La cittadinanza non è premio, è solo uno strumento burocratico

cittadinanza

La cittadinanza non ha nulla di divino, è un costrutto burocratico e sociale, per questo lo Ius Soli ha un senso.

Per il Sottosegretario agli Esteri Di Stefano a Rami e Adam “la cittadinanza gliela darei, ma non c’entra nulla con lo ius soli: se la sono meritata”, come se fosse un premio e non un diritto. Per il Ministro dell’Agricoltura Centinaio “Rami e Adam sono italiani, ma non cittadini” quindi sono di serie B. Per il Vicepremier Salvini “per QUELLI come Rami, cittadinanza a 18 anni”, “QUELLI” come se fossero esseri sporchi, meticci dal sangue straniero che “purtroppo” sono nati nel nostro paese.

Sempre per Matteo Salvini, Rami la cittadinanza non la potrebbe avere perché nella sua famiglia “ci sarebbero persone dalla fedina penale non pulita”, come se tutti gli italiani “di sangue” fossero onesti. Poi cambia idea: “sì alla cittadinanza a Rami perché è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio, le leggi si possono superare”. Di nuovo, come se fosse un premio, di nuovo i “valori”, come se questo paese e suoi abitanti avessero dei valori superiori che il figlio di un immigrato deve prima capire. Perché, sembra dire Salvini, solo un ragazzino con i valori italiani avrebbe salvato i suoi italiani compagni dall’essere vittima del terrorismo di uno che italiano “non dovrebbe essere”; l’egiziano, invece, li avrebbe fatti morire tutti martiri.

Scuse, ampie discussioni che riempiono i giornali e si ocial tanto che viene da chiedersi, che senso ha questo teatrino?



La cittadinanza non esiste

Serve per difendere il “diritto” di sangue di essere italiani a cui sono aggrappati molti elettori di questo paese andato per la tangente, conservatore e tradizionalista, quasi fosse l’unico motivo di orgoglio e di esistenza. Una sorta di ente metafisico che dà un senso alle nostre esistenze, forse anche salvifico visto che esistono “QUELLI”, gli altri diversi ed inferiori a noi (come sostiene tutta la retorica dell’invasione per indebolire “la razza” italiana).

La cittadinanza, però non ha nulla di divino, spirituale o salvifico, è solo uno strumento burocratico il cui scopo è di identificare e registrare gli individui che vivono all’interno di un sistema a sua volta burocratico chiamato Stato.

Lo stesso dicasi della nazionalità, un costrutto filosofico e sociale umano atto a incasellare individui su base geografica, definendo culture diverse da altre e creando confini immaginari che in molti vorrebbero invalicabili, magari dei muri alti fino al cielo dietro cui nascondersi dall’altro, quello con la lingua diversa, magari con colorito diverso e che magari prega un dio diverso.


Costrutti

Sono costrutti umani, alcuni peraltro recenti, che hanno avuto il merito storico di scardinare il diritto divino dei monarchi e l’essere sudditi, ma che sono nati limitati e limitanti perchè le abbiamo definite per esclusione piuttosto che inclusione, tanto da diventare solo la nuova facciata della stessa conflittualità e degli stessi difetti del sistema precedente: prima ci si ammazzava per il Re, ora ci si ammazza per la difesa degli interessi nazionali.

Nel permettere la nascita delle società moderne, hanno, nel concreto, creato un nuovo tipo di monarca, anch’esso assoluto, la Nazione con i suoi confini patri, la sua cultura patria, le proprie bandiere e le proprie lingue

Anche se queste non esistevano prima.

Perché, detto chiaro e tondo, le nazioni non esistevano, le abbiamo inventate noi esseri umani in cerca costante di una classificazione e di un modo per salvaguardarci da quel fantomatico ALTRO rapace e violento, il quale ci vede, a sua volta, come l’ALTRO rapace e violento.



I confini che non esistono

I confini, poi, sono al vertice delle identità burocratiche. Le Alpi ci separano da Francia, Svizzera, Slovenia e Austria? Bene, allora secondo lo stesso concetto la Liguria dovrebbe essere uno stato a sé stante, come la Valle d’Aosta e l’Italia Centrale, addirittura dovrebbe dividersi in due “Stati” – o nazioni, perché no? – per via degli Appennini.

I confini non esistono e per chi ha studiato un po’ di Storia (nel mio caso Archeologia), sa perfettamente che montagne, mari, deserti sono luoghi di passaggio, snodi di una rete di comunicazione dove, con i commerci, passano persone, idee, lingue e cultura.

Sono al massimo terre di frontiera, non confini. Sono, come il resto della “nazione”, delle terre di transito dove il meticciato è un dato di fatto e le differenze culturali fra un paese al di qua o al di là dei “confini” o sono locali – tipo il mio formaggio si chiama Piero e lo faccio così, il tuo si chiama Pierino è fatto cosà – o non sono altro che imposizioni dello “Stato-Nazione” (lingua, leggi, etc.).

Le nostre stesse “identità”, personali e collettive, nascono nel e dal meticciato, dai matrimoni “misti” di quelli che, in passato, erano “nazioni” diverse. Nascono dal pluralismo tramite cui la società umana cambia e si evolve, un pluralismo che è naturale, contro i tentativi di difesa della “nostra” cultura, “nostra” patria e “nostra” nazione che sono meramente artificiosi, anti-storici e anti-umani.


Ogni cultura complessa, infatti, non è data, autoctona e 100% endogena, si evolve nel tempo e recepisce gli impulsi esterni. Basti pensare alla stessa lingua italiana che non esisterebbe senza la poesia trobadorica di origine occitana e i contatti mercantili dei diversi comuni presenti sulla penisola. Così è per noi, come per i tedeschi, gli inglesei, i francesi, gli ungheresi, addirittura per i giapponesi considerati culturalmente omogeni (scrivono con caratteri cinesi e alcuni dei loro piatti principali sono a base di curry, fate voi).

Non è una questione di cosmopoliti contro locali, quanto ho scritto vale per me che vivo in città come per chi vive in un paesello di montagna agricolo ed isolato: non siamo entrambi “figli” della stessa “nazione italiana”?

Per questo, visto che stiamo parlando di costrutti che nulla hanno di metafisico o divino, dare la cittadinanza a Rami, Adam e quel milione di bambini che l’aspetta, non è un premio, ma un atto umano, logico e razionale.

 

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