Finalmente un accordo sulla Brexit, o forse no – il Ristretto del 9-12-2017

 Theresa May con Jean-Claude Juncker all'annuncio dell'accordo. Foto:  Number 10  Licenza:  CC 2.0

Theresa May con Jean-Claude Juncker all’annuncio dell’accordo. Foto:  Number 10  Licenza: CC 2.0

Perché l’accordo sul “divorzio” sottoscritto da Londra e Bruxelles non risolve ma posticipa i problemi correndo verso l’accordo commerciale.

L’Unione Europea e il Regno Unito hanno raggiunto nel mattino di venerdì un accordo quadro sulla fase uno delle trattative per la Brexit, quella sul cosiddetto “divorzio”.

Tre sono i punti dell’accordo: il saldo delle responsabilità finanziarie (circa 50 miliardi di Euro) del Regno Unito nei confronti della UE; un periodo di 8 anni di giurisdizione della Corte di Giustizia Europea sui cittadini europei residente in Regno Unito al momento della Brexit; il “non-confine in Irlanda”.

I primi due punti sono stati risolti quando, nei fatti, il Regno Unito ha accettato in toto le richieste di Bruxelles, ma come si è arrivati a risolvere l’enigma irlandese, ovvero continuare a garantire la libera circolazione fra le due parti dell’isola? Semplice, non facendolo, ma aggirandolo e post-ponendolo.

La soluzione? Allo scopo di evitare i veti incrociati di Irlanda – “nessun accordo possibile se esisterà un confine” – e Nord Irlanda – “nessun accordo possibile se la regione si troverà in una situazione diversa dal resto del Regno Unito” – la soluzione è stata di spostare la discussione alla fase due delle trattative. Qualora poi non si raggiungesse, questa la promessa messa nero su bianco da Theresa May, l’intero Regno Unito riallineerebbe i propri regolamenti a quelli del Mercato Unico Europeo ed all’Unione doganale.

Nella notte di giovedì 7 dicembre, il DUP ha avallato il piano, non senza dubbi e solo dopo aver ricevuto ufficialmente il potere di veto sull’accordo che riguarda l’Irlanda. In soccorso di Londra è scesa in campo anche l’Europa. Secondo fonti interne alla delegazione britannica, riportate da POLITICO, alcuni funzionari dell’Unione Europea sarebbero infatti intervenuti per “rassicurare il DUP che i loro interessi sarebbero stati tenuti in considerazione”.

La vittoria di Pirro. Rimane irrisolta quella che, come ha ammesso anche il negoziatore europeo Michel Barnier, rimane “la sfida più difficile” dell’intera trattativa finora. Per questo, nonostante, infatti, la creatività della formulazione sottoscritta da Londra e Bruxelles, oltre al generale clima di distensione fra le parti, permane lo scetticismo sul come sia possibile, sull’isola, creare una frontiera senza avere una frontiera.

Per ora, però, Londra preferisce brindare allo scampato pericolo. Una vittoria “di Pirro” sottolineano molti media, in cui la Gran Bretagna ha di fatto ceduto su tutta la linea, non riuscendo a trovare nessun tipo di alternativa alle proposte dell’Unione Europea ed introducendo, con l’eventualità del mantenimento dei regolamenti europei post-Brexit, il principio della soft-Brexit, quella di cui vi abbiamo parlato in un nostro recente articolo.

Ultra Soft-Brexit. La soluzione, infatti, sottolineano gli analisti, potrebbe (dovrebbe) essere la “ultra-soft Brexit”, ovvero il mantenimento in Gran Bretagna di regole, norme e standard europei, sul modello della Norvegia. Questo è già quanto accadrà nel paese durante il periodo di transizione che andrà dal 2019 al 2021, ma potrebbe essere l’unica soluzione possibile ai veti incrociati che, da Dublino a Belfast, pendono su Londra.

Tale soluzione, ovviamente, andrebbe contro le volontà degli ultra-Brexiters, contrari ad ogni forma di limitazione della “sovranità” britannica post-Brexit. Come sottolinea l’ex-Ministro per la Brexit David Jones “mantenere i regolamenti europei potrebbe inibire eventuali trattati commerciali fra il paese e terze parti”.

Nel clima di generale distensione, i Brexiters sembrano accodarsi al governo, anche gli irriducibili Michael Gove e Boris Johnson, plaudendo alla “vittoria” di Theresa May.

 Theresa May con Donald Tusk all'annuncio dell'accordo. Foto:  Number 10  Licenza:  CC 2.0

Theresa May con Donald Tusk all’annuncio dell’accordo. Foto:  Number 10  Licenza: CC 2.0

Brexiters ed accordo commerciale. Torneranno certamente sulla scena durante la fase due quando si dovrà trattare sui futuri accordi commerciali con l’Unione Europea. Si tratta della parte più intricata, resa ancora più complessa dal fatto di dover “tener conto” della situazione irlandese, cosa che entrambe le parti avrebbero voluto evitare.

Questo perché nei prossimi mesi, fra tariffe, pesca ed import-export, si parlerà della “madre” di tutto le questione: il passporting, ovvero il libero accesso finora garantito agli istituti finanziari presenti nella City di Londra al mercato finanziario europeo.

Sì, perché questo primo accordo si basa su una scommessa, ovvero che nella fase due la Gran Bretagna riesca ad avere condizioni che salvaguardino il più possibile l’economia del paese. Questo alle luce che ogni indicatore economico descrive Londra come un nanetto in confronto alla UE che avrà tanti difetti dal punto di vista politico, ma, economicamente, rimane una superpotenza, con o senza Gran Bretagna

Gran parte di questa scommessa gira, appunto, attorno al passporting. Da questo sistema dipendono  5.000 società, circa 75.000 posti di lavoro ed un totale di 71 miliardi di gettito erariale che vanno, inoltre, ad intaccare un mercato che rappresenta, da solo, il 7% del PIL nazionale. Una perdita consistente che renderebbe quei 50 miliardi di Euro da dare all’Unione Europea un po’ meno sostenibili.

Come dire, se pensavate che il “divorzio” fosse difficile, non avete ancora visto la fase due.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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