lobby stessa.

Le problematiche e i fatti affrontati da 13th sono tanti e densi, ma esposti in modo chiaro e consequenziale. Netta è l’impressione che il lavoro diretto dalla registra Ava DuVernay sia molto prezioso, se si vuole interpretare fenomeni della cronaca recente come i tragici fatti di Ferguson e il movimento Black Lives Matter.


13th

Regia: Ava DuVernay

Anno: 2016

Produzione: Netflix

Sito Ufficiale


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