Fra una balla e l’altra, continua la propaganda sulla Manovra

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Una balla sul PIL, una sul deficit, tutto partendo dal fatto che gli elettori non sappiano leggere la Manovra e i numeri.

Comunque vada sarà un insuccesso.

Al di là di quanto ne possa dire il Governo, il problema della Manovra non si risolve diplomaticamente, anche perché riguarda l’assetto dei nostri conti. Disfattismo? No, sulla Manovra italiana si (ci) raccontano talmente tante cose che, credo, pochi abbiano realmente capito che stia succedendo.


La balla del deficit nominale

Facciamo uno schemino.

Il Governo ha deciso di attuare una “svolta” (passatista) alla politica fiscale italiana prevedendo, (almeno) nel prossimo triennio, un aumento della spesa pubblica a mezzo trasferimenti di denaro dallo Stato ai cittadini.

Questo si traduce il quel “2,4% del PIL” propagandato “quello che l’Europa ci contesta”, ingiustamente visto quanto Francia (2,8%) e Portogallo (2,8%), o almeno così dicono.

Beh, del 2,4% all’Europa interessa ben poco. Il vero problema è che quella cifra sia data solo da trasferimenti pubblici: Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Attenzione, la spesa corrente italiana è già al 60%, di cui in gran parte previdenziale.

Ovvero, più spesa e più indebitamento. Almeno, dicono da Bruxelles, gli altri, catastrofici, governi, facevano finta di pensarci alla riduzione del debito, questo no.

Bastava non essere dogmatici ed investire in riforme, invece che spendere senza ritorni.

A fronte di questo, capirete, che tagliare lo 0,2 o lo 0,4 da quel 2,4% non vuol dire nulla, perché, al massimo, si trasformano le due misure in semplici bandierine elettorali di cui beneficeranno solamente pochi fortunati.

Per tutti gli altri sarà “Colpa dell’Europa”, lanciandoci verso le elezioni europee con le sanzioni sul debito.


la balla della produttività

Non finisce qui. L’Italia si difende dalle accuse europee dicendo che la spesa aggiuntiva produrrà più PIL grazie ad aumento della domanda interna (RdC) e nuove assunzioni (prepensionamento): più PIL per tutti e riduzione dell’indebitamento. Tutto grazie ai famosi moltiplicatori ispirati da Paolo Savona ed inseriti in manovra grazie all’occhio attento di Di Maio e Salvini.

Mettiamo che abbiano ragione e che quel moltiplicatore esista (non esiste). Che succede se, per tagliare lo 0,2/0,4% dalla Manovra, ovvero qualche miliardo dalle due misure principi, quelle da cui tutto è nato e sui cui nessuno dei due vorrebbe cedere per primo?

Semplice, tali “riforme” risulterebbero meno efficaci, quindi il moltiplicatore si abbassa e l’effetto positivo su PIL e indebitamento si ridurrebbe. E questo, attenzione, se seguissimo la logica della Manovra scritta da loro.

Capite perché “comunque vada sarà un insuccesso (per loro e noi)”?

Perché non è “ottenere” qualcosa dalla UE che risolverà il problema: la Manovra è scritta male e andrebbe riscritta, magari investendo per aumentare salari e produttività.

In alternativa, a causa della strutturazione del nostro debito, la Manovra si tradurrà in un’ulteriore stagnazione del PIL e dei salari, oltre che in buchi di bilancio. Tradotto: un futuro di tagli lineari.

Quelli del 2011 erano gentilmente offerti dal duo Berlusconi-Tremonti (allora molto leghista), quelli futuri (2019? 2020? 2021?) rischiano di essere un regalino di quello Salvini-Di Maio.

Pubblicato su Facebook il 3 dicembre 2018


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