Aquarius, migranti ed elezioni: il ricatto di governo #Fine parte II

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La nave Aquarius di SOS Mediteranee, con il suo carico di 629 migranti/richiedenti asilo, potrà attraccare al porto di Valencia in Spagna. Con questo comunicato, il Primo Ministro spagnolo, il socialista Sanchez pone fine alla questione Aquarius, accettando nei suoi porti quelle persone che, su iniziativa dei Ministri Salvini (Lega) e Toninelli (M5S), erano state rifiutate dal Governo italiano.

Per molti, noi compresi, uno ‘schiaffo morale’ all’Italia. Salvini, invece, canta vittoria (‘ci hanno sentiti’), anche se a farci bella figura rimane la Spagna, non l’Italia. Secondo i dati dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR), sarebbero sbarcati in Spagna 11.308 migranti, di cui 8.727 via mare, numeri comparabili a quelli italiani (13.706), a fronte del differente numero di abitanti (46 milioni della Spagna contro i 60 milioni dell’Italia). Numeri che assumono una connotazione diversa se esaminiamo i numeri di maggio: 4.160 arrivi in Spagna contro i 3.895 dell’Italia.

La chiusura della vicenda Aquarius non pone però fine alla questione ‘Porti Chiusi’, mentre Sanchez annunciava l’apertura del porto di Valencia, Salvini confermava la decisione italiana di chiudere i porti a fronte dell’arrivo, previsto nei prossimi giorni, della nave SeaWatch 3 con a bordo altri migranti/richiedenti asilo. La motivazione è semplice: dare un ‘segnale’ a ‘l’Europa che se ne frega’.

Quella che viene vista dal Ministro dell’Interno come ‘uno smettere di chinare la testa’ è però un ricatto, anzi una serie di ricatti che da Bruxelles arriva fino a Roma e che ha una sola motivazione: il consenso elettorale di Salvini e della Lega. Ad essere ricattati sono vari soggetti. Nelle parole del Governo, l’obiettivo sarebbe l’Europa, in realtà è il Movimento 5 Stelle.

Ecco perché.


Il finto ricatto all’Unione Europea.

Cominciamo dall’Europa.’Porti Chiusi’, dicono Salvini, Toninelli e del Presidente del Consiglio Conti, avrebbe lo scopo di ‘spingere’ l’Europa a cambiare la propria politica sull’immigrazione, condividendo con l’Italia il peso degli arrivi. La realtà dei fatti racconta, però, altro.

Partiamo dal Contratto di Governo‘ sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle, secondo il quale:

‘è necessario il superamento del Regolamento di Dublino. Il rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità sancito dal Trattato sul funzionamento dell’UE deve essere garantito attraverso il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell’UE, in base a parametri oggettivi e quantificabili e con il reindirizzo delle domande di asilo verso altri Paesi.’

Nel testo non c’è nessuno riferimeno alla chiusura dei porti alle navi di ONG quali SOS Mediteranee, partner di quel ‘Medici senza Frontiere’ accolta dal Presidente della Camera Roberto Fico (M5S) l’8 giugno. Non solo, ‘Porti Chiusi’ sembra un atto più vicino alle idee di Viktor Orban che al ‘sensibilizzare l’Europa’ sul problema italiano. Da notare che Orban viene considerato un modello ed un alleato, ma è proprio l’Ungheria che si oppone a quel ‘ricollocamento obbligatorio ed automatico’ presente nel programma di governo.

Salvini, in diretta Facebook dalla sede della Lega a Milano, cita la vicenda Aquarius come un ‘segnale’ dato all’Europa. Un ‘segnale’, permetteteci la nota, compiuto usando le vicende di 629 esseri umani. Un ‘segnale’ inutile perché, sulla questione migranti avevamo già incassato l’appoggio della Germania (Merkel) e di Bruxelles (Juncker e Tusk).

E allora, perché l’Italia ha vissuto per 36 ore divisa dalla vicenda Aquarius (e si appresta a rivivere lo stesso per la SeaWatch)?


Il ricatto di governo, l’antefatto

Per rispondere a questa domanda occorre fare un passo indietro, per la precisione al 28 maggio 2018, il giorno dell’incarico di governo a Carlo Cottarelli, in seguito alla deflagrazione del caso ‘Savona’.

Mentre Luigi Di Maio (e Alessandro Di Battista) invocano l’impeachment, Salvini si smarca chiedendo elezioni anticipate, evitando ogni accusa al Capo dello Stato, evitando di farsi trascinare nella caciara politica. A Salvini, facendo due calcoli, le elezioni converrebbero. In quel momento, Cottarelli annuncia che, in mancanza della fiducia, il paese andrebbe alle urne a fine agosto. Salvini rilancia con elezioni subito incassando un preventivo sì di Di Maio.

Molti giornali parlano di un’alleanza elettorale in nome del ‘Contratto’ da parte dei due partiti, ma entrambi prendono tempo, soprattutto Salvini, il quale non sembra pronto a lasciare il Centrodestra.

Poi, arriva il dietrofront del Movimento. Luigi Di Maio va a colloquio con Mattarella, probabilmente si scusa per le accuse di ‘colpo di stato’ rivolte al Presidente e rilancia il Governo Conte, senza Paolo Savona all’Economia, sostituito dal moderato Giovanni Tria, e con Moavero Milanesi agli Affari Esteri.

Perché questo dietrofront? Perché le elezioni anticipate, stando ai sondaggi di allora, avrebbero portato il Centrodestra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) pericolosamente oltre quella soglia del 40% con cui, mediante il Rosatellum, si ottiene la maggioranza assoluta dei seggi. Ergo, governo Salvini-Berlusconi-Meloni ed il peggior scenario possibile per il Movimento: fuori dal governo, Salvini premier e Berlusconi in cabina di regia.

Cottarelli rinuncia all’incarico, ed in meno di 24 ore, il Governo Conte giura. Di Maio e Salvini si insediano rispettivamente al Ministero per il Lavoro (con in portafoglio anche lo Sviluppo Economico) e agli Interni, suddividendosi, de facto, il governo per ‘sfere di competenza’.  Al  Movimento il ‘Lavoro’, alla Lega la sicurezza. La linea comune dovrebbe dettarla il ‘Contratto’ nella persona di Giuseppe Conte, inizia, invece, il Salvini-show.

Per prima cosa la telefonata con Viktor Orban per sancire l’alleanza non ufficiale con Visegrad 4. Poi il supporto dell’Austria di Sebastian Kurz, anch’egli vicino a Visegrad seguite alle accuse alle ONG quali ‘vice-scafisti’, il silenzio colpevole sul caso di Soumalya Sacko (ancora esistente), l’attacco al governo tunisino e, infine, ‘Porti Chiusi’. Tutte cose annunciate? Sì, nel programma del Centrodestra, ma alleggerite, e di molto, nel Contratto.

Il Movimento, incassa senza battere ciglio fino a saltare, nel caso Aquarius, sul carro di Salvini. Quetoperché il Governo attualmente in carica non è altro che un esecutivo elettorale fra due partiti, M5S e Lega, che, come hanno dimostrato le amministrative del 10 giugno, rimangono avversari, e di cui uno, fa parte di un’altra alleanza.


Il ricatto di governo

Il succo del ‘Governo del Cambiamento’ è che alle prossime elezioni (probabilmente già nel 2019), entrambi i partiti vorrebbero arrivare davanti agli elettori con in mano qualcosa. Questo si quantifica per i 5 Stelle con un abbozzo di riforma dei Centri di Impiego propedeutica al Reddito di Cittadinanza; per la Lega la bandiera della linea dura sui migranti.

Fra i due approcci, quello della Lega è quello che richiede minor investimento. Non ha bisogno di coperture, perché non richiede riforme di alcun tipo, e si può fare velocemente, garantendo un ritorno d’immagine immediato. Non sottovalutiamo il fattore tempo, perchè è fondamentale in questo ricatto. Per ‘portare a casa’ il Reddito di Cittadinanza, o un qualunque dato positivo sull’occupazione, Di Maio ha bisogno di tempo, ovvero arrivare, almeno, al 2020. Ergo, ha bisogno che Salvini non faccia esplodere la maggioranza prima del tempo.

Il Ministro dell’Interno, al contrario, può incassare sul breve termine, cercando di accrescere il proprio consenso personale in qualità di ‘leader autoritario’, ‘severo, ma interessato al benessere degli Italiani’, secondo una narrazione ben collaudata (vedi Orban, Putin, Erdogan e Trump). Non a caso, dopo 10 giorni di Governo la Lega di Salvini è attorno al 29% dei consensi. E non è un caso che il caso Aquarius, ed il bombardamento mediatico che ne consegue, (il cui tragitto è tracciabile minuto per minuto via Marine Traffic) sia esploso proprio il giorno delle elezioni amministrative.

Il governo, comunque, deve andare avanti per garantire visibilità, ma non troppo: eventuali problemi economici potrebbero riportare in auge il PD o eventuali risultati positivi consolidare il 5 Stelle.

Quello di Salvini è, in sostanza, un investimento vincente. Senza di lui il governo cadrebbe e il Movimento 5 Stelle si sarebbe giocato parte del suo consenso (il voto di sinistra) per un pugno di mosche. Allo stesso tempo, rimanere nel governo da Ministro dell’Interno gli permette di dipingersi come ‘sceriffo d’Italia’. L’unica cosa che i 5 Stelle possono fare è lasciargli carta bianca, appoggiando – vedi, appunto, l’immediato supporto acritico del Ministro Toninelli alla chiusura dei porti – le iniziative del Viminale per evitare di cedere voti a Salvini.


Lo sciacallaggio elettorale dell’Aquarius

Nei fatti, si tratta di un programma perdente in quanto condanna i vertici del Movimento ad inseguire un politico navigato e spregiudicato come Salvini, con l’unica speranza che egli ‘mantenga’ gli accordi, permettendo al Movimento di raggiungere i suoi obiettivi. Come se fossero veramente alleati di governo e non avversari politici.

Che questo sia poco probabile, è testimoniato ancora una volta dai fatti. Alle elezioni amministrative il Centrodestra si è presentato unito in contrapposizione con il Movimento e questo perché quello è l’orizzonte di Salvini, non Conte. Lo dimostra anche da dove il Ministro ha trasmesso la sua, ennesima, diretta Facebook dopo la decisione spagnola di accogliere l’Aquarius: dalla sede della Lega di Milano, non dal Viminale a Roma.

In questo scenario di ricatto, come bisogna giudicare la vicenda Aquarius e l’iniziativa ‘Porti Chiusi’ iniziata, come già detto, il giorno delle amministrative?

Come quello è. Una manovra atta a creare consenso utilizzando una nave di una ONG, 629 esseri umani che non hanno nessuna colpa se non quella di esser nati in Africa. Un’iniziativa osannata – cit. Luigi Di Maio – come ‘la prima pietra’ per porre fine al ‘business degli scafisti’ e trasformata in uno spot elettorale per la Lega grazie ad una diretta Facebook con la gentile partecipazione del Governo.

Uno sciacallaggio politico consapevolmente compiuto su una tragedia reale: quella dei migranti.


Letture consigliate ed ulteriori informazioni

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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