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La comunicazione di Salvini è la stessa di Berlusconi: e noi ne siamo parte

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Perché Salvini prende sempre più voti? Perché come per Berlusconi, polarizza e monopolizza l’agenda politica del paese, opposizione compresa.

Sono sempre piu convinto che la Salvini – nella persona di Luca Morisi,  “guru'” della comunicazione web del “Capitano” – stia attivamente e consapevolemente usando il flame dei cosidetti “buonisti” – ovvero quella parte di opinione pubblica che vi si oppone – per polarizzare la platea elettorale e ‘fissare’ su di se – per converso – sia il voto d’area sia il voto detto “mediano” degli indecisi non ideologici con lo scopo, tuttaltro che secondario di slegare quanto più possibile le intenzioni id voto da futuri, ed altamente probabili, problemi economici.


Come comunica Salvini

Il trucco è molto semplice. A fianco dei post “amici buongiorno”, “amici ricordate”, “amici mangio la nutella, sbaglio?”, utile a creare l’idea de “è uno di noi”, Salvini usa altri tipi di comunicazione. Il primo è quello del Capo supremo, portatore di “buon senso” e preparatissimo – a parole – su ogni dossier per dimostrare di essere fit to rule, adeguato a governatre, anche se poi è sempre e solo in campagna elettorale e quello che dice è prettamente propaganda ad uso e consumo dei followers. Fin qui, quindi, abbiamo la definizione di un Salvini esperto e preparato e, allo stesso tempo, gioviale, goloso, simpatico e affettuoso (nel reportorio rientrano anche cuoricini fatti con il cibo), un’immagine quindi “positiva” che serve a tranquillizzare l’elettore che ha già scelto e far passare un messaggio: “io sono uno di voi che si è rotto le scatole”.

Il terzo strumento non è per l’elettore già fidealizzato, ma è mirato direttamente a chi non lo voterebbe mai, allo scopo di provocarli e scatenare, di converso, la protezione del leader da parte dei propri followers e la simpatia da parte dell’elettorato moderato che rispondono “eh, però! E’ mica Satana quest’uomo”. Questo perché, nella massa del flame, le critiche argomentate risultano minoritarie a quelle tout court e personali. Le prime vengono bellamente ignorate, le seconde trasformate in propaganda: “vedete amici, mi augurano XXX e YYY, ma noi rispondiamo con un sorriso e bacioni” a cui spesso aggiunge brevi slogan operativi come, a secondo degli argomenti “Porti chiusi”, “più sicurezza”, “lavoro per dare dignità agli italiani”, “prima gli italiani”.

Certo, così facendo si inimica ancora di più l’opposizione, ma ‘chissene’: Salvini non punta al consenso globale, ma agli elettori poco informati, che non conoscono la Costituzione se non per sentito dire e che, a fronte di forti attacchi, si schierano dalla parte dell’attaccato anche alla luce dell’immagine “positiva” costruita in precedenza.



Il flame ed il voto

Per chi a Salvini si oppone, rispondere al flame costantemente ha 3 effetti a) a rafforzare la convinzione dei “moderati” che Salvini tanto male non è, b) polarizzare il voto pro-Salvini come battaglia personale e non più politica e c) cancellare interi temi dal dibattito. Non è un caso che i flame provocati da Morisi – Salvini di suo ci mette solo la faccia e i selfie/video sui social, il resto è fatto di immagini stock e creazioni di Luca Morisi – siano sempre connessi con temi come i migranti, i rom, la sicurezza ed altri temi afferenti al campo dei “diritti civili”.

Chi è la vittimo di questo stillicidio? I temi più prettamente di funzionamento della macchina statale e, ovviamente, quelli economici i quali vengon sconnessi dall’iniziativa del Governo e schiacciati sotto un generale “è tutta colpa della UE”. Per questo Salvini vince e il MoVimento 5 Stelle perde. Egli, conscio che questo sarebbe stato solo un enorme governo elettorale si è staccato dalle contingenze economiche, che il MoVimento voleva fortemente per sé, in questo modo se c’è un problema è colpa degli alleati e se qualcosa non riesce è colpa dell’Europa. Un giochino che riesce bene perché Salvini è “solo” il Ministro dell’Interno, mica come D Maio che è allo Sviluppo Economico.

A giocare a favore della retorica anti-economica di Salvini c’è poi il grande errore fatto dal PD dal 2013 in poi, ovvero ricadere nella stessa retorica del “ce lo chiede la UE“, “dobbiamo farlo perché è nei trattati”, “non possiamo farlo perché la UE non lo consente”. Una debacle comunicativa di cui stiamo ora scontando le conseguenze estreme.

Risultato: il voto si polarizza aul Salvini cattivo sè/no, i temi civili stessi vengono ridotti ad un refernedum non più sulle idee, ma sualla persona e quelli economici derubricati a conversazione secondaria.


Salvini come Berlusconi

Segnalo che mi riferisco prettamente alla massa di votanti e che sono conscio delle notevoli e numerose eccezione, ma la dimostrazione di quanto detto fin qui è nei risultati delle europee. Nonostante infatti la nascita di gruppi – lodevolissimi – come #facciamorete, l’attività di molti divulgatori (Matteo Villa, Michele Boldrin, Carlo Cottarelli, per nominare quelli più citati in questo blog) e l’impegno sui social di molti oppositori veri, Salvini ha fatto man bassa dell’elettorato governativo, togliendo 3 milioni di voti al 5 Stelle e divenendo capo del primo partito del paese.

Eppure, il voto era diventato – per alcuni – una chiamata alle armi contro l’arrivo del fascismo, ma alla fine, la principale motivazione per questo, ennesimo, voto utile non era altro che il “ferma Salvini” e la risposta a chi, sensatamente, cercava di sottolineare la totale assenza di un’alternativa reale politica ed economica era, quasi sempre: “poi ci pensiamo, ora mandiamo via Salvini”.

Non dico che tale ragionamento non abbia senso, ma in questo modo si sta ripetendo l’errore dell’anti-berlusconismo facilone, quello che ha trasformato decine di voti – dalle politiche alla amministrative alle europee – in un referensum costante “Silvio sì / SIlvio no”. Quello era l’unico tema, almeno per la stragrande maggioranza delle persone. Di produttività, di deterioramento dei patrimoni immobilari, dell’invecchiamento della popolazione, della crescita asfittica ne parlavano in pochi, perché il “mainstream” – parola orrenda – era cosa ha detto Berlusconi, cosa ha fatto Berlusconi, il conflitto d’interesse di Berlusconi, le donne di Berlusconi, Berlusconi qui, Berlusconi là. Pernsate a quante carriere giornalistiche si sono create su quel filone, a quanti libri, film e piece teatrali.



Ritorno al passato

Pensate che un intero partito è nato avendo come suo principale punto l’anti-berlusconismo e i suoi derivati (legge anti-corrotti, legge su editoria, leggi su fine prescrizione etc) quel MoVimento 5 Stelle il cui successo nel 2018 è dipeso dall’opposizione cieca al “patto del Nazareno”. Per via di un’esacerbazione della vita politica, in un Repubblica Parlamentare dove devi “fare alleanze” per governare, Renzi non aveva semplicemente dato vita ad una Grosse Koalition, ma ad un patto con il vicario di Satana in terra.

Eppure non è stata la polarizzazione pro e anti-Silvio a chiudere quell’esperienza, invero durata 20 anni, la quale è crollata per il combinato disposto di condanne (giuste), disastri economici (che sono del duo Tremonti-Berlusconi, non di Monti) ed il sopraggiunto dedicamento fisico (e mentale). Così Berlusconi è caduto, non per una reale presa di coscienza di massa sui disastri economci che aveva portato al paese. Di quelli si è preso colpa Monti, il PD e la UE, la quale già veniva additata a mostro da Tremonti nel 2009 ed ora è alla base della “narrazione” salviniana.

Non è un caso che siti come Scenari Economici, vicinissimi alla Lega, parlino del 2011 come di un Golpe europeo contro l’Italia.

Sul medio/lungo periodo, Salvini cadrà per gli stessi motivi – basta saper leggere un bilancio per capirlo – magari ancora più rapidamente del Caimano visto il deterioramento dei fondamentali in atto. O forse no, perché Luca Morisi ha vissuto quegli anni, non è stupido, ha visto e sa come funziona la macchina della propaganda tant’è che ripete passo dopo passo quanto fatto da Berlusconi, che sulla polarizzazione ci ha costruito una fortuna. Però ha anche imparato la lezione e, al contrario dell’ex-Cavaliere, tiene ben distanti Salvini e l’economia.

Solo così potrà evitare che, quando i problemi diventeranno da latenti a espliciti, Matteo cada come cadde Silvio.


Quindi “colpa alla UE”, ma anche attacchi pseudo-mafiosi a Saviano, alle ONG, ai giornaloni, ai professoroni, e poi il Vinci Salvini etc. etc. L’economia sì, m “io vorrei solo usare i soldi degli italiani per poi fare sicurezza, salvare la peronospora italiana dalla peronospora francese etc.” che diventa un “seguite me e non “LORO”, io uso il “buon senso”, le “elite dei professoroni, giornaloni” no. Polarizazzione e culto positivo/negativo della pesonalità: tutto diventa referendum e la costruzione di un’offerta politica alternativa diventa subordinata all’ennesima emergenza politica.

Non voglio dire che bisogna lasciarlo dire e fare: il cattivismo di Salvini va denunciato e combattuto, ma bisognerebbe anche evitare di mettere in secondo piano, o fuori dallo stesso, il resto.

Avendo in mente che lui, Morisi per volere di Salvini, vuole proprio questo.


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