Dalle elezioni al M5S, dalla Cina all’ambiente, le previsioni per il 2019

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Elezioni europee, il destino del M5S e della guerra commerciale USA/Cina: come sarà il 2019 che si appresta ad iniziare?

Arrivato l’anno nuovo, finiti le feste e i discorsi di fine/inizio anno della politica è ora di guardare a cosa ci aspetta nel 2019 appena iniziato. Non sarà un anno facile a causa del combinato disposto di slowdown cinese e della possibile recessione USA, oltre che l’incertezza delle elezioni europee.

In questo contesto internazionale, si inseriscono le sorti dell’Italia e dei suoi protagonisti politici. Da una parte il Governo che dovrà rendere finalmente visibili gli effetti del Cambiamento, anche se pare intenzionato a “ritardare” ogni reale decisione fino a ridosso delle elezioni europee e relativa campagna elettorale. Dall’altra il grande mare del “dubbio”, ovvero: esiste o esisterà un’opposizione in questo paese?

La domanda è molto meno “politica” di quello che sembra ed è legata alla creazione di quel sistema parlamentare virtuso che continua a mancare nel paese dell’eterno conflitto “partitico” permanente.

Andiamo per gradi, però: ecco a voi il nostro affresco politico per il 2019.


#Italia: il congelamento

Allo stato attuale, dobbiamo immaginare l’Italia come un paese congelato, o che si tenterà di congelare, almeno fino a maggio, data delle elezioni europee. L’obiettivo dei due partiti di governo è palese, ovvero un moderato”damage control” d’immagine fino alla tornata elettorale.

Lo si vede dal timing delle due “misure cardine” del Governo, Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, i cui decreti sono fissati fra febbraio e marzo, allo scopo di limitare eventuali prevedibili scontenti nel momento in cui il taglio dei fondi stanziati col DEF 2018 renderanno palese il restringemento o della platea potenziale o dei contributi. Una prima avvisaglia si è vista con l’aumento delle tariffe autostradali, ‘trionfalmente’ bloccate da Toninelli il 31 dicembre, ma che in realtà sono, appunto, congelati da 1 a 6 mesi e solo per l’89% delle tratte.

Un giorno il rincaro arriverà comprensivo di interessi, come arriverà anche il taglio dell’adeguamento delle pensioni a febbraio compresivo di conguaglio sull’adeguamento di gennaio.

Congelamento a parte, la scena politica orbiterà attorno a tre temi principali, ovvero:

  • il modo in cui il Governo imposterà beneficiari e struttura di Quota 100 e Reddito di Cittadinanza;
  • il futuro politico italiano ed europeo del M5S;
  • la nascita, o meno, di un opposizione in vista delle Europee.

#Italia: Quota 100

Non solo l’intera Manovra, ma l’intera politica economica, fiscale e lavorativa del Governo gialloverde si basano su Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, di cui, ancora, non si sa nulla, costi a parte. Una situazione paradossale considerando che per questi due provvedimenti, si sia approvata una Manovra che indica quanto spenderemo e quanto ci indebiteremo, tralasciando il “perché”.

Questo al netto dei dubbi che ancora, aleggiano sui due provvedimenti. Prendiamo, per esempio, Quota 100. Il cosiddetto “superamento della Legge Fornero” dovrebbe favorire il pre-pensionamento di chi ha 62 anni di età e 38 di contributi in due o tre finestre annuali. Rimane il dubbio sulla reale durata del provvidemento, ovvero se questo rimarrà una “una-tantum” o sostituirà la Fornero.

Il dubbio nacque con il Nadef 2018 a cui seguirono le valutazioni di Moody’s. Nel testo di accompagnamento al nuovo rating, l’agenzia statunitense segnalò come “Quota 100” sarebbe stata una misura legata al solo 2019 con un impatto ridotto sul debito italiano e, di conseguenza, sul rating del paese. La valutazione non è mai stata né confermata né smentita dal Governo.

Lo stesso Ministro Tria, a Radio 24, ha sottolineato come Quota 100 sia una misura nata “per risolvere i problemi causati dalla Legge Fornero”, in particolare nei riguardi di coloro che si sono visti “aumentare l’età pensionabile a pochi mesi/anni dalla pensione”. Lo stesso Ministro Salvini abbia parlato più volte di come l’obiettivo sia l’allargamento di quella “Quota 41”, in pensione con 41 anni di contributi, per ora prevista solo per i lavoratori precoci.

Voci e formule che fanno pensare ad una misura provvisoria, un sospetto alimentato dall’assenza totale di una qualsiasi bozza operativa.


Spazi di Manovra


#Italia: il futuro del M5S

A fronte di una Lega, per ora, ancora salda attorno a Matteo Salvini (ma quanto durerà, visto il dissidio sempre più manifesto del comparto produttivo lombardo-veneto?), il 2019 sarà l’anno della verità per il M5S, il quale ha chiuso il 2018 con la cacciata dei parlamentari “dissidenti”, che ha contratto la maggioranza al Senato, e l‘ipotesi di un’abrograzione del “limite dei due mandati” presente nello Statuto del MoVimento.

Pur se non ancora confermata ufficialmente, tale proposta riprenderebbe quanto già messo in atto dai Consiglieri 5 Stelle della Regione Lazio e quanto “proposto” da Beppe Grillo per la Sindaca di Torino Chiara Appendino durante il Salone del Gusto. Diventasse realtà, verrebbe a cadere l’immagine del “portavoce che fa il suo dovere per il paese e poi torna a fare le sue cose” sancendo la trasformazione del MoVimento in un partito “classico”, dotato di una classe diregente ed una “gerarchia” definita.

Un’altra questione aperta è sul ruolo futuro di Alessandro Di Battista. Indiscrezioni da Montecitorio parlano di lui come futuro Ministro o Sottosegretario (magari affiancando Giorgetti a Palazzo Chigi) nel ventilato rimpasto, mentre altre ne fanno il nome come il Commissario Europeo in quota italiana a Novembre (ma bisognerebbe ottenere il sì della Lega).

La certezza è che Di Battista verrà usato dal MoVimento in chiave “anti-Salvini” in una particoalre riedizione del “partito di piazza e di governo” in cui “Dibba” interpreterà la piazza, lasciando a Di Maio il ruolo di “governo”.


#Italia e #Europa: le elezioni

L’ultimo fronte del M5S è l’Europa, dove entro la convocazione del nuovo Europarlamento, i pentastellati dovranno decidere dove collocarsi. Con l’UKIP in uscita causa Brexit e i tedeschi di AfD (come gli svedesi di SD) pronti a unire le forze con il gruppo ENF di Salvini e Le Pen, sembra scontata la fine di EFDD, Europe for Freedom and Direct Democracy, il gruppo fondato dagli stessi 5 Stelle anni addietro.

Da mesi, a Bruxelles, si parla di colloqui di rappresentanti del MoVimento con vari gruppi, primo fra tutti i Verdi Europei, ipotesi scartata da quest’ultimi in quanto “le posizioni politiche sovraniste ed euroscettiche del M5S non si sposano con gli ideali del gruppo”.

L’ìpotesi, avanzata sempre dal M5S, sarebbe quella di formare un gruppo “verde” nuovo o, in alternativa, cercare un’alleanza con Salvini e/o i Conservatori Europei (PiS polacco, etc.). Ma le europee saranno un punto di transizione per molti  in Italia.

M5S e Lega a parte, infatti, le elezioni faranno capire che faranno gli ex-componenti di LeU, chi rientrerà nel PD, chi cercherà di fare qualcosa di nuovo, se il PD stesso ancora esisterà con questo nome o se nasceranno nuovi partiti/alleanze come il Fronte Repubblicano di Calenda o il movimento civile di Renzi.

Nel frattempo si capirà il livello di interazione politica interno al Centrodestra in cui, ricordiamo, Forza Italia milita nei Popolari, Lega in EFN e FdI nei Conservatori, rispettivamente europeisti, euroscettici, euroscettici light. Non un dato da poco considerando che il CDX governa quasi tutte le regioni del Nord e nel 2019 va al voto anche il Piemonte.



#Europee, il quadro generale

A 5 mesi dal voto, rimane aperta la questione sul futuro dell’Europarlamento. Dati alla mano, infatti, il rischio di uno stallo politico esiste. I popolari del PPE, i socialisti/riformisti di S&D e i liberali di ALDE (quest’ultimi con l’addizione di Macron) ondeggiano ai limiti della maggioranza parlamentare.

Qualora questa non fosse possibile, si aprirerebbero 2 strade: o un’alleanza fra PPE, ALDE e i Conservatori di ECR (dove milita FdI di Giorgia Meloni) per un Europa intra-governativa e “light” o un’alleanza progressista fra PPE ALDE S&D e i Verdi (più pezzi di vari partiti “europeisti” di Sinistra).

Qualunque cosa accada sarà questo Parlamento che dovrà supportare o meno il Presidente della Commissione che verrà deciso, come da trattati, dal Consiglio Europeo (ovvero l’organo di presidenza composto dai paesi membri) e che entrerà in carica a novembre 2019.

Si aspettano mesi di fuoco. Per ora, vista la quasi certa maggioranza relativa del PPE, il favorito alla successione di Juncker dovrebbe essere il bavarese Manfred Weber.

Ma siamo sicuri che ALDE (con Macron), S&D e Verdi siano disposti ad “abbracciare” un candidato come Weber (conservatore)? Se questo non dovesse succedere, il PPE andrà verso destra (sul modello di Kurz) o cercherà aun una figura diversa, magari non del PPE, come vorrebbe Macron?


#Europa: la Brexit.

A fine gennaio la Camera dei Comuni britiannica dovrà esprimersi sull’accordo Brexit proposto da Theresa May. Qualora questo venisse approvato, la Gran Bretagna rimarrà nell’Unione almeno fino a Dicembre 2020, pur senza diritto di voto, per portare aventi il negoziato sui “futuri rapporti con la UE” che entrerebbe immediatamente in vigore una volta approvato sancendo, finalmente, la vera “Brexit”.

Se non si trovasse l’accordo, Londra potrebbe o rimanere ad oltranza nel sistema “transitorio” o attivare (con il beneplacito dell’Unione) il backstop, ovvero un’area comune UE/UK gestita dai trattati attuali (primato della Corte Europea compresa) in cui l’unico accordo ad essere escluso sarebbe Schengen.

Il “backstop” è il motivo per cui l’accordo May rischia di non essere votato: ovunque lo si guardi, trasformerebbe il paese in un vassallo dell’Unione. Se l’accordo non venisse trovato, le possibilità sono tre. L’uscita senza accordo, l’accordo “norvegese” e il secondo referendum.

Sul No-Deal sono tutti daccordo: avrebbe effetti devastanti sul breve-medio termine, soprattutto sulle classi più deboli del paese, fra cui proprio i Brexiters. L’accordo norvegese, ovvero entrare nello stesso sistema che regola i rapporti fra UE e Oslo, richiede il beneplacito della Norvegia, la quale, per ora, si è espressa negativamente.

Sia May che Corbyn sembrano escludere il ricorso alle urne, ma in entrambi i partiti esistono forti voci di dissenso rispetto alle rispettive leadership. Se questo porterà ad una doppia scissione lo capiremo a gennaio.


Elezioni Europee


#Europa – #Mondo

Il 2019 è iniziato con una certezza: la volatilità dei mercati dovuta in parte allo slowdown cinese (confermata dal calo dell’indice PMI), dall’altra dal rallentamento ciclico dell’economia statunitense. Crisi endogene, fine ciclo per Washington, fine rincorsa produttiva per Pechino, aggravate da ragioni esogene: la “guerra commerciale” sui dazi, soprattuto sull’acciaio (la Cina da sola produce la stessa quantità di acciaio di UE, Russia e USA assieme).

Entrambi sono due paesi che stanno cambiando in maniera radicale e che sono meno “stabili” di quanto si possa vedere a prima occhiata.

A fronte di un economia in dubbio fra rallentamento e recessione, gli USA di Trump sono divisi fra la reazione ultra-conservatrice bianca guidata da Trump e la “rivoluzione demografica” che ha fatto già capolineo a questo Midterm cancellando alcuni asset elettorali del Presidente in carica. Il Russiagate continua e sulla Casa Bianca pesa la Spada di Damocle di un impeachment.

Nel frattempo, Trump deve affrontare il backlash poltico del suo annunciato ritiro da Afghanistan e Siria (contestato da parte dei Repubblicani) come quello sullo shutdown del governo.


#Mondo: la Cina

A destare particolare preoccupazione è, però, la Cina. La grande rincorsa economica e produttiva del paese sembra essere arrivata al suo traguardo strutturale (equivalente al raggiungimento dello stesso livello dei grandi paesi sviluppati).

Il dragone deve ora inventarsi, come sta facendo, come mercato interno e paese non solo di “alta produzione”, ma di alto valore aggiunto mediante investimenti su prodotti innovativi, in ricerca, sviluppo e creazione di un’economia altra rispetto alla ultra-esportazione.

Allo stesso tempo, Pechino dovrà affrontare temi finora “estranei” all’immaginario cinese, ovvero l’invecchiamento della popolazione ed il futuro demografico del paese oltre alla”sua” sostenibilità ambientale a fronte di un quasi 47% della popolazione che vive in campagne quasi totalmente non sviluppate.


Il caffè scorretto


#Mondo, commercio e sovranismo

La questione cinese e la sua risoluzione, sarà centrale per capire il futuro del commercio mondiale. Per noi europei sarà due volte più importante perché quel “come andrà” coinvolge soprattutto noi. Pechino è il naturale alleato della UE su temi come il libero commercio mondiale e la difesa del WTO dagli impulsi sovranisti degli USA di Trump.

Come tale, la “guerra commerciale” in atto sta dividendo il continente fra la tradizionale alleanza atlantica (minacciata anche dagli impulsi pro-Putin della destra sovranista e della sinistra rossobruna) e la ricerca di un accorgo con la stessa Cina.

Sullo sfondo c’è la salvaguardia del WTO, dove Europa e Cina sono per la prima volta assieme contro l’istituzione da parte degli Stati Uniti di dazi per “motivi di sicurezza nazionale”. Il tribunale del WTO deciderà nel corso dell’anno sulla legittimità o meno dell’iniziativa statunitense, la quale, in caso di vittoria di Washington, sancirebbe lo svuotamento quasi totale della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta ed il ritorno al commercio internazionale regolamentato dalla “potenza nazionale”.

Quello che potrebbe essere la vittoria del sovranismo “anti-globalista” potrebbe rivelarsi, però, una vittoria di Pirro. Riportare in auge quel sistema comporterebbe l’affermazione di un modello sovranista “mondiale” in cui, però, varrebbe la legge del più forte.

Ci troveremmo davanti alla totale supremazia commerciale statunitense per via della predominanza del Dollaro unito all’hard power USA. Non solo, dovremmo anche fronteggiare il rischio di una reazione cinese “scomposta” ed imprevedibile.

Salvarsi, per i paesi europei, significherebbe rafforzare la propria unione, per sfruttare la posizione forte dell’Euro ed evitare la “decadenza” commerciale di un’Unione “sovranista”, in cui i singoli membri vanno per la propria strada.


#Medio Oriente e Russia

In questo quadro generale, l’Europa, l’abbiamo detto, è centrale, soprattutto nell’ipotesi di quell’alleanza USA-Russia fortemente voluta da Trump e la alt-Right, a cui sarebbe essenziale però, la ridefinizione dei “confini” fisici e geopolitici di UE e NATO. Ma c’è un altro fronte: il Medio Oriente.

L’annunciato ritiro degli USA da Afghanistan e Siria (4 mesi) sancisce la fine di un’era e la definitiva chiusura di Washington nelle sue “fortezze” regionali, ovvero l’alleanza con i Sauditi e Israele, lasciando la Russia di Putin nel ruolo di unico “grande controllore” degli equilibri regionali grazie, soprattutto, alla rete di relazioni che i russi hanno saputo intrecciare grazie a Rosneft e al petrolio.

Mosca vanta infatti ottime relazioni sia con Teheran (in chiave anti-saudita) che con Istanbul, controlla la Siria ed e il principale sponsor dei al Sisi in Egitto come di Haftar in Libia, oltre a vantare ottime relazioni con i curdi iracheni e il Governo israeliano.

Una posizione chiave che va ad alleggerire quella statunitense. La domanda è, tutto questo fa parte di un “disegno” geopolitico in cui gli USA sono il “poliziotto cattivo” del Medio Oriente e la Russia quello buono o il frutto di un calcolo politico errato?


L’opinione


Ecologia, la grande asssente.

Ci sarebbero altri temi, come la crisi politica del Belgio, il futuro della Spagna, il conflitto dimenticato dello Yemen ed il futuro dell’Africa, ma per il 2019 noi al Caffè e l’Opinione abbiamo deciso di concentrarci su quelo che potremmo chiamare “il problema nascosto in piena vista”, ovvero il cambiamento climatico.

Che si voglia credere o no al reale impatto delle emissioni di CO2 sull’innalzamento delle temperature globali, il Climate Change è una realta incontrovertibile e già presente nella vita di tutti. Il tema non è solo “come rallentarlo” congelando le emissioni, ma, soprattutto, come ci stiamo preparando alle sue conseguenze sociali.

Il cambiamento del clima sta già, infatti, alterando le tradizioni agricole del mondo con un impatto di gran lunga maggiore laddove la tecnologia è più scarsa o il sistema più critico, prima fra tutti l’Africa. L’ultimo rapporto dell’agenzia ONU sul Cambiamento Climatico (UNFCCC), come altri di altre agenzie, ha confermato tale legame e definito il Climate Change come una concausa del problema migratorio.

Un paradosso, perché gli stessi partiti “conservatori” del mondo occidentale che vedono nei “migranti da aiutare a casa loro” la chiave della propria politica, sono gli stessi che negano il cambiamento climatico. Per questo si parla di muri, di blocchi navali, di leggi speciali, fino alla purezze etnica (Ungheria), ma non si parla, se non a grandi linee di fare concretamente qualcosa per cambiare direzione o arginare i danni.

Almeno che “arginare” non significhi fortificarci in occidente usando le nostre risorse fino all’esaurimento fino al collasso ambientale e sociale.

Non so voi, a me pare un’idea molto poco sensata.


Noi

Nel rinnovarvi gli auguri di buon anno, speriamo di accompagnarvi per questi 12 mesi con un’informazione sempre corretta. Non saremo imparziali, non è nel nostro DNA, ma sarà sempre indipendente. Il Caffè e l’Opinione rimane un progetto autofinanziato e portato avanti con la forza della passione senza finaziatori occulti e nel rispetto totale delle proprie idee che rimangono internazionaliste, liberali, progressiste e anti-razziste.

Siamo fatti così e mentiremmo se vi dicessimo il contrario. Per il 2019 confermiamo la presenza di RU, in arte Riccardo Marinucci, al Caffè Scorretto (e spero anche in tante altri progetti), di Francesco Petronella a cui abbiamo dato mano libera sul Medio Oriente che segue con tanta passione e aspettiamo di vedere all’opera presto Roberto Mastroianni su arte e ambiente. Io, Simone Bonzano, rimarrò qui al timone del Caffè portando avanti allo stesso tempo due mie piccole fissazioni: Retro (ovvero il Caffè e Opinione aperto a tutti che parli di politica, cultura, sport, gaming, arte, etc) e Pop-Politics, il podcast.

Non ci fermeremo qui, vogliamo portarvi più contenutii e per questo rinnoviamo l’invito a chiunque voglia scrivere di mettersi in contatto con noi. Per tutti gli altri, continuate a supportarci, iscrivetevi alla mailing list, chiedete di far parte del gruppo Whatsapp e ricordatevi di seguirci su Facebook (spuntando l’opzione “mostra per primo”) condivendoci in ogni social network esistente, fosse anche Tinder (non credo che si possa, ma se ci riusciste…).

A presto!


Il Caffè e l’Opinione

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