Dal Torino Film Festival: La Cordillera di Santiago Mitre - il Caffè al Cinema del 9-12-2017

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Un incontro tra potenti sulle fredde e innevate vette del Cile, tra le bassezze e le miserie della Realpolitik e pragmatismi spicci, è l'occasione per scontrarsi con l'eredità pulsante dei grandi drammi irrisolti del passato.

Il presidente della Repubblica Argentina si appresta a partecipare ad un importante vertice internazionale di paesi latino-americani, i cui temi principali sono lo sviluppo economico e l'integrazione energetica.

La situazione per lui è molto delicata, e i suoi collaboratori sono piuttosto tesi, visto che la sua immagine pubblica è considerata debole (i media lo ritengono un “invisibile”), mentre sul fronte politico interno comincia a subire colpi molto duri (il suo governo rischia attacchi legali e ricatti). Inoltre, dal suo punto di vista, l'incontro presenta aspetti molto complessi, non solo sul piano delle alleanze (o delle non-belligeranze) strategiche, ma anche per le numerose e spinose questioni di livello geoeconomico. Egli mantiene tuttavia una freddezza, una forza spirituale e una consistenza morale notevoli.

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La cumbre, il vertice, si svolge in un albergo situato tra le montagne del Cile (la cordigliera del titolo), a 3000 metri d'altitudine: un luogo isolato interamente riservato all'evento per tutta la sua durata, e in quanto tale teatro di equilibrismi e sottili giochi politici che vengono intessuti molto al di là delle capacità percettive dei popoli.

Eppure, a dispetto della solidità delle posizioni di potere, la sicurezza e la disinvoltura dei governanti non impediscono, anche in un contesto protetto e quasi ermetico, che essi mostrino le proprie fragilità di fondo. In particolare queste emergono nell'impatto devastante con le dure realtà storiche e sociali di un continente dal passato complesso e travagliato.

Così, l'arrivo della figlia del presidente argentino, e soprattutto l'esplosione del suo squilibrio psichico, porta il perturbante all'interno della lussuosa gabbia del palazzo. Esso comincia significativamente a manifestarsi con la distruzione di una finestra - apertura brusca e violenta di un varco sul mondo - e con una altrettanto espressiva afasia della giovane donna. È il grido di un popolo che non può dimenticare, che non può evitare di sentire il dolore di ferite che non sono mai state adeguatamente curate, né sono scomparse con i corpi di chi le ha patite materialmente.

Un dolore talmente radicato da essere percepito chiaramente anche da quelle componenti della società che per questioni anagrafiche non hanno potuto farne esperienza diretta.

Di qui l'inevitabile nemesi, che si esprime in un linguaggio che è proprio tanto della tragedia greca (il dramma familiare, e ancor più la sequenza, dai toni espressionistici, in cui la figlia continua a dare dell'assassino ad un padre esterrefatto che nega qualsiasi responsabilità) quanto del real-meraviglioso più tipicamente latino-americano (i ricordi “impossibili” che sovvengono alla figlia, verbalizzati davanti al terapeuta e al padre sbigottito).

Nel frattempo, il cinismo della diplomazia continua a dipanarsi e districarsi tra diffidenze, tradimenti, doppiezze e secondi fini.

A sottolineare un'inquietudine di fondo inesorabile contribuisce anche la colonna sonora efficace, anche se un po' invadente, di Alberto Iglesias.

Presentato fuori concorso al Torino Film Festival 2017 nella rassegna “Festa Mobile”.


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La cordillera

Argentina/Francia/Spagna 2017

Regia di Santiago Mitre

Durata 114'

Sito Ufficiale

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