Italia 2019, un anno vissuto all’insegna del trash politico

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L’anno del trash è dietro di noi. Crisi al mojito, politici in lupetto marrone, presentazioni di postepay etc. questo è il racconto della politica italiana nel 2019.

Il 2019 è stato un anno vissuto di corsa per la politica italiana: due governi, due maggioranze, (troppe) elezioni, una crisi di governo, altre annunciate, feste in spiaggia, tanto trash, abuso di dirette Facebook, lotte sui social, scissioni su scissioni, etc.

La propaganda l’ha fatta da padrone, i fatti no, visto che in molti non hanno capito nulla di cosa questo o quel governo hanno fatto. Un risultato c’è stato: la crisi di nervi di un intero paese in balia di politici scopertosi influencer.

Ecco un piccolo sunto, trimestre per trimestre, di quanto (non) è successo nel 2019: è l’ora del Caffè di fine anno.


Primo Trimestre: il reddito di Cittadinanza

Sembrava un keynote Apple. La platea, le luci, un mattatore solo sul palco, l’hype pompato da mesi di annunci e indiscrezioni. Solo che non eravamo a Cupertino, ma a Palazzo Chigi, sul palco non c’era Tim Cook, ma Luigi Di Maio e al centro al posto dell’Iphone 11, la “prima postepay del reddito di cittadinanza”.

Una carta di debito ricaricabile (dallo Stato) presentata come la seconda venuta di Cristo sotto una teca di vetro. Il riferimento culturale era alla “numero uno” di Paperone: forse alla Casaleggio Associati sono consci che molti connazionali non sono mai andati oltre Topolino.

Il RdC, promettevano all’unisono Conte, Di Maio e Salvini, doveva a) rilanciare i consumi redistribuendo ricchezza a chi la consuma, conseguentemente b) sostenere la crescita del paese e c) aumentare l’occupazione.

Dodici mesi dopo e… la crescita – dati ISTAT – è allo 0,1% ben sotto quel 1% previsto dal Conte I nella Manovra del Popolo (come ampiamente prevedibile). I consumi sono aumentati (+0.6% in volume, +1.1% nel valore), ma in misura ridotta rispetto ai totali del 2018 (+0.7 e +1.1), ovvero a prima della Manovra del Popolo, del sovranismo e di chissà che cosa.

L’occupazione è salita di un fantastico +0.5% (ma non al sud e tantomeno quella femminile) e le “politiche attive” per “far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro” incensate da Di Maio compresi di navigator, sono lungi dall’esistere.

Il risultato è quello di aver varato un sussidio sociale costoso e inefficiente spacciato per “riforma epocale” (cit. Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro). Nonostante il palese fallimento, per Conte “l’impatto va misurato a lungo termine”: rimane il dubbio se si riferisca all’impatto economico, a quello sociale o a quello elettorale.

Più probabile il terzo.


Primo trimestre: Quota 100

Se il M5S piange, la Lega non ride e anche Quota 100 si è dimostrata assurda e inefficiente. Il governo prevedeva 2 nuovi assunti ogni prepensionato e frotte di aziende pronte ad assumerne addirittura 3, se non 4.

Il risultato sono stati 3 assunti ogni 10 pensionati.

Per quanto riguarda le aziende, le banche ringraziano: fra i 5500/6000 esuberi previsti da Unicredit, circa 1500 avrebbero diritto a Quota 100 e lo stesso varrebbe per Carige. Gli istituti bancari ringraziano.

Piccola postilla: nei prossimi 5-10 anni l’Italia vivrà un picco dei pensionamenti a fronte di una popolazione attiva – quella dei nati dopo il 1976 – che si contrarrà. Tradotto: sempre più aventi diritto, sempre meno contribuenti, più trasferimenti dall’erario all’INPS, meno fondi per gli altri servizi.

Un consiglio ai trentenni/quarantenni: aprite una pensione privata o, semplicemente, migrate.


Secondo Trimestre: le europee

Grazie all’insipienza del M5S e l’assenza di opposizione, Salvini diventa l’unico mattatore della politica italiana: è lui il nuovo Berlusconi o il nuovo Renzi.

A marzo ottiene l’immunità per il caso Diciotti (che, virilmente, non voleva usare, per poi ripensarci) grazie al voto del partito che vorrebbe limitare i privilegi dei politici: il MoVimento 5 Stelle. La sua popolarità va alle stelle e il Ministro/influencer è ovunque, in TV, su Twitter, su Facebook. Il suo staff si inventa anche il “Vinci Salvini”, orrendo concorso acchiappa-like il cui premio era una colazione più selfie con Salvini.

Ai tempi pensavamo fosse l’apice del trash, ma non avevamo ancora visto nulla.

Nel frattempo inizia la campagna elettorale per le europee. Salvini lancia il suo movimento europeo, l’Alleanza Europea Dei Popoli e delle Nazioni con Marine Le Pen, Geert Wilders, Strache e la AfD. Il Presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi (Lega) arriva a immaginare Salvini quale Presidente della Commissione Europea.

Parte il corteggiamento verso i polacchi del PiS che, come altri gruppi conservatori ed euroscettici, non si fidano dei contatti di Lega, RN, AfD e FPOE con la Russia di Putin. Alle elezioni la Lega ottiene 28 dei 73 seggi italiani, ma la coalizione sovranista non supera i 73 seggi su 751: è il quinto gruppo dell’emiciclo superato anche dai Verdi e rimane escluso da tutto.

Arriva anche la beffa: la popolare Von der Leyen viene eletta Presidente della Commissione, fondamentali saranno i voti del 5 Stelle e… proprio dei polacchi del PiS.


Secondo trimestre: i decreti sicurezza

In Europa è andata male, ma il 32,2% ottenuto dalla Lega fa saltare il banco in Italia: il 10 maggio, ufficialmente, il paese impazzisce. Il 5 Stelle, finalmente, si accorge che sta venendo fagocitato dalla Lega, il PD si ricorda di esistere e la Lega rivendica la guida – almeno “morale” – del Governo.

Salvini, se è possibile, aumenta la sua presenza mediatica. Sul suo carro salgono tutti, ma proprio tutti: dal fascistone nostalgico al conservatore berlusconiano (Toti), dal razzista al prepensionato “io-votavo-PCI-ma-Salvini-mi-ha-mandato-in-pensione”, dalla soubrette alla ricerca della popolarità perduta (Cuccarini) al milionario profittatore (Briatore).

L’altra metà del paese, invece, cade in preda ad un attacco di panico: i cavalieri dell’apocalisse sono in viaggio, è la fine della democrazia, i migranti muoiono in mare (lo facevano prima, lo fanno anche ora, ma interessa meno), il fascismo è alle porte, salviamo il salvabile! I social diventano un campo di battaglia e comincia a farsi strada l’idea che “tutto sia meglio di Salvini al governo”.

Tutto.

Salvini, intanto, vara il Decreto Sicurezza bis. La propaganda è sempre la stessa: “porti chiusi”, “via le ONG che lavorano coi trafficanti”, “prima gli italiani”: tutto è pronto per un’estate che non potremo dimenticare mai.



Terzo Trimestre: Carola Rackete e Sicurezza bis

Grazie al Sicurezza bis, il Ministro dell’Interno può interdire l’accesso alle acque territoriali italiane alle navi che hanno soccorso migranti naufraghi nel mediterraneo. Per farlo serve la controfirma del Ministro della Difesa (Trenta) e di quello delle Infrastrutture (Toninelli) che non la faranno mancare mai, neanche quando il governo sarà oramai caduto,

Prima destinataria del provvedimento, la nave Sea Watch 3 e i 42 naufraghi stipati a bordo salvati a largo della Libia. La tedesca Carola Rackete, capitano della Sea Watch, decide, dopo giorni di attesa, di forzare il blocco navale e attraccare. Viene fermata e la nave sequestrata.

Salvini grida alla galera, alla violazione delle leggi italiane, ma il reato contestato non ha niente a che fare con il Sicurezza e, poco dopo, viene rilasciata perché il “fatto non sussiste”. Si sveglia il PD che denuncia l’inumanità di Salvini e dei suoi decreti.

Suoi, perché già qualcuno si comincia a dimenticare che il M5S sia al governo e abbia la maggioranza.


Terzo Trimestre: un anno al Papeete

A luglio scoppia il Savoini-gate. Il sito Buzzfeed pubblica le prove di una trattativa avvenuta a gennaio fra funzionari russi e Gianluca Savoini – ex-portavoce di Salvini – atta a finanziare illecitamente la campagna elettorale della Lega. Nessuno sa con certezza sa se ci sia stato un reale passaggio di denaro e se i vertici delle Lega fossero al corrente, ma il caso aumenta la tensione nel governo e nel paese.

A questo si unisce la questione Flat-Tax. La Lega la vuole a tutti i costi, il 5 Stelle nicchia: forse, finalmente, si è stancato di fare da scendiletto alla Lega. O forse no.

Arrivano le vacanze e la situazione peggiora. Salvini si lancia tour delle spiagge italiane e dal Papeete, fra inni d’Italia in versione dance (non ci sono più i nazionalisti di una volta), cubiste in bikini e mojito, in una delle scene più trash mai regalateci dalla politica italiana, Salvini “toglie” la fiducia a Conte.

Fra virgolette, perché la Lega non presenterà mai formalmente la sfiducia che, peraltro, non viene mai votata. Salvini si fa arrogante e chiede “elezioni anticipate per avere pieni poteri”.

Zingaretti dichiara che il PD è pronto ad andare ad elezioni (anche se nessuno ha ancora sfiduciato Conte), ma la paura (di perdere seggi) fa novanta e un fronte inedito fatto di Franceschi, Boccia e Renzi – cavalcando la nevrosi popolare – comincia a lavorare per una nuova maggioranza con i 5 Stelle.

Casaleggio ci pensa, ma alla fine accetta perché stare al governo è meglio che non starci (e perdere seggi). Salvini si accorge che rischia di trovarsi all’opposizione e prova a tornare sui suoi passi. Troppo tardi: PD e LeU si alleano con il M5S, Conte si dimette e torna immediatamente a Palazzo Chigi.



Quarto trimestre: Conte il miracolato

Alla fine Il miracolato del Papeete diventa proprio il Presidente del Consiglio. Il suo “j’accuse” di 40 minuti a Salvini raccoglie 2,4 milioni di telespettatori (22% di share) e permette agli italiani di dimenticarsi chi ha firmato tutti i decreti salviniani, chi ha appoggiato senza fiatare i “porti chiusi”, chi è responsabile – assieme al 5 Stelle – del Decreto Genova comprensivo di condoni edilizi ad Ischia e di permesso di sversamento dei liquami inquinanti sui terreni agricoli.

Conte è l’anti-Salvini (e ha il beneplacito di Mattarella). Nel 5 Stelle si forma il “partito dei contiani” che si ribellano alle direttive della Casaleggio Associati che comincia a scontrarsi con l’ala movimentista – Paragone/Di Battista – mentre alcuni senatori cominciano a passare alla Lega.

Beppe Grillo, risorto dal torpore, arriva a disconoscere la propria creatura, poi ci pensa su e ritorna all’ovile.

Zingaretti dichiara che Conte “si è dimostrato un buon capo di governo. Autorevole, colto […] ed è oggettivamente un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste”: cosa non si fa per guadagnare qualche seggio in parlamento…

Sull’onda emotiva del nuovo governo, il PD accenna all’alleanza politica con il M5S per le elezioni umbre, ma è un disastro: nella (ex)regione rossa la Lega va al 37%, il PD si ferma al 22,3% e i pentastellati al 7,4%.

Il 5 Stelle fa un passo indietro e il PD perde pezzi. Calena esce, va all’opposizione e fonda Azione. Anche Renzi esce, fonda Italia Viva, ma rimane al governo: entrambi puntano al medesimo elettorato e hanno simboli orribili.


Quarto trimestre: caos politico

Renziani e i piddini trasformano i social in una costante resa dei conti, i calendiani provano a buttarsi nella mischia, ma ancora nessuno ha capito cosa voglia fare Calenda.

Salvini ci regala l’ultima trashata: si avvicinano le elezioni in Emilia-Romagna e lui si presenta in giro da vero uomo di sinistra anni 70: con giacca a coste e lupetto.

Aumenta il numero dei migranti italiani.

Il Governo approva la Legge di Bilancio ed evita, per quest’anno, per i prossimi chissà, l’aumento dell’IVA a deficit. Sempre a deficit rifinanzia ogni aspetto della Manovra del Popolo e poco altro. Ci sarebbero anche imposte per 5,3 mld di euro, ma non si può dire perché il nuovo refrain della politica italiana è “non dire nulla e non fare nulla, perché porta voti a Salvini”.

Seguendo questa parola d’ordine, il Ministro dell’Interno Lamorgese – per pochi mesi “l’anti-Salvini” continua a non concedere porti sicuri alle navi delle ONG e il governo non tocca i decreti sicurezza. In Europa raggiungiamo un accordo sulla redistribuzione dei migranti, ma sempre il governo si dimentica di includere nel summit anche Bulgaria, Cipro, Grecia e Spagna e l’intesa salta.

Però per 10 giorni è stato in vita e questo basta per inneggiare al “cambiamento”.


Quarto trimestre: il mercato è male

A furia di cambiare l’accordo raggiunto nel 2018 togliendo e rimettendo lo scudo penale, ArcelorMittal decide di sfilarsi dall’accordo su Ilva. Il governo – parole di Boccia, Conte e Patuanelli – decide che questo è un fallimento del e si prepara ad entrare nell’acciaieria come azionista. Idem per Alitalia.

La colpa è del mercato, del capitalismo, del consumismo e poco importa se i problemi di Ilva e Alitalia sono iniziati proprio mentre la gestione era pubblica.

Il mercato è IL MALE, tranne quando c’entrano i cinesi: a dicembre il governo da il via libera allo sviluppo della rete 5G da parte di Huaweii, azienda controllata direttamente dal governo cinese e sulla cui sicurezza della tecnologia utilizzata rimangono molti dubbi.


Il resto è cronaca di una nevrosi. Le elezioni in Emilia-Romagna sono lo spartiacque sia per il M5S che per il PD e proprio a Bologna nasce il nuovo movimento di protesta, le Sardine, che in breve prendono piede in tutta Italia.

Lo scrivo di cuore e senza intenzione di offendere chicchesia: va tutto molto bene, ma al paese serve anche una vera politica o almeno un po’ di impegno culturale per cambiare, piano piano, lo status quo di una società totalmente contorta su sé stessa.

Bene l’antifascismo, bene l’anti-Salvinismo, ma noi tutti, Sardine comprese, meritiamo di più.

Buon 2020.


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