Islam e Pakistan: le madrase e la società civile di Among the Believers

“La Democrazia ha fallito. I dittatori hanno fallito. Ora c’è un vuoto e qualcuno deve riempirlo”

C‘è stato un tempo, molto meno lontano di quanto sembri, quello della Guerra Fredda e del mondo diviso in due blocchi, in cui USA e Arabia Saudita sostenevano, con denaro, armi e attrezzature, formazioni para-istituzionali in Pakistan, con lo scopo di contrastare l’Unione Sovietica nella lotta per il controllo dell’Asia Centrale. Una necessità, quella di usare il Pakistan come basse per complesse proxi-war nei paesi vicini i cui effetti sono ancora visibili oggi.

Fra questi hub, la Mosche Rossa di Islamabad che propone una versione sui generis di Islam politico e guerrigliero di derivazione sunnita, e il cui capo, il carismatico Abdul Aziz Ghazi, ha sostenuto e sostiene il movimento dei Taliban, al-Qaeda e, più recentemente, l’ISIS.


Aziz Ghazi e l’Islam

Il documentario “Among the Believers” volge lo sguardo all’interno di questa realtà e agli insegnamenti di Aziz Ghazi. Ne mostra l’impatto distruttivo e violento che produce sulla società pakistana, tanto per le sue azioni dirette quanto, soprattutto per la manipolazione delle menti più giovani.

Il focus è sulla sua vasta rete di madrase  – scuole di ispirazione religiosa in cui l’educazione è rigida e dogmatica – che fanno a capo ad Aziz Ghazi. Un network fra le 35.000 e le 40.000 scuole (ma prima della guerra in Afghanistan erano solo 6000 circa), che forniscono gratis ai propri alunni cibo, alloggio, medicine e indumenti, ma soprattutto una forma di istruzione – basata sui sermoni dell’Imam – che scade nell’indottrinamento più rozzo.

Come ammettono gli stessi scolari, infatti  qui non si impara il significato dei versi del Corano, ma lo si manda a memoria nella versione originale araba. L’interpretazione viene lasciata alle parole dell’Imam (una forma di analfabetismo funzionale non dissimile da esperienze occidentali, ma mi taccio, ndr).


This is Retro


Believers of Jihad

Per raccontare questa storia, “Among the Believers” si incardina attorno alle esperienze di due bambini, il cui destino, esemplare, si sconterà con il cinismo della comunità, l’ambizione degli imam in un percorso in cui gli “avversari” sono la solidarietà e la condivisione. La piccola Zarina e il suo coetaneo Talha, infatti, hanno avuto la sventura di nascere nel posto sbagliato, in un contesto che non garantisce tutele per l’infanzia o per i più deboli, e in cui le istituzioni politiche latitano o sono inerti.

Per entrambi entrare nella madrasa, dopo averne valutati i vantaggi concreti e i limiti, significa trovare una soluzione alla condizione di miseria profonda in cui versano le rispettive famiglie di origine. Per anni la forza della Moschea Rossa si è basata, infatti, anche sull’apparenza: i suoi istituti sembrano, per coloro che li conoscono solo superficialmente e dall’esterno, comuni scuole religiose, nelle quali l’accesso, il vitto, l’alloggio e i beni essenziali rimangono gratuiti.

Non appena i due comprenderanno la realtà effettiva della madrasa, reagiranno in modi diversi: Zarina riesce a fuggire e accedere ad una scuola ordinaria fondata da volontari di una ONG, mentre Talha rimane affascinato dagli insegnamenti degli estremisti e aspira a diventare mujahid, protagonista di un qualche tipo di Jihad.



La vita ai tempi del fondamentalismo

A nessuno dei due arriderà una sorte felice. Talha, pur ancora bambino, è sparito e il rischio per lui è che si trovi coinvolto negli scontri tra Stato e milizie della Moschea rossa, o fra quest’ultimi e forze laiche, in quelle che sono veri e propri episodi di guerriglia urbana.

Zarina, invece, si troverà coinvolta dai frequenti attacchi dei Taliban al sistema di educazione “non religioso” sia esso statale o non-governativo. Come la terribile strage della scuola militare pubblica di Peshawar del 16 dicembre 2014, in cui morirono 145 persone fra cui 132 bambini fra i 10 e i 18 anni. Un massacro che lo stesso Aziz Ghazi ha tentato di giustificare, creando nella società pakistana la violenta richiesta del suo arresto.

Proprio in seguito ad attacchi come questo la scuola di Zarina è stata costretta a chiudere: troppi i rischi per insegnati e bambini.

Il grande pregio che va riconosciuto ad “Among the Believers” è la capacità di raccontare in modo chiaro e coinvolgente le complessità attuali di un paese. È un peccato constatare che la narrazione filmica sia un po’ disorganica, sfilacciata, con pesanti lacune nei contenuti, soprattutto negli approfondimenti dei fenomeni e delle dinamiche chiave, che vengono penalizzati a vantaggio di episodi di cronaca che poco aggiungono al messaggio complessivo.

In ogni caso un film che permette di capire, a chi guarda all’Islam come uno strano monolite preistorico, le diverse sfaccettature che lo compongono



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