Nessuno vuole musica libera, ma soldi e... ascoltiamo Trap

Nessuno vuole musica libera, ma soldi e... ascoltiamo Trap

 artwork: il Caffè e l'Opinione, autore: Simone Bonzano, licenza: CC 4.0

artwork: il Caffè e l'Opinione, autore: Simone Bonzano, licenza: CC 4.0

Insegnare musica? Obsoleto. Capire la musica? Sorpassato. Tanto abbiamo la Trap.

Sabato, tardo pomeriggio. Bevo un birra e mi imbatto in un articolo del “Fatto Quotidiano".

Leggo. Pausa. Sigaretta. Cazzo!

Sono anni che pensavo di scrivere una cosa simile. Bruciato sul tempo. Adesso posso solo riproporre qui l’argomento, e nessuno crederà che sia stato io il primo a pensarlo ed è una ferita all’orgoglio di musicista. Ma insomma, volevo parlarne da tanto e lo farò comunque. 

Di cosa? Di musica e scuola.

Innanzitutto permettetemi un breve preambolo: lungi da me essere un patriottico nazionalista. Non ho patria. Abito sul pianeta terra e per me non esistono barriere né confini. Però devo riconoscere la bellezza e l’importanza del luogo dove sono nato.

L’Italia, culla della cultura mondiale. Tra le tante meraviglie tutte italiane, arte, poesia, architettura e musica. Non ci sono paragoni.

Eppure questo bel paese non ha paragoni nemmeno quando si tratta di non perdere l’occasione di perdere un’occasione. La nostra, quella soprattutto della mia generazione, poteva essere quella di accorgerci del tesoro che abbiamo tra le mani, e una volta fatto, PRESERVARLO.

Nel caso della musica, direi che siamo al ridicolo totale.

Vi rendete conto che la musica è un linguaggio universale, al pari della matematica? Note e numeri sono le uniche due cose al mondo che potenzialmente unirebbero oltre 7 miliardi di individui, senza filtri, traduzioni e storpiature.


Se per caso qualcuno non lo avesse notato, la “lingua musicale” è, o almeno è stata, una cosa principalmente italiana.

Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si. Vi siete mai chiesti qual è la loro origine? Eccola:

Ut ( nome originario del Do) queant laxis Resonare fibris Mira gestorum Famuli tuorum Solve polluti Labii reatum, Sancte Iohannes »

Tradotto significa “ Affinché i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni, cancella il peccato, o Santo Giovanni, dalle loro labbra indegne". Sono versi dell’ XI Secolo del poeta e monaco Paolo Diacono, da cui Guido D’arezzo riprese le “iniziali” per dare un nome alle note dello spartito.

Tali versi sono presi dalla liturgia dei primi vespri della festa della natività di San Giovanni Battista, anticamente considerato patrono dei musicisti. Poi sostituito dall'introduzione del culto di Santa Cecilia.

Nel XVI secolo la settima nota riceve il suo nome definitivo (Si, dalle inizialidi Sancte Iohannes) e nel XVII secolo in Italia la nota “Ut” viene sostituita con il nome attuale “Do”, da una proposta del musicologo Giovanni Battista Doni: formalmente la sillaba venne considerata difficile da pronunciare e sostituita da quella iniziale di Dominus, il Signore.

Poi sono arrivate le A, B, C, D, E, F, G anglosassoni. Lievemente più banali, come la loro lingua del resto. Quando qualcosa è banale, talvolta si traduce con “facile” e “veloce”, e di conseguenza, principale lingua studiata a scuola: inglese. Nomi delle note della musica moderna: inglesi. Non sforziamoci..


Piccola divagazione anglofoba a parte, andiamo avanti.

Vi dicono niente queste parole? “Andante” “Adagio” “Allegro” “Allegro con brio” ecc ecc? Parole universali per definire il tempo della musica. Vengono riportate sugli spartiti così come le state leggendo, e a me sembrano un tantino Italiane! La lista potrebbe andare avanti, ma non era mia intenzione addentrarmi in un pippone di ordine storico-patriottico-culturale. Volevo, alla fine di tutto ciò, sollevare un piccolo quesito…

La musica è un linguaggio universale? La musica è cultura? L’ Italia ha “leggermente” contribuito allo sviluppo e all’identità stessa della musica?

Se la risposta è si, qualcuno saprebbe spiegarmi perché a scuola si insegna tutto tranne che musica?

Per favore non mi nominatemi neanche quell’ora a settimana di flauto, tra elementari e medie. Io personalmente avevo un’insegnante che non usava nemmeno quello. Il programma era molto più “nobile”.. tre anni a studiare chi era Mozart, Bach, Vivaldi e bla bla bla. Biografia, opere principali. Stop.

Davvero utile.. sarebbe come se nelle ore di matematica ci avessero fatto studiare unicamente la biografia dei principali matematici.

La matematica è importante, allarga la mente, è un linguaggio universale e nella vita è utilissima per lavorare e stare al mondo. Non è ironico. E’ verissimo. Sarei ironico se accennassi all’insegnamento della religione, ma questo è un altro discorso e non vorrei entrare in polemica con i credenti. Al massimo mi posso sbilanciare a dire che sarei stato un po’ più contento di studiare perlomeno la STORIA DELLE RELIGIONI invece di imparare canzoncine, preghiere  e comandamenti cristiani. Chiuso il discorso.

Voglio sapere quando e perché è stato deciso di confinare un patrimonio culturale enorme come quello musicale, a una manciata di ore di idiozie e nozioni generiche, senza (è proprio il caso di dirlo) ARTE ne’ parte.

Imparare a leggere la musica fin da bambini non ci allargherebbe la mente? Lo studio di uno strumento, scelto istintivamente da un bambino e non imposto, non sarebbe un arricchimento della sua educazione e intelligenza? Sono tutti studi scientifici, non me lo sto inventando. E in ogni caso, a me che veniate su più intelligenti grazie alla musica, importa poco. Si dice la stessa cosa di matematica e altre materie, eppure il Paese è pur sempre pieno di idioti. La polemica riguarda unicamente il fatto che, per qualche strano motivo, alla musica non viene data la giusta importanza culturale, specie in una nazione che le ha dato praticamente forma e contenuto. Insomma, un auto calcio nelle palle.

Beh, io ho una mia teoria. Qualcuno ai piani alti dev’essersi cagato addosso al pensiero che imparare e amare fin da piccoli la musica, avrebbe potuto aprire cervelli, ma in maniera molto pericolosa. L’arte avrebbe potuto drammaticamente dilagare. Non vogliamo persone creative e “open minded”.

Le vogliamo produttive, zelanti e che possibilmente stiano al loro posto. Lavoro, stipendio, casa, famiglia. La musica è un hobby. Prendi l’arte e mettila da parte…

Conseguenza? un “piccolissimo” impoverimento culturale, agli occhi di un umile musicista.

In Italia, patria mondiale della musica, raramente vedo giovani e giovanissimi ai concerti di musica classica, nessuno sa quasi un cazzo, ad esempio, del Prog italiano, autentico patrimonio dell’umanità dimenticato nell’arco di 10/15 anni e… SFERA EBBASTA al momento ha tipo 48 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Vado a prendere un'altra birra, ne ho bisogno.

La musica vive, i musicisti cercano di sopravvivere e gli ascoltatori muoiono.

La musica vive, i musicisti cercano di sopravvivere e gli ascoltatori muoiono.