Among the Believers: le lacerazioni fra religiosi, scuole coraniche e società civile in Pakistan – CO – Reloaded del 24-1-2017

 Abdul Aziz Ghazi, Imam della Moschea Rossa nel documentario Among the Believers.

Abdul Aziz Ghazi, Imam della Moschea Rossa nel documentario Among the Believers.

“La Democrazia ha fallito. I dittatori hanno fallito. Ora c’è un vuoto e qualcuno deve riempirlo” queste le parole che accompagnano Among the Believers, documentario prodotto e girato in Pakistan che esplora le lacerazioni di questo paese immenso e culturalmente ricco, diviso fra società civile e mondo religioso.

C‘è stato un tempo, molto meno lontano di quanto sembri, in cui USA e Arabia Saudita sostenevano, con denaro, armi e attrezzature, formazioni para-istituzionali in Pakistan, con lo scopo di contrastare l’Unione Sovietica nella lotta per il controllo dell’Asia Centrale. Fra queste, la Mosche Rossa di Islamabad che propone una versione sui generis di Islam politico e guerrigliero di derivazione sunnita, e il cui capo, il carismatico Abdul Aziz Ghazi, ha sostenuto e sostiene il movimento dei Taliban, Osama bin Laden e ISIS.

Il documentario di co-produzione “Among the Believers” volge lo sguardo all’interno di questa realtà e agli insegnamenti di Aziz Ghazi, mostrando l’impatto distruttivo e violento che produce sulla società pakistana, tanto per le sue azioni quanto per l’esercizio di una manipolazione subdola delle menti più giovani attraverso la sua rete di madrase – scuole di ispirazione religiosa in cui l’educazione è rigida e dogmatica (è interessante a tal proposito il fatto che gli scolari – per loro esplicita ammissione – non sanno il significato dei versi del Corano, che imparano a memoria nella versione originale araba). Fanno capo alla Moschea Rossa tra le 35000 e le 40000 madrase (ma prima della guerra in Afghanistan erano solo 6000 circa), che forniscono gratis ai propri alunni cibo, alloggio, medicine e indumenti, ma soprattutto una forma di istruzione – basata sui sermoni dell’Imam – che scade nell’indottrinamento più rozzo.

 

Gli autori e registi di “Among the Believers” scelgono come perno della narrazione le esperienze di due bambini, volti concreti del futuro di un paese, nonché espressione di una vitalità radicale, il cui destino oscillerà tra lo scontro con il cinismo e l’ambizione e l’incontro con la solidarietà e la condivisione. La piccola Zarina e il suo coetaneo Talha hanno avuto la sventura di nascere nel posto sbagliato, in un contesto che non garantisce tutele per l’infanzia o per i più deboli, e in cui le istituzioni politiche latitano o sono inerti.

Per entrambi entrare nella madrasa, dopo averne valutati i vantaggi concreti e i limiti, significa trovare una soluzione alla condizione di miseria profonda in cui versano le rispettive famiglie di origine. Per anni la forza della Moschea Rossa si è basata, infatti, anche sull’apparenza: i suoi istituti sembrano, per coloro che li conoscono solo superficialmente e dall’esterno, comuni scuole religiose, nelle quali l’accesso, il vitto, l’alloggio e i beni essenziali rimangono gratuiti. Non appena i due bambini comprendono la realtà effettiva della madrasa, reagiscono, tuttavia, in modi diversi: Zarina riesce a fuggire e accedere ad una scuola ordinaria fondata da volontari di una ONG, mentre Talha rimane affascinato dagli insegnamenti degli estremisti e aspira a diventare mujahid, protagonista di un qualche tipo di Jihad.

Ho incontrato persone di cui non immaginavo l‘esistenza, per scovare tra i loro sogni un briciolo di speranza da dare a te. E ormai ho messo insieme almeno un migliaio di motivi inoppugnabili per vivere. Adesso sono convinta che se qualcuno è senza gambe e non diventa campione di corsa, la colpa è sua.

— da “Viaggio a Kandahar” (2001), di Mohsen Makhmalbaf

A nessuno dei due arriderà una sorte felice. Di Talha, pur ancora bambino, gli autori hanno perso le tracce, e il rischio per lui è che si trovi coinvolto negli scontri tra movimenti civili e fanatici religiosi, ma soprattutto tra forze governative e milizie della Moschea Rossa, che sfociano spesso in vere azioni di guerriglia dagli esiti violenti e drammatici. L’educazione di Zarina verrà intanto fermata dai frequenti attacchi dei Taliban al sistema di educazione non in linea con le dottrine dei Taliban, come la terribile strage della scuola militare pubblica di Peshawar del 16 dicembre 2014, in cui morirono 145 persone fra cui 132 bambini fra i 10 e i 18 anni, un massacro che lo stesso Aziz Ghazi ha tentato di giustificare, creando nella società pakistana la violenta richiesta del suo arresto. Proprio in seguito ad attacchi come questo la scuola di Zarina è stata costretta a chiudere: troppi i rischi per insegnati e bambini.

Il grande pregio che va riconosciuto ad “Among the Believers” è la capacità di raccontare in modo chiaro e coinvolgente le complessità attuali di un paese. È un peccato constatare che la narrazione filmica sia un po’ disorganica, sfilacciata, con pesanti lacune nei contenuti, soprattutto negli approfondimenti dei fenomeni e delle dinamiche chiave, che vengono penalizzati a vantaggio di episodi di cronaca che poco aggiungono al messaggio complessivo.


Among the Believers

Regia: Hemal Trivedi / Mohammed Naqvi

Anno: 2015

Prodotto da: Hemal Trivedi, Jonathan Goodman Levit

Sito Ufficiale


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