Speciale “Biennale Democrazia”- Christiane Taubira: la promozione culturale come alternativa al terrorismo - il Caffè Culturale del 12-4-2017

Christiane Tuabira, uno dei principali ospiti della Biennale Democrazia 2017 di Torino. Foto: Parti Socialiste Licenza: CC 2.0

Christiane Tuabira, uno dei principali ospiti della Biennale Democrazia 2017 di Torino. Foto: Parti Socialiste Licenza: CC 2.0

La lotta al terrorismo è uno dei temi principali del dibattitto politico attuale. Durante i lavori della Biennale Democrazia 2017, tenutasi a Torino, l’ex-Ministro francese Christiane Taubira propone un metodo alternativo e non violento per combatterlo: la cultura invece che “l’emergenza”.

Biennale Democrazia è un’iniziativa promossa dalla Città di Torino e realizzata dalla Fondazione per la Cultura di Torino con il sostegno di Intesa Sanpaolo, ENI e Fondazione CRT. La Biennale è nata nel 2009 con l’obiettivo di promuovere la “cultura democratica” nella pratica quotidiana tramite l’impegno civile. Nelle idee degli organizzatori, la Biennale deve diventare un laboratorio permanente d’idee aperto a tutti, soprattutto agli studenti delle scuole superiori e dell’Università: i cittadini del futuro.

Nel 2017, la Biennale – che si è tenuta a Torino fra il 29 marzo ed il 2 aprile- ha raggiunto la sua quinta edizione e propone – sotto il titolo “Uscite di Emergenza” – una riflessione sulle crisi del nostro tempo e le possibili risposte. Fra i vari argomenti trattati nei vari incontri della Biennale – fra gli altri consumi, migrazioni e nazionalismi - non poteva mancare il terrorismo, affrontato in varie conferenze durante tutta la durata dell’iniziativa.

Christiane Taubira. In questo ambito, uno degli ospiti più attesi è stata Christiane Taubira, ex Ministro della Giustizia Francese dal 2012 al 2016 sotto la Presidenza di François Hollande. Durante la sua esperienza di governo, Taubira – la quale proviene dalla Guyana Francese –si è battuta per la difesa dei diritti umani e delle libertà civili: sua infatti la legge francese del 2013 – nota come Mariage por Tous – che ha legalizzato i matrimoni omosessuali. Autrice, inoltre, della riforma del codice penale francese, si dimette dal governo nel 2016 dopo che quest’ultimo ha avanzato la proposta del ritiro del passaporto francese– la déchéance nationalité – ai possessori di doppia cittadinanza condannati per terrorismo: per Taubira, “cambiare nazionalità ad un terrorista, non risolve il problema”.

Un approccio diverso. Nell’incontro presieduto dal vice-direttore di Internazionale J. Zanchini e titolato “Di fronte al terrorismo”, Christiane Taubira ha proposto un approccio alternativo alla violenza terroristica – di cui la Francia è stata vittima negli ultimi due anni – che vada oltre il principio di autorità e la repressione. Ponendo il diritto alla sicurezza quale imprescindibile fondamento delle democrazie moderne, il problema – argomenta Taubira – sarebbe non la lotta al terrorismo in sé, ma la definizione stessa del concetto di “terrorismo” e “terrorista”.

Definire il terrorismo. Secondo l’ex-Ministro, occorrerebbe annullare le debolezze semantiche presenti nelle legislazioni dei diversi Stati, le quali impediscono una classificazione corretta del fenomeno terroristico. Quest'ultima – continua Taubira – assume sfaccettature diverse di paese in paese oltre ad essere ancora materia di dibattito presso le Nazioni Unite. La questione è meno intellettuale di quanto possa sembrare: definire significa studiare il fenomeno, solo così è possibile sconfiggerlo alla radice.

L'azione politica. Per Christiane Taubira, il “terrorismo” è e rimane un fenomeno sociale che come tale richiede soluzioni sociali, e non militari. Al centro dell’azione politica contro il terrorismo deve esserci – insiste - la promozione della cultura e dell’educazione oltre che la rieducazione di quei giovani radicalizzati che si avvicinano – o sono più esposti – agli ambienti terroristi e jihadisti. Proprio nel recupero dei giovani nelle carceri, la Francia è in in prima linea, anche grazie alle riforme portate avanti dall'allora Ministro della Giustizia sulla creazione di gruppi d’ascolto che prevedono intervengono psicologi, vittime e pentiti del terrorismo.

L'impegno per la Cultura. Per Taubira, quindi, non tutto si può risolvere con le leggi e la repressione, per questo la promozione della cultura può divenire un importante ostacolo al terrorismo e alla sua capacità di penetrazione all’interno della società contemporanea. Vivere intensamente la propria identità culturale e promuovere l’educazione sarebbero quel tipo di risposta non violenta alternativa all'istituzione dello stato di emergenza.

Con quella forza e passione che Christiane Taubira conduce la sua vita politica, ella conclude il suo intervengo alla Biennale citando Kandinsky. “I suoi quadri” dice l’ex-Ministro “rappresentano un sì alla vita ed ogni risposta culturale lo è; questa [la cultura] è oggi sotto attacco per via del terrorismo, comportamento nichilista di distruzione degli altri e di noi stessi”. 

La soluzione non è quindi in quelle risposte "violente" che impediscono di vedere la realtà delle cose, ma in quegli stessi diritti che vengono messi da parte quanto “lo stato d’emergenza” prende il sopravvento sulla società civile. Bisogna reprimere il terrorismo senza perdersi e senza perdere le proprie radici democratiche, questo il messaggio di Christiane Taubira.


Per approfondimenti: 

- il libro di Christine Taubira sull déchéance nationalité: Murmures à la Jeunesse

- sul terrorismo in Francia: The Guardian

- Christiane Taubira sul terrorismo: l'Obs Plus


Speciale Biennale Democrazia: religione e democrazia, il confronto fra Tariq Ramadan e Paolo Flores d'Arcais - il Caffè Culturale del 20-4-2017

Guida Nerd ai Film del 2017: prima parte - l'Opinione del Nerd