Chemnitz: il sottile filo nero che dalla AfD porta a Salvini e Bruxelles

Chemnitz

A Chemnitz, la destra tedesca ha fatto vedere i muscoli, scatenando un caso non solo tedesco, ma europeo. Eppure, il tema “migranti” c’entra ben poco.

Oramai, grazie alla propaganda a tappeto che abbiamo subito negli ultimi tre anni, siamo abituati a guardare a qualunque notizia, sotto un’unica lente: migranti sì, migranti no. Ne abbiamo fatto una specie di ossessione, fino al punto di trasformarlo nella spiegazione generica, e come tale dozzinale, di qualsiasi problema nazionale ed europeo. E questo è esattamente quello che è succeso nei riguardi dei recenti eventi nella città sassone di Chemnitz in Germania.


I fatti di Chemnitz

Nella notte del 26 agosto, alle 3:15, durante una festa di strada, un carpentiere 35enne, Daniel H, muore accoltellato, i suoi due amici, ricoverati d’urgenza. La dinamica dei fatti è ancora poco chiaro, gli inquirenti tedeschi parlano di una rissa, ma per il suo omicidio vengono arrestati due profughi, un siriano di 23 anni ed un iracheno di 22.

“I media dicono solo che è morto un Tedesco” dichiara Nancy Larssen, amica d’infanzia di Daniel, “ma dovrebbero invece descrivere chi è morto e di che colore era la sua pelle, perché non credo che [i Neonazi] farebbero tutto questo se lo ne fossero a conoscenza”. Daniel H era per metà tedesco e per metà cubano, non era un nazionalista, anzi, pare avesse idea di sinistra. Ma era un cittadino tedesco morto, sembra, per mano di un rifugiato.

Questo basta per trasformare la sua morte in un simbolo per la destra radicale sassone.


Le manifestazioni

La statua di Karl Marx, al centro di Chemnitz, diventa sede delle proteste. Prima arrivano 100, poi 800 persone, arriva anche PEGIDA (acronimo per ‘cittadini preoccupati per l’islamizzazione dell’occidente’) e con lei, migliaia di manifestanti. Gli slogan, documentati dai videomaker presenti in città, parlano di slogan anti-migranti, lanci di bottiglie, saluti nazisti, “fermate l’invasione di rifugiati”. Di notte, le manifestazioni diventano, nonostante la presenza della polizia, ronde anti-migranti.

Infine arriva anche la destra radicale di Alternativa per la Germania (AfD). Su Twitter, il parlamentare Markus Frohnmaier parla di cittadini che esercitano “il proprio diritto civico di fermare la sanguinaria migrazione dei coltelli”, perché “se lo stato non ti difende, allora è giusto scendere in strada e difendersi da soli”. Lo scontro diventa immediatamente nazionale.

La condanna per le manifestazioni è unanime. Per Angela Merkel, come per il Ministro degli Esteri Heiko Maas (SPD), a Chemnitz ci sarebbe stato uno “show di odio” e “in Germania non c’è spazio per odio, intolleranza ed estremismo”. Intanto, in città, i Toten Hosen, popolare rock-band tedesca, portano in piazza 65.000 persone per ricordare Daniel H e condannare le manifestazioni neonazisti. Freie Presse, il quotidiano locale organizza una raccolta firme contro “razzisti, destra radicale, PEGIDA e Identitäre Bewegung (Movimento Identitario, altra sigla di estrema destra)”.

Il messaggio: “questa non è la vostra terra, queste non sono le vostre strade, firmato 345.000 persone”.


L’asse Baviera-Austria-Italia contro Angela Merkel


Seehofer, Gauland e Salvini

Il caso Chemnitz, però non si placa. Non c’è solo la città, o la Sassonia (dove il Governatore Kretchmer, CDU, tenta di relativizzare), c’è qualcosa di più importante in gioco. La AfD ha sempre dimostrato di strumentalizzare ogni manifestazioni anti-migranti,e le elezioni bavaresi sono vicine, le europee in primavera. Difficile attaccare la Cancelliera in economia o politica estera, ma sui migranti, Merkel è debole, soprattutto dopo la “crisi bavarese” di giugno.

Alex Gauland, presidente di Alternativa per la Germania, l’uomo che non avrebbe voluto il calciatore campione del mondo Jerome Boateng come vicino di casa perchè “nero”, attacca direttamente Angela Merkel e parla della necessità di “una rivoluzione pacifica contro la Cancelleria e chi, fra partiti e media, la appoggia. Ne aprofitta anche il Ministro degli Interni Horst Seehofer (CSU) sempre alla ricerca di un modo per attirare il voto radicale in Baviera: per il politica bavarese, infatti, i migranti sarebbero “la madre di tutti i problemi”. Per questo, aggiunge, “si può capire che il popolo sia esagitato”.

Termini, perdonate il confronto, ‘alla Salvini’. Ed è proprio il leader della Lega, intervenuto alla Deutsche Welle, che parla di “crisi del modello multiculturale tedesco” e che Chemnitz, le sue violenze, siano il risultato del fallimento dell’accoglienza e di come AfD sia la risposta popolare a questo fallimento.

Niente come queste affermazioni, dimostrano come Chemnitz non sia stato niente di tutto questo, ma il banco di prova della destra radicale (tedesca ed europea) in preparazione alle elezioni bavaresi dell’autunno, delle europee del prossimo maggio e delle regionali dell’autunno 2019, quando voteranno Sassonia, Brandeburgo e Turingia.


La generazione perduta

Facciamo un passo indietro. Chi ha marciato su Chemnitz a caccia di immigrati, manifestato avvolto nel tricolore tedesco erano, nella stragrande maggioranza, militanti della destra radicale tedesca. Neonazisti che, anagraficamente, sono i figli (e i nipoti) della defunta DDR, la Germania dell’Est.

Sono parte di una generazione perduta, quella nata a cavallo del crollo del muro, impoverita dalla riunificazione, dimenticata nei borghi della Sassonia, come in quelli sperduti nelle vecchie aree industriali della Sachsen Anhalt. Persone permaibili dall’ideologia neonazista: per la ‘loro’ DDR erano i “capitalisti” occidentali costretti a portare la responsabilità del nazismo, non i socialistissimi Land orientali.


AfD, Chemnitz e Berlino

Un malcontento sociale dove la destra radicale, e con loro AfD, diventano la risposta dozzinale al fallimento del Socialismo reale della DDR e della Socialdemocrazia della Repubblica federale. Con il 2015 e la crisi migranti, nascono PEGIDA, nasce IB e, contemporanemente AfD accantona l’ultra-liberalismo e abbraccia la protesta anti-migrante dell’estrema destra. Il risultato è l’esplosione di AfD, soprattutto all’est. Nel 2017, entra al Bundestag come terzo partito con il 13%. I sondaggi post-Chemnitz, la danno al 17%, secondo partito alla pari della SPD.

Eppure manca qualcosa. Il 77,5% dell’elettorato dimostra di non condividere le posizioni estremiste e anti-migranti di AfD. Alla crescita della destra, infatti, segue la crescita delle sue antitesi, i multi-culturali Verdi (13,5%), i liberali della AfD (10%) e la sinistra radicale della Linke (10%).

Poco importa, perché l’obiettivo, per ora, non è il governo, ma l’Europa e Angela Merkel. Un buon risultato della AfD in Baviera, infatti, riaprirebbe la questione della svolta conservatrice desiderata da CSU e dalla destra della CDU, magari anche di un passaggio di testimone in Cancelleria.

Le ripercussioni si farebbero sentire immediatamente alle Europee. Il PPE tedesco, ovvero la CDU ancora dominata da Angela Merkel, sarebbe meno orientato a formare un’allenza con l’ALDE e S&D riaprendo completamente i giochi per la formazione della Commissione europea a favore dei sovranisti .

Ed è qui che, partendo da Chemnitz, passando per Monaco, si arriva a Bruxelles e a Matteo Salvini.


Kurz, Orban

Chi è Sebastian Kurz? Un profilo del giovane politico austriaco che, con Orban, tenta l’attacco al PPE.


La UE, l’obiettivo della destra radicale

Stando alle previsioni di voto, a maggio l’Europarlamento si dovrebbe trovare spaccato in 3/4 spezzoni, senza un maggioranza definita. Quella relativa toccherebbe, ancora, ad un Partito Popolare in calo (175 seggi). Ai Socialisti di S&D spetterebbero 137 seggi, mentre la sinistra ecologista, quella radicale e i verdi arriverebbero a 96 seggi (suddivisi fra G/EFA e GUE/NGL). Se Macron decidesse di associarsi all’ALDE, i liberali europei salirebbero, invece, a 104 seggi. 154 seggi andrebbero alle tre sigle sovraniste: 55 a ENF, dove sono presenti la Lega, Le Pen e la FPÖE austriaca, 50 a ECR, fra cui l’euro-scettico PiS al governo in Polonia e 49 a EFDD, dove attualmente militano M5S e AfD.

I “kingmaker” della Commissione sarebbero, quindi, Salvini e Macron, ma il vero ago della bilancia dovrebbe essere il PPE di Angela Merkel.


I blu-neri fra Orban e Salvini

Al suo interno, il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, hanno un piano: creare un’alleanza blu-nera sul modello di quella viennese, ovvero PPE con il fronte sovranista, attualmente diviso in tre sigle. Unificarlo è il compito di atteo Salvini, il quale governa con il principale partito di EFDD e vanta ottimi rapporti, oltre che con Kurz e Orban, anche con il PiS polacco.

Inoltre, secondo le indicazioni di voto italiane, la Lega sarebbe il primo partito del fronte euroscettico, superando il Ressemblement National di Marine Le Pen, e permettendo al Ministro dell’Interno italiano di correre alle Europee in qualità di “Spitzenkandidat”: il candidato di ENF alla Presidenza della Commissione Europea. In questo scenario molto dipenderà, da AfD e M5S. I primi, quasi certamente, finiranno per allinearsi con ENF o, in alternativa, con ECR.

Complessa la posizione del M5S che si troverebbe nella posizione di a) appoggiare il proprio partner di governo o, in alternativa, b) appoggiare il suo rivale Macron riprovando l’adesione all’ALDE, ma per questo rimando ad un futuro articolo.


La sfida dopo Chemnitz

Governare l’Europa nel 2019 significa poter dire l’ultima parola sulla riforma dei trattati, il budget europeo, i parametri ed il ruolo della BCE. Lo sa Salvini, lo sanno Orban e Kurz e lo sanno i dirigenti della AfD ed i migranti, come dimostrano i fatti della Sassonia, rimangono il miglior “grimaldello mediatico” a disposizione della destra europea contro Merkel e gli europeisti.

In fondo, Chemnitz è stato soprattutto questo. Non il ritorno del Nazionalsocialismo (anche se l’allarme rimane, come giusto che sia e come dovrebbe esser preso seriamente anche in Italia), ma un’altra puntata dello scontro fra europeisti e sovranisti in vista della campagna elettorale per le europee.

Che AfD e la destra radicale tedesca/europea, hanno giocato, ancora sulla tragica morte di un essere umano.


Letture Consigliate e approfondimento

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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