L’IVA è gia aumentata per legge: fact-checking sulle parole del Governo

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Di Maio, Salvini, Tria e Castelli, sull’aumento dell’IVA non dicono tutta la verità, ovviamente a fini elettorali: l’aumento è già legge.

Veloce fact-checking sulle recenti affermazioni del Governo in materia fiscale.

Di Maio: “finché il MoVimento 5 Stelle sarà al governo non ci sarà alcun aumento dell’IVA”.

Salvini: “IVA non aumenterà, punto, è un impegno della Lega”.

Tria: “aumento dell’IVA per riforma fiscale dell’IRPEF nel 2020”.

Tutto inesatto o, come diceva anni fa in un momento di lucidità Beppe Grillo, “ci fregano con le parole”.


Aumento già legge

L’aumento è, difatti legge dello Stato, e infatti la Legge 30 dicembre 2018, n. 145, detta “Manovra del Popolo” varata dal Governo Conte, sostenuto da maggioranza MoVimento 5 Stelle e Lega.

“Art.2: […] L’aliquota ordinaria dell’IVA […], è incrementata di 0,3 punti percentuali per l’anno 2020 ed è incrementata di 1,5 punti percentuali per l’anno 2021 e per ciascuno degli anni successivi”.

Tradotto in numeri: rialzo dal 22% vigente a 25.2% nel 2020 e 26.5% nel 2021. Non c’è, quindi, nessun “aumento” condizionale che determini una qualsiasi clausola di salvaguardia (peraltro vietate per direttiva europea dal 2016), solo l’aumento dell’IVA già ascritto in bilancio di 23.072 mln 2020, 28.753 mln 2021, 28.753 mln 2022 (e continua anche dopo 2 “e per ciascuno degli anni successivi”.

In punta di diritto, Di Maio e Salvini mentono, l’aumento dell’IVA è già avvenuto, ma non attuato perché posticipato dal 2019 al 2020. In un raro momento di verità lo certifica lo stesso Ministro Tria per cui “lo scenario tendenziale [del 2020, sui cui sta lavorando il MEF] incorpora gli aumenti dell’IVA”.

Il resto è comunicazione politica, giocando sul fatto che, in linea di principio, l’aumento, almeno per il 2019, si può ancora scongiurare, solo che non lo si fa con “impegni” o “annunci”, ma così:

Art. 1 Legge di bilancio 2020, dal primo gennaio 2020, l’aliquota ordinaria IVA viene tagliata di 0.3 punti percentuali

Seguono tagli e/o redistribuzioni delle risorse per evitare di aumentare ulteriormente il debito dello Stato.

Questi sono i provvedimenti che l’attuale Governo Conte deve scrivere nella Legge di Bilancio prossima ventura se vuole evitare l’aumento dell’IVA da lui stesso già programmato.



Legge non social

Non ci sono i “Di Maio ha detto”, “Salvini promette” o “Tria ritiene che”, come non esisterà neanche il “l’Europa ci costringe a farlo” (il quale verrà detto a settembre, fidatevi), la verità, quella sancita dalle leggi dello Stato, non quella propagandata dai social dice ben altro.

Non a caso lo stesso Tria dice che “la legislazione fiscale Vigente viene confermata in attesa di stabilire interventi alternativi”, provvediementi che ad aprile 2019 ancora non sono stati resi noti. I consueti annunci dei diarchi di Governo non sono solo che comunicazione politica in vista delle elezioni di maggio 2019. Anche l’affermazione del Ministro Tria sull’aumento IVA fatto per tagliare l’IRPEF è falso. Quelle “clausole” – termine che rimane errato – servono a contenere l’aumento dell’indebitamento del paese, già aumentato e destinato a crescere per via dell’effetto negativo di RdC e Quota 100 su PIL e occupazioni (dati DEF 2019).

Ecco che cosa ha detto l’ufficio parlamentare di Bilancio nella sua audizione alla Camera del 16 aprile:

Dallo stesso DEF si desume peraltro che il disavanzo a politiche invariate ed escludendo l’aumento dell’IVA previsto con le clausole di salvaguardia (23,1 miliardi nel 2020 e 28,8 miliardi a partire dal 2021), salirebbe in percentuale del PIL, dal 2,4 per cento nel 2019 (42 miliardi) al 3,4 per cento nel 2020, al 3,6 per cento nel 2021 e al 3,8 per cento (73 miliardi) nel 2022 (tab.1). […]il debito pubblico in rapporto al PIL continuerebbe a salire anche dopo il 2019 per arrivare sopra il 135 per cento nel 2022 dal 132,2 per cento del 2018″.

Sempre upB conferma che a politiche invariate (senza Flat Tax, non presente nel DEF) ma senza clausole IVA il debito arriverebbe “solo” sopra i 133 punti percentuali. Senza privatizzazioni (“di difficile realizzazione”), ma con aumento dell’IVA usato per ridurre l’indebitamento, il debito dovrebbe scendere sotto quota 130.

Quindi, se Tria intende usare le risorse dell’Iva come copertura della riforma fiscale è costretto a trovare ulteriori risorse aggiuntive, equivalenti, dice sempre upB estrapolando i dati del DEF di 38.447 mln euro. Tutto al netto della probabile contrazione dei consumi dovuti all’aumento dell’IVA, ovviamente.


Conclusione

Riassumendo. a) l’aumento dell’IVA è già esecutivo e conteggiato come tale in tutti i documenti del MEF e del Governo, quindi Di Maio e Salvini non danno un’informazione corretta; b) scongiurarlo costa risorse che non sappiamo da dove vengano reperite (il perché è elettorale, ci sono le elezioni a breve); c) quando dice che aumento dell’IVA viene fatto per diminuire l’irpef, Tria dimentica di dire dove intende trovare le coperture aggiuntive.

Piccola nota comica finale, per giustificare la mancanza di stime Laura castelli dichiara che al Governo “abbiamo le idee chiare in materiam ma prima facciamo le cose e poi le diciamo”.

Si prima avete alzato l’IVA e prima o poi, quando verrà comodo a voi, lo confermerete.

 

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