Le riforme dell’Eurozona? Tutto fermo, aspettando la Germania – il Caffè del 16-12-2017

 Angela Merkel e Emmanuel Macron, l'asse

Angela Merkel e Emmanuel Macron, l’asse “franco-tedesco” che vorrebbe cambiare l’Europa, ma rimane bloccato dalla difficile situazione dell’instabilità tedesca. Foto:  European Council  Licenza: CC 2.0

Asse franco-tedesco, unione bancaria, unione fiscale, solidarietà europea sui migranti e Brexit. Questi i temi dell’ultimo Consiglio Europeo, un summit che ha sancito un punto: tutto sospeso fino al nuovo governo tedesco.


Sommario

  • la riforma dell’eurozona, l’unione bancaria ed il caso Germania
  • la Bundesbank per l’Austerity
  • il futuro dei colloqui sulla Brexit
  • l’immigrazione e la rottura fra Commissione e Consiglio Europeo

Aspettando la Germania. Così si potrebbe riassumere in breve il Consiglio Europeo del 15 dicembre 2017. Ad attenderla è soprattutto il Presidente francese Emmanuel Macron, i cui ambiziosi programmi di riforma dell’Eurozona sono stati messi in ghiaccio da un Consiglio dominato dalla prudenza e dalle volontà del Nord Block.

Eppure Macron ed Angela Merkel, arrivati assieme alla conferenza stampa tenutasi alla fine dei due giorni del summit. All’unisono, i rappresentanti delle prime due economie continentali hanno ribadito la propria volontà di cercare un accordo sulle riforme entro marzo prossimo.

Berlino e Parigi insieme per le riforme. “Puntiamo ad un’Unione bancaria” ha dichiarato la Cancelliera tedesca, ma, per ora, “ci sono differenti posizioni sul tavolo […], però lo vogliamo e dove c’è volontà, c’è un modo”. Eppure sul summit, e sulle volontà dell’asse franco-tedesco, incombe la nube dei colloqui di governo a Berlino. Nessuno mette in dubbio che un governo con i Socialdemocratici possa agevolare le riforme desiderate da Macron, il problema è, difatti, un altro: la fine dell’aura di invincibilità della Cancelliera.

L’Europa, infatti, si chiede che tipo di governo emergerà dai colloqui, se questo accetterà o meno il “diktat” della fine dell’Austerity promosso dalla SPD e, infine, se Angela Merkel riuscirà a conciliare il nuovo “asse” con Parigi con il tradizionale ruolo di guida del Nord Bloc.

Commissione e Consiglio. Mentre il Presidente della Commissione Europea, sottolinea come l’instabilità tedesca “non indebolirà le azioni dell’Europa”, l’Euroconsiglio decide di andare avanti per inerzia, con cautela e senza alcuna fretta.

A supporto del titubante asse franco-tedesco arriva il Presidente dell’Euroconsiglio Donald Tusk, il quale rilancia l’idea di un nuovo summit da tenersi, non a caso, proprio a marzo. “La discussione” sulle riforme dell’Eurozona e l’Unione bancaria “andrà avanti su altre idee che necessitano di più tempo per maturare”, riferisce Tusk, ma la sua idea non pare riscuotere un consenso unitario da parte dei vari leader della UE.

Chi si oppone? Il Primo Ministro olandese Mark Rutte è sembrato contrario ad un extra-summit. Notando come la discussione del progetto di riforme stia procedendo troppo rapidamente, Rutte ha consigliato che, prima di arrivare sul tavolo del Consiglio, il pacchetto di riforme dovrebbe essere portata avanti dalla Conferenza dei Ministri delle Finanze dei 27. In una inconsueta alleanza, la posizione dei Paesi Bassi è stata adottata da Italia e Portogallo: i due paesi le cui banche sono più esposte ai creditori.

Roma e Lisbona non vorrebbero procedere all’Unione bancaria per evitare che porti a pericolose destabilizzazioni dei mercati.

 Mariano Rajoy, il Premier spagnolo autore di una delle analisi più interessanti sul futuro dell'Unione Fiscale. Foto:  European Council  Licenza:  CC 2.0

Mariano Rajoy, il Premier spagnolo autore di una delle analisi più interessanti sul futuro dell’Unione Fiscale. Foto:  European Council  Licenza: CC 2.0

La visione spagnola. Possibilista, ma scettico, invece, il Premier spagnolo Mariano Rajoy. Durante il 2018, dice Rajoy “un accordo che trasformi il Meccanismo di Stabilità (ESM) in un Fondo Monetario europeo (EMF)” sarebbe fattibile, così come l’accordo sull’Unione Bancaria e su un fondo di deposito comune. Più difficile l’Unione fiscale, che sarebbe “essenziale per rendere operative le altre riforme”. Finché non si risolverà questo punto, dice Rajoy, procedere nelle riforme sarebbe molto difficile

Rallentare quindi, questo sembra il mantra dell’Euroconsiglio. Un atteggiamento che contrasta con i desiderata di Angela Merkel, per la quale l’Europa sta esaurendo il tempo a sua disposizione per le riforme a fronte delle elezioni europee del 2019, da molte indicate come cardinali nel futuro dell’Unione.


La lettera della Bundesbank.

A sottolineare che il fallimento della Coalizione Jamaica sta segnando le capacità di azione di Angela Merkel anche in patria, è arrivata la lettera di Jens Weidmann, Presidente della Bundesbank.

Pubblicata all’inizio dei lavori del summit sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Weidmann ha ribadito la posizione conservatrice tedesca sull’Unione bancaria interna all’Eurozona. Prima, infatti, di parlare di “bond europei”, l’Europa dovrebbe concentrarsi su una più stretta regolamentazione bancaria unita ad una maggior disciplina fiscale – leggasi Austerity – per i paesi in difficoltà.

Un chiaro no alle riforme indicate da Macron, in cui soccorso – a sottolineare il conflitto esistente a Berlino fra conservatori e socialdemocratici – è arrivato il Ministro degli Esteri uscente Sigmar Gabriel (SPD). In un articolo stampato su Les Echos, Gabriel ha ribadito la posizione del proprio partito: Macron, per la Germania e per l’Europa, rimane una risorsa centrale per portare avanti il processo di integrazione europeo. Una risorsa da non disperdere in nome del conservatorismo.


La Brexit, le prese di posizione dei leader europei.

Si è parlato molto di Brexit all’Euroconsiglio, una discussione il cui punto più alto è stato l’applauso da parte dei leader dei 27 a Theresa May. Un moto di solidarietà al Premier britannico, capace di aver trovato una formula per andare avanti nei colloqui nonostante un partito – il suo – diviso, un governo tenuto in scacco da un partito regionale – il DUP – e i veti incrociati che arrivano sia dall’Europa che dalle varie costituenti del Regno Unito.

Uno spontaneo “ben fatto”, trasformatosi, subito dopo, in un più caustico, e realistico, onore delle armi: un divorzio rimane un divorzio.

Nonostante i progressi ed il passaggio alla fase due, ha sottolineato infatti la Cancelliera Angela Merkel, “ci sono tanti punti pressanti che necessitano di essere risolti” anche perché, chiosa la Cancelliera, “l’idea che il Regno Unito rimanga all’interno del Mercato Unico dopo la Brexit sarebbe irrealistica”.

Il più importante, lo status dei futuri rapporti fra Unione Europea e Londra e se la discussione su questo punto possa proseguire anche dopo l’uscita ufficiale del Regno Unito a marzo del 2019.  Per il Primo Ministro irlandese Leo Varadkar, il cui paese vuole chiudere al più presto la spinosa questione dei confini interni con Londra, un accordo “deve esser raggiunto prima del 2019”.

Gli fa eco il Premier belga Charles Michel, per cui “i 27 devono far chiarezza su questa futura relazione” e farla prima dell’inizio del periodo di transizione (2019-2021). Simile l’idea espressa dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

“La seconda fase”, dice il Premier italiano, “deve partire essendo coscienti che si parlerà di materie complicate”. Solo fra Irlanda ed Irlanda del Nord “sarebbero in essere oltre 142 singoli accordi. Niente in confronto ai 752 patti internazionali a cui il Regno Unito partecipa in qualità di membro dell’Unione Europea: lo status di ognuno di questi accordi, chiosa Gentiloni, deve e sarà parte delle trattative.

Intanto entra in ballo anche Gibilterra. Per il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, uno speciale accordo sullo status di Gibilterra e delle sue frontiere con la Spagna, “sarebbe più che necessario”.


Il dibattito sull’immigrazione.

Teso il dibattito sull’immigrazione, nonostante i numeri suggeriscano come il 2017 abbia visto un calo negli arrivi del 35% rispetto all’anno prima.

Durante la discussione si è assistito alla rottura fra Commissione e Consiglio. Per il Commissario all’Immigrazione, il greco Dimitris Avramopolous, il piano di Tusk sulla ricollocazione dei migranti sarebbe “anti-europeo” essendo contrario al “principio di solidarietà che è alla base dell’Unione”

Nel tentativo di evitare ulteriori divisioni interne ai 27, alla vigilia del vertice, Tusk aveva mandato una nota ai leader europei, sottolineando come le “quote obbligatorie” sarebbero troppo divise e, per questo inefficace. Per questo, dice Tusk, l’onere dell’accoglienza dovrebbe ricadere sui paesi in prima linea, ovvero Italia, Spagna e Grecia.

Immediate le proteste dei tre paesi in questione, quelli per cui le quote servirebbero per alleggerire la pressione sociale e politica sui rispettivi governi, supportati dalla Germania, in prima linea per le “quote”. A favore di Tusk si sono schierati i quattro di Visengrad, da sempre contrari alle quote di ricollocazione.

“Il miglior esempio di una pessima leadership europea” ha commentato l’europarlamentare svedese e relatrice della riforma degli accordi di Dublino sull’immigrazione Cecilia Wikström. Un giudizio che sottolinea come la battaglia per un nuovo piano sull’accoglienza ai rifugiati ed ai migranti economici sia già esplosa.


Per approfondimenti:

– il piano Macron per la riforma dell’Eurozona: The Guardian

– le tribolazioni di Macron in Europa: POLITICO

– una serie di analisi sul futuro della Gran Bretagna: Chatham House

– il processo di riforma degli accordi di Dublino sull’immigrazione: Parlamento Europeo

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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