Alle urne: Germania, Kurdistan e Francia al voto – Il Caffè della Domenica del 24-9-2017

 La Cancelliera Angela Merkel, l'unica favorita per la cancelleria tedesca a colloquio con il suo rivale, il socialdemocratico Martin Schulz. Foto:  European Parliament  Licenza:  CC 2.0

La Cancelliera Angela Merkel, l’unica favorita per la cancelleria tedesca a colloquio con il suo rivale, il socialdemocratico Martin Schulz. Foto:  European Parliament  Licenza:  CC 2.0

La rassegna stampa. Nel giro di 48 ore si vota in Germania (rinnovo del parlamento), in Kurdistan (indipendenza) e i Francia (rinnovo del Senato). Non dimentichiamo, inoltre la proposta di Theresa May sulla Brexit e l’ascesa di Luigi Di Maio nel M5S.

Le elezioni tedesche

Oggi, domenica 24 settembre, la Germania si reca alle urne per rinnovare il proprio parlamento. Il risultato sembra scontato.

Secondo gli ultimi sondaggi (datati 22 settembre), infatti, l’alleanza cristiano-democratica CDU/CSU guidata dall’attuale Cancelliera Angela Merkel dovrebbe attestarsi fra il 34 ed il 37 percento, i socialdemocratici della SPD del suo rivale Martin Schulz fra il 20 ed il 22. Seguono i partiti minori, fondamentali per capire l’alleanza di governo. Per prima l’estrema destra populista ed anti-europeista della AfD, stimata fra il 10 ed il 13, i liberali della FDP fra il 9 e l’11, la sinistra della Linke fra il 9 ed il 10.

Chiude il gruppo il partito dei Verdi, possibile terza gamba di un alleanza di governo CDU/CSU e FDP, stimato fra il 7 e l’8 percento.

Al di là dei numeri, l’attenzione degli osservatori andrà a due dati,:il numero reale di seggi della possibile maggioranza, ed il risultato dell’estrema destra spinta, soprattutto, dai Laender orientali, e più poveri, della Germania.

Secondo il sistema tedesco, l’elettore esprimerà due voti. Il primo uninominale a maggioranza semplice (50% dei seggi) ed il secondo proporzionale con sbarramento al 5%. Il doppio voto ha già reso possibile, in passato, che il numero effettivo degli eletti al Bundestag da parte dei singoli partiti possa esser superiore al proprio dato proporzionale. Normalmente, questo accade per i partiti vincitori, come il caso della CDU/CSU quattro anni fa.

Le urne si chiuderanno in serata.

Da leggere:

La certezza Merkel ed il futuro della Germania ad un mese dalle elezioni – il Caffè del 18-8-2017

Immigrazione, Europa, investimenti: la ricetta Schulz per (ri)conquistare la Germania – il Caffè del 26-7-2017

Le sorti del Kurdistan – L’Europa del futuro e la Germania di oggi – il Caffè della Domenica del 17-9-2017


 Il Presidente del Kurdistan Iracheno Mass'ud Barzani. Foto: Getty Images

Il Presidente del Kurdistan Iracheno Mass’ud Barzani. Foto: Getty Images

Il Kurdistan al voto

Nonostante il blocco al voto imposto dalla Corte Suprema di Baghdad al governo regionale di Erbil, il 25 settembre il Kurdistan iracheno – regione autonoma dell’Iraq – si recherà alle urne per decidere sulla propria indipendenza per quello che potrebbe diventare, nel tempo, il primo vero atto di autodeterminazione post-coloniale del Medio-Oriente.

Al di là dei paragoni con la contemporanea situazione catalana, il Referendum non sancirebbe l’immediata secessione della regione dalla federazione irachena, ma, come ha sottolineato lo stesso governo del Presidente Mass’ud Barzani, l’inizio di un processo diplomatico da concordare con Baghdad. L’obiettivo rimarrebbe, comunque, la separazione entro 5 anni.

Forti le pressioni internazionali sul governo di Erbil per lo stop al referendum. Alle minacce dell’Iran – “non potremmo fermare le milizie sciite del sud” – e della Turchia – “chi minaccia la sicurezza interna della Turchia ne pagherà le conseguenze” – si sono uniti gli appelli alla diplomazia provenienti da USA, Arabia Saudita e UE. Solo Israele e, in tempi meno recenti, la Russia si sono espressi chiaramente a favore del referendum. 

Da leggere:

– La prova del nove: il Medio-Oriente di fronte al Kurdistan – CO Reloaded del 21-9-2017

– Fra referendum ed indipendenza, il Kurdistan come specchio del futuro Medio-Oriente – CO Reloaded del 29-8-2017

– Turchia, un anno dopo: il futuro di un paese diviso – CO Reloaded del 13-7-2017

– Le sorti del Kurdistan – L’Europa del futuro e la Germania di oggi – il Caffè della Domenica del 17-9-2017


La citazione della settimana:

La necessità che il popolo britannico sente di avere il controllo del proprio destino è la ragione per cui non ci siamo mai veramente sentiti a casa nell’Unione Europea.

— Theresa May

E se alla fine la Brexit non ci fosse più?

Venerdì,  il Primo Ministro britannico Theresa May, nel corso di un intervento a Firenze, ha chiesto ufficialmente all’Europa un “periodo di transizione” post Brexit (Maggio 2019) che favorisca l’applicazione delle nuove norme senza traumi per l’economia e la popolazione. 

Durante questo periodo, stimato fra i 2 e i 5 anni, rimarrebbero vigenti in Gran Bretagna le norme europee, tutte tranne una: la libera circolazione dei cittadini UE.

Nei fatti, Theresa May propone una dilatazione dei tempi con il mantenimento dei vantaggi – e doveri – proveniente dall’essere paese membro, senza la libera circolazione (uno dei punti fermi dei Brexiters) e potere decisionale del paese nell’Unione. Si tratterebbe di una vera e propria Finta-Brexit in cui, a cambiare, sarebbe solo lo “status” giuridico della Gran Bretagna, ma non quello ufficioso. 

Le reazioni da Bruxelles sono state interlocutori e tese a sottolineare la volontà della UE di aspettare, da Londra, proposte concrete oltre che parole.

Ma come interpretare la proposta May? Un estremo tentativo del governo britannico di uscire dalle secche negoziali? O quello di posticipare il più possibile una Brexit che appare sempre più incerta?

Quello che rimane è la sensazione che a Londra non abbia un piano di azione sul come procedere per l’uscita dall’Unione e che in questo quadro,  Theresa May stia provando a giocarsi l’ultima carta, appellandosi a quella parte d’Europa che vorrebbe revocare la Brexit.

Da leggere:

– Brexit? Abbiamo scherzato: Theresa May e la Fake Brexit – il Caffè del 23-9-2017

– Limiti legati al reddito, il piano May per la migrazione dall’Europa – Il dibattito politico in Europa – La Nord Corea – il Ristretto del 6-9-2017

– La sconfitta di Theresa May e della Hard-Brexit – il Caffè del 9-6-2017


Il primo test di Macron

Semi-nascosta dalle elezioni tedesche, domenica 24 settembre si terranno in Francia le elezioni per il rinnovo di metà del Senato repubblicano.

Nell’ordinamento francese, il Senato sarebbe una “camera territoriale” senza funzioni propriamente legislative, ma garante del corretto funzionamento di quest’ultimo controllando la promulgazione delle leggi.

Per “La Republique en marche” ed il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron si tratta del primo vero test elettorale successiva all’entrata all’Eliseo e la successiva affermazione in Parlamento. Dopo questa “sbornia” di consenso, il “treno” Macron si è arenato nelle secche delle riforme e di una serie di atteggiamenti personali considerati, dai media e parte della popolazione francese, snob ed elitari

Fra questi la “Riforma del Lavoro” tesa a scardinare il meccanismo della concertazione nazionale, introdurre i contratti locali ed una serie di norme atte a favorire l’occupazione precaria di scopo nell’ambito della “flessibilità lavorativa”. 

In concreto, la tornata elettorale viene considerata in Francia come “minore”, ma rischia di essere un interessante barometro per capire, al di là dei sondaggi, il vero feeling dei francesi rispetto al loro nuovo governo.

Per approfondimenti:

– sul Senato e sull’importanza della votazione: Le Monde


  La foto della settimana:  Luigi Di Maio in mezzo agli altri due vice-Presidenti della Camera, l'esponente del PD Giacchetti e quello di Forza Italia, Baldelli. Foto:  Camera dei deputati  Licenza:  CC 2.0

La foto della settimana:  Luigi Di Maio in mezzo agli altri due vice-Presidenti della Camera, l’esponente del PD Giacchetti e quello di Forza Italia, Baldelli. Foto:  Camera dei deputati  Licenza:  CC 2.0

Il candidato “premier”: Luigi Di Maio

Con la quasi totale maggioranza dei 37.000 votanti sui150.000 aventi diritto, Luigi di Maio è diventato il primo candidato Premier del Movimento 5 Stelle nonché, visto il ritiro per età del fondatore/garante/guida Beppe Grillo, anche il vero “leader” del Movimento.

Al di là delle dichiarazioni, il nuovo leader del M5S dovrà redarre (o supervisionare dalla rete) un programma elettorale. Per ora, rimane la sua volontà di ispirarsi, per la riforma del paese, al modello Rajoy del 2012, ovvero “andare contro la supremazia tedesca” per attuare un serio programma di riforme.

Il problema? Che Mariano Rajoy, Primo Ministro spagnolo, nel 2012 compì il “miracolo” di salvare la Spagna dal tracollo avviandola alla ripresa economica applicando le riforme consigliate da Bruxelles e dalla Germania: flessibilità, riduzione della spesa pubblica e del sistema previdenziale. 

Da leggere:

– Rajoy e Di Maio: quell’irresistibile voglia di Germania mascherata di rivoluzione – l’Opinione del 19-9-2017

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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