Brexit: salta il voto di dicembre, non è che salta proprio tutto?

brexit, may, voto

Sulla Brexit salta, per decisione di Theresa May, anche il voto di dicembre, ma esiste un modo per farla o franerà tutto?

“Quest’assemblea vuole arrivare alla Brexit?” chiede Theresa May.

“NOOOO” urlano dai loro scranni i parlamentari del Partito Nazionale Scozzese (SNP).

Risate ed anche Theresa My abbozza un sorriso, nervoso, e poi continua.

“Un chiaro messaggio da SNP, ma se questa assemblea vuole la Brexit penso che voglia farlo con un accordo con la UE e per farlo serve fare un compromesso” chiosa il Premier.


Si vota, voterà o non voterà?

Quanto descritto non è successo nel 2016, nel 2017, ma il 10 dicembre 2018, 2 anni e mezzo dopo il fantomatico referendum. Non è il discorso di un Premier saldo pronto a trattare per l’uscita dalla UE, ma di un Primo Ministro stanco e sconfitto che ha appena posticipato il voto definitivo sul suo accordo per evitare di esser sconfitto.

Il nodo rimane il backstop, la clausola di salvaguardia che si attiverebbe dopo il periodo di transizione (la cui fine sarà non prima del 31/12/2020) per cui l’Irlanda del Nord rimarrebbe, di fatto, nella UE mentre il resto del paese entrerebbe in una complessa, e molto limitante, unione doganale con la UE.

Quando si rivoterà? Theresa May sostiene il 21 di gennaio, ma gli esperti dei Comuni avanzano l’idea di un voto il 28 marzo, un giorno prima dell’ipotetica Brexit.
Ipotetica perché la Brexit sembra sempre più una creatura mitologica, buona per le sparate nazionalista di Nigel Farage o di qualche sovranista europeo disinformato ed in mala fede.

Non esiste perché, fino a prova contraria, non si può staccare l’Irlanda del Nord dall’Irlanda senza troncare gli accordi di pace del Venerdì Santo o in alternativa, perdere la Scozia, il Galles e, come ha già paventato Sadir Khan, anche Londra.


la caccia all’accordo Brexit

Mentre scrivo, Theresa May è in viaggio verso Bruxelles con la vana speranza di riaprire le negoziazioni con la UE per strappare qualche concessione. Ma…

“C’è qualche leader europeo, fra quelli con cui ha parlato nel weekend, che è disposto a rinegoziare il “backstop”? Chiede Hilary Benn e May non risponde. Lo fa, senza troppa enfasi, il Primo Ministro irlandese Leo Varadkar, “le trattative sulla Brexit non possono essere riaperte”. “Si può parlare, ma non si rinegozia” aggiunge il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk.

L’alternativa, in realtà. ci sarebbe e l’ha illustrata stamane la Corte di Giustizia Europea: la revoca unilaterale dell’articolo 50, cancellando la Brexit ed il caos che sta diventando.

Intanto i Comuni sono nel caso. SNP ha presentato una mozione di sfiducia, ma il Labour nicchia, consapevole che la mozione, a questo stadio, verrebbe rigettata. Si prende tempo, ma la vera alternativa rimane il secondo referendum.

Per il Primo Ministro gallese Carwyn Jones quella è la strada: “se May non può portare un accordo che possa essere votato dal parlamento, allora ci siano le elezioni o un secondo referendum per capire come uscire o se rimanere nella UE”.

Pubblicato su Facebook il 10 dicembre 2018


il caffè e l’Opinione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *