Vorrei una rivoluzione "musicale" e non ne vedo l'ora.

Vorrei una rivoluzione "musicale" e non ne vedo l'ora.

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Abbiamo bisogno di liberare la musica, farla tornare arte e non prodotto, non lo dico io, ma David Byrne.

Sorseggiando una buona birra (come sempre), ho finito di leggere un libro a dir poco straordinario, consigliatissimo a tutti i musicisti o semplici amanti della musica, intitolato “Come funziona la musica” di David Byrne.

Per chi non lo conoscesse, David è il genio che ha formato i leggendari Talking Heads, e se non sapete nulla di questa band, o avete ascoltato qua e là qualcosa, vi invito caldamente ad approfondirne la conoscenza.

Talking Heads a parte, una tra le tante cose che mi ha fatto “sobbalzare” di questo libro dal titolo “pretenzioso” (ma vi assicuro che, pagina dopo pagina si rivela molto azzeccato), è la parte dove Byrne ci fa notare che la musica in realtà non ha e non deve avere una durata precisa, che è un “flusso di emozioni”, e che nel tempo questo flusso è stato condannato a tempi “forzati”.

Mi spiego meglio: tutto ciò che ascoltiamo è sempre stato racchiuso tra tempi radiofonici, supporti fisici come LP, MC, CD e così via. Va da sé che, per ovviare alla distribuzione musicale, si siano decretati tempi “tecnici” che raramente superano i 60/90 minuti…

E così siamo arrivati, negli anni, a un tempo “standard” di 3/5 minuti a canzone e abbiamo abituato l’orecchio di conseguenza, aspettando strofa, ritornello, magari un breve assolo e chiusura. Schematico, e molto, ttroppo, limitativo.

Non mi fraintendete: adoro la musica e in pochi minuti sono racchiusi brani che hanno cambiato la mia e la vostra vita, ma cosa sarebbe successo se la musica fosse stata libera di viaggiare “ad libitum”?

Non è un caso che, ad esempio, i concerti, specie negli anni 60/70 durassero ore, con ampissime parti dedicate all’improvvisazione, come non è un caso che prima dell’avvento del vinile, le opere classiche fossero praticamente interminabili.

Radio, vinile ed affini hanno modificato la concezione di “espressione libera”. Immaginate se fosse successa la stessa cosa con la scrittura… “signor Dante Alighieri, scriva pure la sua Divina Commedia, ma non dovrà superare le 3000/3500 parole”…. reso l’idea?

Ma c’è una buona notizia. Siamo in una nuova era dove il supporto musicale fisico è andato a morire. L’ultima notizia è che all’inizio del 2018 è stata chiusa la produzione dei Compact Disc.

Anche qui, non fraintendetemi: il mio cuore piange al ricordo dei vecchi gloriosi LP con gigantesche copertine. Piange al ricordo di noi ragazzi che andavamo a comprare una cassetta, che riavvolgevamo il nastro con la penna Bic, o ascoltavamo un cd, sfogliandone i testi . Altri tempi ormai, bellissimi, ma finiti.

Dov’è la buona notizia? Che il supporto digitale, tecnicamente, non ha limiti. Un file caricato su un digital store è completamente libero da ogni minutaggio.

Avete idea del potenziale di questa nuova tecnologia? I tempi cambiano, ed è sempre stato inutile fare i nostalgici e rimanere legati al passato. Nessuno ci impedisce di collezionare e tenerci stretti i nostri amati LP e CD vari, ma David Byrne e il suo libro mi hanno dato una scossa e io la voglio dare a voi. Usiamo questa drastica trasformazione in campo musicale per una rivoluzione..

Non voglio suggerire agli amici musicisti di fare brani più lunghi “per forza”… qui l’idea è che per la prima volta da oltre un secolo, la musica può tornare a viaggiare completamente libera da schemi e durata.

Pensateci, ne riparleremo!

La musica vive, i musicisti cercano di sopravvivere e gli ascoltatori muoiono.

La musica vive, i musicisti cercano di sopravvivere e gli ascoltatori muoiono.