L’inumanità di Salvini e Di Maio sui migranti: quando sarà troppo?

Salvini e Di Maio condividono una cosa: raccogliere voti sui migranti, ad ogni costo ed anche in maniera totalmente inumana.

Il 22 gennaio, il Cara di Castelnuovo di Porto, struttura che ospita è stato chiuso. Dallo stesso giorno sono cominciati gli “spostamenti” dei migranti in esso ospitati, in altre strutture del paese. Lo sgombero finirà il 31 gennaio. Il centro ospita(va) 500 persone.

Ho usato le virgolette per “spostamenti”, ma ho sbagliato, perché sono deportazioni. I primi migranti sono stati deportate in altre strutture con solo 48 ore di preavviso e, ad oggi, non si sa dove siano. Sono state separate famiglie, madri e figli in nome di quel Decreto Sicurezza che per il Ministro Salvini non vuol dire altro che voti.

Puri, squallidi, voti.


Il DL sicurezza

Secondo quel decreto, i minori potranno andare negli Sprar esistenti (almeno finché esisteranno, visto che sono stati tagliati i fondi), gli altri in non ben precisate strutture dove dovranno attendere la propria sorte. Ti viene riconosciuto il diritto di asilo e/o il permesso di soggiorno? Bene. No? Vai nei Cpr fino al tuo (improbabile) rimpatrio.

Oggi a Castelnuovo, nelle prossime settimane a Mineo e poi Bologna, Bari, Crotone: 6000 persone in tutto di cui molti perderanno ogni speranza di integrazione.

Nel frattempo, come è successo per i migranti lasciati andare dal Cara di Mineo e da altre strutture italiane all’indomani del varo del DL, in molti rischiano di diventare invisibili, con buona pace di quella “salvaguardia della salute e della sicurezza” che il Ministro, dai microfoni di Radio Anch’io, sbandiera come “buonsenso”.

Ricordate, tutto questo accade per la sete di voti di un Ministro in campagna elettorale che mira a un risultato storico, per il suo partito, alle europee per riaffermare la sua forza nel governo. Alla sicurezza del paese non è interessato. Men che meno a quella dei migranti


Le Brevi


Morti in mare

  • 117 morti in mare al largo di Tripoli.
  • 53 morti fra la Spagna e il Marocco.
  • 100 migranti raccolti da una nave della Sierra Leone e riportati in Libia fra le crisi di panico.
  • 47 persone salvate dalla nave SeaWatch e ora in mezzo al mare, ad attendere una tempesta.

Attorno a questo, un Ministro che scarica barile, che si ostina nel suo “cuori aperti, ma porti chiusi” e un altro ministro che, cita una sua interpretazione degli  accordi di giugno 2018 al Consiglio Europeo, e dice a Sea Watch di fare rotta verso Marsiglia. Questo, in breve, è il report degli ultimi giorni dal Mar Mediterraneo ed il problema è sempre quello: puoi chiudere i porti e ignorare i morti, ma questi verranno sempre a bussarti alla porta.

A fronte di questo e delle responsabilità oggettive dell’Italia nella creazione di quel gulag a cielo aperto, creato da Minniti e rinsaldato da Salvini (ma le responsabilità potrebbe risalire ad ere precedenti), l’unica alternativa che hai, è quella di mentire, cambiare discorso, per cancellare il peso dei morti dalla coscienza degli italiani.

Mentire ai propri elettori: questo è quello che fa, ancora una volta, il Governo italiano.


i giochi di Salvini

Poco dopo aver messo la coscienza dei suoi elettori a posto (“gli italiani sono tra i popoli più generosi, accoglienti e solidali” – “solo che abbiamo già dato”) da Barbara D’Urso a Pomeriggio 5, Salvini si cambia, indossa la maglia della Polizia (sezione sportiva) e inizia la sua diretta Facebook per raccontarci “come stanno le cose”.

Perché ovviamente tutti noi giornalisti, gli analisti e i giuristi sbagliamo.

La colpa dei morti, di quei 117 morti, non è del fatto che il fenomeno migranti esista anche se fai finta di niente (figurati, sarebbe bello sentire un’ammisisone di colpa), ma sarebbe “della ONG olandese e tedesca che da qualche giorno si trova al largo della Libia”. Chiaro, perché “se i trafficanti sanno che c’è qualcuno che li fa guadagnare, mettono in mare i barconi”.

Per questo, il Ministro Travestito da poliziotto, dice “no, no, no” alla riapertura dei porti, “se li riapro e permetti a tutti di vagare per il Mediterraneo, imponendo le loro leggi [di chi, non viene spiegato, NdR] alla faccia delle leggi dei singoli paesi, ritornano i morti”.


il falso di Salvini

Peccato che i morti ci siano sempre, caro Ministro, peccato che i trafficanti i loro “soldini” – quelli che, secondo Lei, gli fanno fare le ONG – li hanno già intascati ben prima di metterli in mare i migranti, non dopo. Li prendono sin da quando cominciano il viaggio e continuano a riprenderli anche quano arrivano in Libia. Il “metterli in mare” non sono “soldini”, sono un modo per alimentare le speranze di quelli che devono pagare ancora, di quelli che devono arrivare.

Cosa succede in mare, lontano dagli occhi degli altri prigionieri, perché questo sono, non importa.

Lei, Ministro, è in possesso di questa informazione, ma ai suoi fan-elettori, non la vuole e non la può dare.



Di Maio insegue Salvini

Sulla questione interviene anche Luigi Di Maio. perché non si può lasciare sempre al Ministro Travestito il monopolio della propaganda elettorale sui migranti. Solo che occorre un altro modo, uno da politico contro l’ordine costituito, uno da 5 Stelle:”bisogna smettere di parlare degli effetti ed intervenire sulle cause”.

“Ci sono paesi europei, con in testa la Francia [se non sai che dire, buttala sempre sulla Francia, NdR], che continuano a colonizzare l’Africa”. Parigi, continua Di Maio, usa il Franco CFA (tradotto da Di Maio con il vecchio nome di Franco Coloniale, peccato che l’acronimo ora sia Comunità Finanziaria Africana) per “sostenere il proprio debito attraverso lo sfruttamento delle colonie africane”.

Per combattere l’immigrazione clandestina, quindi, bisogna combattere il colonialismo, chiosa Di Maio annunciando un’iniziativa parlamentare futura per chiedere sanzioni ai “paesi colonialisti”: “se la Francia non avesse queste colonie che sta impoverendo, sarebbe la quindicesima forza economica mondiale”.


Migranti e francia, davvero?

Ma quanto c’è di vero nel discorso di Di Maio? Come spesso accade con il Ministro delle Parole in Libertà, la questione “francese” in Africa esiste, ma è molto più complessa ed è composta di molti più chiaro-scuri di quanto la retorica di Di Maio dica.

La Francia, come tutti i singoli paesi europei o generalmente ricchi, è corresponsabile dei problemi africani. Ma una cosa è, per l’Italia, di ammettere una corresponsabilit, altra è fare scaricabarile attaccando gli alleati europei. Solo così siamo sicuri di non risolvere nulla, ma nel frattempo cavalchiamo il sentimento anti-Francia degli italiani. Magari invocando un incidente diplomatico come fatto da Di Battista a “Che tempo che fa”, ripendendo la retorica del Vicepremier.

C’è un fatto che Di Maio, però, nasconde molto bene sotto la sua tirata anti-francese: Nigeria, Eritrea, Marocco, Sudan e Tunisia, non usano il Franco CFA e gran parte dei flussi tradizionali italiani arrivano proprio da lì.


Al di là delle polemiche, questo non può essere questo il modo di risolvere un problema. Come non lo è chiudere i porti, non lo è mandare l’esercito per “redistribuire” i migranti in barba ad ogni logica.

Non lo è neanche sigillarci in casa ignorando che questo paese abbia rinunciato ad una politica (la Bossi-Fini serve solo a generare clandestinità) che regoli l’entrata dei regolari da tanti, troppi, anni.

Un altra cosa: altri due fra i maggiori flussi imigratori arrivano da Nigeria e Eritrea.

Una era colonia britannica, l’altra italiana.


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